Programma Gol delibera ANPAL

Programma Gol: delibera Anpal ridisegna il quadro operativo dei servizi di politica attiva del lavoro

Nuovi strumenti per la profilazione quantitativa e qualitativa nell’attuazione dell’assessment, standard dei servizi e costi standard

Un nuovo quadro operativo dei servizi di politica attiva del lavoro che sarà attuato nell’ambito di Garanzia di occupabilità dei Lavoratori – GOL, il programma di riforma finanziato dal Pnrr: è quello ridisegnato con la delibera del Commissario straordinario di Anpal che modifica sostanzialmente, sostituendola, la strumentazione finora in vigore e in particolare i seguenti documenti:

  • Strumenti per l’attuazione dell’assessment – profilazione quantitativa;
    Strumenti per l’attuazione dell’assessment – profilazione qualitativa;
    Standard dei servizi di Gol e relative unità di costo standard.
    Relativamente alla cosiddetta “profilazione quantitativa”, il nuovo sistema consente agli operatori dei centri per l’impiego di valutare il livello di occupabilità degli utenti, sfruttando pienamente gli archivi di dati amministrativi, da un lato alimentati dalla persona stessa all’atto della registrazione quale disoccupata (Did), dall’altro comunicati dal datore di lavoro all’atto dell’attivazione o della cessazione di un posto di lavoro.

In tal modo è stimabile, in maniera molto più accurata rispetto al passato, la probabilità di trovare occupazione entro una certa data, ed è quindi possibile definire più efficacemente, al fine della personalizzazione degli interventi, la distanza dal mercato del lavoro.

Le indicazioni che provengono dalla profilazione quantitativa vengono arricchite e approfondite dagli operatori dei centri per l’impiego attraverso l’interazione con gli utenti, nella successiva fase di valutazione qualitativa (assessment). Questa seconda fase è finalizzata a far emerge i bisogni delle persone in termini di accompagnamento alla ricerca di lavoro oppure di aggiornamento/riqualificazione delle competenze o di supporto da parte della rete dei servizi territoriali (ad es. socio-sanitari o di conciliazione).

L’operatore ha così modo di svolgere una valutazione professionale relativa a dimensioni quali: coerenza tra aspettative, esperienze pregresse e competenze; disponibilità verso la formazione e la crescita professionale; disponibilità alla mobilità territoriale; attivazione ed efficacia nella ricerca di lavoro, ecc. Nel caso in cui emergano criticità, l’operatore effettuerà un’analisi più approfondita per migliorare la presa in carico. Sulla base dell’assessment, l’utente stipula il patto di servizio e viene indirizzato a uno dei percorsi previsti dal programma Gol, a seconda della distanza dal mercato del lavoro:

Percorso di reinserimento lavorativo;
Percorso di aggiornamento (upskilling);
Percorso di riqualificazione (reskilling);
Percorso lavoro e inclusione.

La delibera Anpal, inoltre, aggiorna gli standard di servizio che devono essere garantiti a tutti i beneficiari di Gol sull’intero territorio nazionale, nell’ambito dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di politiche attive del lavoro, e precisa anche le unità di costo standard. Il programma, quindi, già da subito adotta nuovi standard di misura – in particolare nella durata delle prestazioni – che aggiornano quanto previsto nella Garanzia Giovani agli obiettivi di Gol e alle nuove platee di destinatari: non solo giovani neet, ma anche e soprattutto disoccupati, beneficiari del reddito di cittadinanza e lavoratori in transizione.

“Dopo l’approvazione dei piani attuativi regionali avvenuta nei tempi previsti, un altro importante traguardo è raggiunto con la delibera Anpal appena adottata – dichiara il Commissario straordinario dell’Agenzia, Raffaele Tangorra – Con la documentazione approvata, frutto di intenso lavoro con le Regioni e le Province autonome, si ridefiniscono interamente le modalità di presa in carico di chi si rivolge ai servizi per il lavoro, al fine di creare le condizioni per una personalizzazione dei servizi. Sono corrispondentemente modificati gli standard delle misure e dei servizi di politica attiva del lavoro anche per favorire la partecipazione del sistema privato a sostegno delle persone più fragili”.

