DECRETO-LEGGE 21 settembre 2021, n. 127

DECRETO-LEGGE 21 settembre 2021, n. 127

Misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione dell’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening. (21G00139) (GU Serie Generale n.226 del 21-09-2021 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 22/09/2021.

Per quanto riguarda i i luoghi di lavoro privati, l’art. 3 introduce il nuovo articolo 9-sexies alla Legge 87/2021, che prevede:

a) Obbligo di possedere ed esibire, su richiesta, la Certificazione Verde COVID-19 (cosiddetto Green Pass) per l’accesso ai luoghi di lavoro da parte di chiunque svolga una attività lavorativa, inclusi coloro che svolgono attività di formazione o di volontariato. L’obbligo non si applica a chi è esentato dalla vaccinazione in base ad idonea certificazione rilasciata secondo i criteri definiti con circolare Ministeriale;

b) l’obbligo di verifica del possesso della Certificazione Verde COVID-19 ricade sui datori di lavoro e, per i soggetti esterni che entrano in azienda per svolgervi una attività lavorativa, anche dai rispettivi datori di lavoro;

c) I datori di lavoro, entro il 15 Ottobre, dovranno definire le modalità operative con cui saranno effettuati i controlli, preferibilmente al momento dell