Delibera del Commissario straordinario n. 5 del 9 maggio 2022
Allegato A – Strumenti per l’attuazione dell’assessment – Profilazione quantitativa;
Allegato B – Strumenti per l’attuazione dell’assessment – Profilazione qualitativa;
Allegato C – Standard dei servizi di GOL e relative unità di costo standard.

Fondo nuove competenze 2022

Decreto milleproroghe e Decreto energia ampliano l’operatività delle agevolazioni per la formazione dei lavoratori Fondo Nuove competenze. Ma manca il decreto attuativo

Allargata la platea delle aziende che possono beneficiarne ampliarsi in seguito al varo del D.L. energia1 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il primo marzo scorso.

Il decreto energia, pensato per introdurre misure urgenti per il contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi nel settore elettrico e del gas naturale, all’articolo 24 dal titolo ‘Disposizioni in materia di Fondo Nuove Competenze’, prevede infatti che possano usufruire dell’FNC anche quelle aziende che abbiano sottoscritto accordi di sviluppo per progetti di investimento strategico.

In base a questa previsione normativa, possono essere concesse agevolazioni alle imprese:

  • con particolare riguardo a quelle che operano in settori ad alta intensità energetica;
    per la realizzazione di investimenti per l’efficientamento energetico;
    per il riutilizzo per impieghi produttivi di materie prime e di materie

Prorogato anche per il 2022, il Fondo nuove competenze è uno strumento prezioso (e gratuito) per le aziende che intendono investire nell’upskilling e nel reskilling dei propri dipendenti.

Si tratta di un provvedimento finalizzato a incentivare la ripresa lavorativa ed economica del Paese in seguito allo scoppio della pandemia.

In particolare, esso prevede di destinare parte delle ore lavorative alla formazione dei dipendenti sulla base a quanto stabilito da accordi collettivi di rimodulazione dell’orario di lavoro, finanziando le ore di formazione proprio attraverso i contributi messi a disposizione dal Fondo.

Nel rinnovare questa misura (già attiva lo scorso anno) anche per il 2022, il decreto ha stabilito:

  • uno stanziamento di 500 milioni di euro per i nuovi bandi, nel corso dei prossimi due anni
    uno stanziamento di 200 milioni di euro utilizzabile invece per finanziare i progetti presentati lo scorso anno ma non accolti a causa dell’esaurimento dei fondi

E’ stata resa nota anche la previsione di un nuovo avviso da parte di Anpal per un ulteriore miliardo di euro da destinare all’FNC, che, come ha spiegato il Ministro del Lavoro, “finanzierà nuove progettualità sulla base di un decreto interministeriale, per rendere il Fondo Nuove Competenze sempre più utile alle aziende e ai lavoratori”.

È un fondo pubblico cofinanziato dal Fondo sociale europeo, nato per contrastare gli effetti economici dell’epidemia Covid-19.
Permette alle imprese di adeguare le competenze dei lavoratori, destinando parte dell’orario alla formazione

PREVISIONI DEI FABBISOGNI OCCUPAZIONALI E PROFESSIONALI IN ITALIA

Il Sistema Informativo Excelsior – realizzato da Unioncamere e dall’ANPAL – si colloca tra le maggiori fonti disponibili in Italia sui temi del mercato del lavoro.

Excelsior informa. Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine 2022-2026

Sistema informativo Excelsior, promosso da Unioncamere ed ANPAL. Con un campo di osservazione esteso a tutti gli occupati dell’intera economia, l’analisi riportata nel presente documento considera l’attuale contesto socio-economico caratterizzato tra almeno tre grandi transizioni: quella digitale, quella ambientale e quella demografica.

Si tratta di trasformazioni i cui effetti saranno visibili anche sul mercato del lavoro, con la creazione di nuove occupazioni e diverse figure professionali. Applicando quindi un modello previsivo che fornisce l’evoluzione dello stock degli occupati medi annui per ciascun settore fini al 2026, emergono due possibili scenari, il primo dei quali che prevede una crescita economica del 4,7% nel 2022, del 2,8% nel 2023 e dell’1,9% nel 2024, grazie ad un impiego efficiente delle risorse europee che porterebbero l’economia italiana a crescere ad un tasso tendenziale sensibilmente superiore alla media degli ultimi anni;

il secondo scenario ipotizza nel 2022 una ripresa con un tasso di crescita del PIL del 4,2% e per gli anni successivi si prevede un ritorno a un sentiero di crescita tendenziale meno sostenuto. Ne consegue una previsione di crescita dello stock occupazionale per effetto dell’espansione economica tra il 2022 e il 2026 compresa tra 1,3 milioni e 1,7 milioni a seconda dello scenario considerato.

La crescita del settore privato varia tra 945 mila e 1,3 milioni di persone nel quinquennio, mentre il lavoro autonomo dovrebbe aumentare tra 305 mila e 418 mila occupati. Da punto di vista territoriale, la crescita dello stock di occupati nel Nord-Ovest costituisce il 40% circa del totale nazionale.

Per quanto concerne la Pubblica amministrazione, il fabbisogno complessivo nel periodo di riferimento è stimato in 770 mila unità, con il 94% determinato dalla componente di sostituzione. Per quanto riguarda le caratteristiche del fabbisogno per professioni, quelle specializzate e tecniche dovrebbero costituire la quota più elevata del totale (40%), con la domanda di profili intermedi diretta a coprire circa un terzo del fabbisogno complessivo. Relativamente al fabbisogno di laureati, la previsione è di 1,2 milioni di persone, espresso nel 60% dei casi dal settore privato e per la restante parte da quello pubblico.

Le analisi sul mercato del lavoro nel medio periodo devono considerare l’attuale contesto socioeconomico, caratterizzato da almeno tre grandi transizioni già in atto e in sinergia tra loro: la transizione digitale, la transizione ambientale e la transizione demografica. Si tratta di trasformazioni che influenzeranno profondamente la società sotto diversi aspetti e, soprattutto, la struttura occupazionale nel prossimo futuro.

Come è stato spesso messo in evidenza, gli effetti della rivoluzione digitale sul mercato del lavoro impatteranno lungo due dimensioni.

Il primo è il cosiddetto margine estensivo che opera attraverso la distruzione di alcune occupazioni e la creazione di nuovi lavori: le nuove tecnologie, infatti, soppiantano molti lavori routinari, semplici o complessi, e al tempo stesso creano il fabbisogno di nuove figure professionali.

Il secondo è il cosiddetto margine intensivo, che opera attraverso il cambiamento delle competenze necessarie nelle professioni. Mentre la prima dimensione riguarda in particolare alcune professioni a media qualifica, la seconda dimensione riguarda tutte le professioni e avrà un impatto molto più profondo e rilevante. Le professioni del futuro saranno più complesse, le competenze richieste per svolgere queste professioni saranno altrettanto complesse e variegate.

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Decreto 17 Febbraio 2022

Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 17 febbraio 2022, n. 28

“Direttiva generale per l’azione amministrativa e la gestione per l’anno 2022”. La Direttiva di cui si tratta è adottata congiuntamente al Piano della Performance del Ministero del Lavoro, nelle more dell’adozione del Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO). Sono esplicitate le linee di azione e gli obiettivi strategici ed operativi in capo ai Dirigenti di primo livello del MLPS, da svilupparsi nel corso del 2022, evidenziando tra l’altro: attuazione della riforma del sistema degli ammortizzatori sociali (in un’ottica universalistica); rafforzamento dei Centri per l’impiego, della qualità dei Servizi per il lavoro e del sistema delle politiche attive del lavoro (integrate con quelle sociali); rafforzamento delle politiche di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali; innalzamento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e riduzione del gap di genere; attenzione alle nuove tipologie contrattuali e alle nuove forme di lavori atipici; miglioramento del legame tra le politiche industriali e quelle di integrazione salariale; prosecuzione dell’implementazione del Reddito di cittadinanza (RdC); implementazione delle nuove modalità di organizzazione del lavoro.

Nello specificare che il Segretariato generale svolge la funzione di coordinamento e di continuità amministrativa, sono declinati i compiti di ciascuna delle 10 Direzioni Generali del MLPS. Con riferimento alla DG delle politiche attive del lavoro, di nuova istituzione, compito è di fornire supporto per l’individuazione delle linee di indirizzo delle politiche attive del lavoro. Provvede inoltre al monitoraggio e all’elaborazione dei dati relativi alle politiche occupazionali, nonché garantisce l’azione di consolidamento dell’offerta di istruzione e formazione professionale (IeFP) tranmite il potenziamento dell’apprendistato duale. Assicura il supporto nella definizione dei LEP, curando altresì la definizione delle linee guida in materia di collocamento mirato. Garantisce quindi la gestione delle risorse destinate ad ANPAL e alle Regioni per il concorso alle spese di funzionamento dei Centri per l’impiego. Da ultimo, coordina la materia degli incentivi all’occupazione e svolge le funzioni di autorità di audit dei Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE), per i Programmi Operativi del Ministero del Lavoro e dell’ANPAL.


La Direzione generale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro di nuova istituzione, con il compito specifico di vigilare e monitorare l’attuazione, nei luoghi di lavoro, della disciplina sulla sicurezza e salute dei lavoratori, coadiuverà il Segretariato generale nella vigilanza sull’Ispettorato nazionale del lavoro, nonché nella promozione e diffusione degli strumenti di prevenzione e le buone prassi in materia di prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali.

Assicurerà il funzionamento della Commissione consultiva permanente per la salute e la sicurezza sul lavoro e gestirà il trasferimento agli enti previdenziali delle risorse finanziarie in materia di infortuni sul lavoro e malattie professionali.

In coerenza con l’obiettivo di rafforzamento delle tutele e dei diritti dei lavoratori, curerà la promozione e attuazione delle politiche e della disciplina per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro e sostegno alle famiglie delle vittime di infortuni sul lavoro e l’attuazione e l’aggiornamento della legislazione in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, in coerenza con le direttive europee e con le convenzioni dell’OIL.

Assicurerà l’implementazione e studio di norme tecniche, buone prassi e strumenti di supporto alle imprese, in collaborazione con l’INAIL.

Particolare attenzione dovrà quindi essere rivolta dalla nuova direzione generale alla realizzazione ed efficacia operativa del SINP nonché all’implementazione delle attività ispettive da parte dell’Ispettorato nazionale del lavoro, oltre che alla diffusione della cultura della legalità sui luoghi di lavoro.

Assicurerà l’impegno profuso dall’Amministrazione per il lavoro dignitoso e contro il lavoro sommerso, lo sfruttamento e il caporalato, allargando a tutti i settori interessati da questi fenomeni, attività di vigilanza e monitoraggio anche, nello specifico, del “Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato 2020 – 2022”, in sinergia con tutti gli attori che l’hanno adottato. Gestirà il Fondo speciale infortuni e il Fondo vittime gravi infortuni sul lavoro, nonché per le attività promozionali destinate alle piccole e medie imprese e agli istituti di istruzione primaria e secondaria.

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Reddito di cittadinanza nel triennio 2019-2021

È debole l’attaccamento al mercato del lavoro dei beneficiati del reddito di cittadinanza.

L’analisi dell’Inps condotta sui percettori nel trimestre aprile-giugno 2019 ha evidenziato che, su 100 soggetti beneficiari del Rdc, quelli “teoricamente occupabili” sono poco meno di 60, di cui 15 non sono mai stati occupati, 25 lo sono stati in passato, e meno di 20 sono ready to work (hanno posizione contributiva recente, in molti casi NASpI e part-time).

È una delle evidenze più significative del paper “I primi tre anni di reddito e pensione di cittadinanza. Analisi 2019-2021”, che sembra confermare la necessità di ripensare l’istituto come strumento di politica attiva del lavoro, anche in considerazione del suo costo: complessivamente sono stati spesi 18,83 miliardi per finanziare un assegno mensile medio (nel triennio) di 577 euro a 2.559.211 persone nel 2019, oltre 3.521.232 nel 2020 e quasi 3.747.474 mila nel 2021. I nuclei con disabili sono il 20%, quelli monocomponenti il 31%,

L’analisi ha evidenziato che circa il 70% dei nuclei beneficiari nel corso del 2019 ancora fruisce dell’ammortizzatori a fine 2021. Sei nuclei su dieci hanno percepito più di 18 mensilità.

La persistenza dei beneficiari sembra essere legata soprattutto alla nazionalità del richiedente, alla composizione del nucleo, all’area geografica di residenza, a indicatori economici. In particolare, si riscontra che tra i nuclei persistenti è più alta la percentuale di richiedenti italiani e più basso o quasi nullo l’attaccamento al mercato del lavoro.

Uno dei requisiti necessari ai fini dell’erogazione e del mantenimento del beneficio è che l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) sia inferiore a 9.360 euro.

Tale indicatore, ricavato dalla Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) viene verificato al momento della presentazione della domanda e deve persistere per tutta la durata della prestazione, pena decadenza della stessa.

Questo requisito determina una diminuzione a febbraio di ciascun anno del numero dei beneficiari, in quanto una parte degli stessi non risulta più possedere i requisiti al momento della presentazione della nuova DSU.

Un altro momento di “caduta” del numero di beneficiari si ha al termine del ciclo dei 18 mesi (per il Rdc) quando è prevista la sospensione di un mese, al termine della quale è comunque possibile presentare nuovamente la domanda, mantenendo l’ISEE in corso di validità, per ricominciare a percepire il beneficio.

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Fondi Paritetici Interprofessionali ai tempi del Covid

Documento ANPAL

All’inizio del 2021 l’Anpal ha avvertito l’esigenza di intraprendere una ricognizione sulle attività dei Fondi Paritetici Interprofessionali, specie alla luce della crisi profonda che stava investendo il sistema socio-economico e allo stesso tempo con la consapevolezza che tali organismi possano rappresentare uno degli snodi attraverso cui rafforzare il processo di ammodernamento delle imprese italiane.

L’occasione è stata colta anche per comprendere a che punto fossero alcuni cambiamenti implementati negli anni passati e che prendevano avvio anche dal corpus regolamentativo definito in precedenza dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e successivamente dall’Anpal stessa.

In particolare, ci si riferisce ai processi legati alla programmazione della formazione per competenze e i suoi risvolti sull’identificazione, validazione e certificazione delle competenze legate alla formazione finanziata, ma anche alle esperienze di lavoro dei dipendenti e allo stesso tempo alla necessità di mutare obiettivi e temi della formazione aziendale aprendola soprattutto alle nuove traiettorie di sviluppo legate alla sostenibilità economica e sociale.

Rispetto a quest’ultimo aspetto l’attenzione è stata posta alla sintonia tra programmazione e finanziamenti dei temi formativi implementabili dai Fondi Interprofessionali nelle prossime annualità e gli obiettivi contenuti anche nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Entrando nel merito dei temi su cui si è polarizzata la ricognizione, sono stati:

A. Impatto del Covid, con particolare attenzione a:
– le adesioni e sui flussi finanziari;
– il rapporto con le imprese e le esigenze di riprogrammazione, partendo dalla didattica, dai contenuti, dai metodi, dal tema delle disparità/diseguaglianze di accesso alla formazione a distanza e altri temi legati alla programmazione durante il Covid;
– i rapporti con le istituzioni.

B. Prospettive del Fondo nel post pandemia rispetto a:
– azioni a sostegno del Fondo Nuove Competenze;
– programmazione futura dei Fondi in rapporto ai temi e alle opportunità poste dal PNRR.

C. Avanzamento del processo di programmazione per competenze e certificazione.

Su questo impianto concettuale si snoda il lavoro di analisi contenuto in queste pagine.

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Formazione professionali Regime IVA

Con la risoluzione n. 51 del 03 agosto 2021 la Direzione Centrale Grandi Contribuenti dell’Agenzia delle Entrate (AdE) chiarisce che sono esenti da Iva i corsi di formazione professionale svolti da enti accreditati e finanziati dai Fondi Interprofessionali.

Sono stati chiesti chiarimenti alla scrivente in merito al regime IVA applicabile ai servizi di formazione professionale finanziati dal Fondo X, sottoposto alla vigilanza dell’Agenzia nazionale Politiche Attive del Lavoro (in precedenza, del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali), erogati da una società (i.e. Ente di formazione) accreditata presso il medesimo fondo.

Si osserva, in via preliminare, che l’art. 10, primo comma, n. 20) del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 prevede l’applicazione dell’esenzione da IVA, fra l’altro, per «le prestazioni educative dell’infanzia e della gioventù e quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale, rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni (…)».

Al riguardo, con specifico riferimento al trattamento IVA dei corsi di formazione finanziati dal Fondo X, si evidenzia che detto Fondo svolge la propria attività sotto la vigilanza dell’Agenzia nazionale Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), in precedenza del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, trovando la sua fonte normativa attuale nell’articolo 12 del d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276.

Il Fondo, autorizzato all’esercizio delle attività con decreto del predetto Ministero il quale esercitava la vigilanza e controllo sulla gestione dei fondi, attualmente passata all’ANPAL, è finanziato tramite il contributo pari al 4 per cento delle retribuzioni lorde corrisposte ai lavoratori in somministrazione ed ha le seguenti finalità:

– la promozione di percorsi di qualificazione e riqualificazione anche in funzione di continuità di occasioni di impiego;
– la previsione di specifiche misure di carattere previdenziale a favore dei lavoratori somministrati.

L’accreditamento viene richiesto dall’Ente di Formazione che intende svolgere il ruolo di soggetto attuatore nei progetti formativi finanziati dal Fondo, con la responsabilità delle funzioni di «direzione e coordinamento» dei corsi che sono a titolo gratuito e non prevedono quote di alcun genere a carico dei partecipanti.

Tenendo presente le considerazioni sopra esposte, si ritiene, quindi, che ai corsi di formazione professionale svolti dagli enti accreditati e finanziati dal Fondo X con risorse aventi natura pubblica, su richiesta delle Agenzie per il lavoro, debba applicarsi l’esenzione da IVA prevista dall’articolo 10, primo comma, n. 20) del d.P.R. n. 633 del 1972.

Si ritiene integrato, infatti, il requisito del «riconoscimento» in quanto, nel caso di specie, in base alla circolare n. 22 del 2008, sono presenti sia l’accreditamento presso un ente, avente marcati indici di pubblicità, sottoposto alla vigilanza dell’ANPAL, sia il finanziamento con risorse aventi natura pubblica effettuati dal Fondo nei confronti degli Enti di formazione.

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dPR n. 633 del 1972. articolo 10, primo comma, n. 20

Le prestazioni educative dell’infanzia e della gioventu’ e quelle didattiche di ogni genere, anche per la formazione, l’aggiornamento, la riqualificazione e riconversione professionale, rese da istituti o scuole riconosciuti da pubbliche amministrazioni e da enti del Terzo settore di natura non commerciale, comprese le prestazioni relative all’alloggio, al vitto e alla fornitura di libri e materiali didattici, ancorche’ fornite da istituzioni, collegi o pensioni annessi, dipendenti o funzionalmente collegati, nonche’ le lezioni relative a materie scolastiche e universitarie impartite da insegnanti a titolo personale.

Le prestazioni di cui al periodo precedente non comprendono l’insegnamento della guida automobilistica ai fini dell’ottenimento delle patenti di guida per i veicoli delle categorie B e C1; (70) (94) (185) (186a) (187a) (199)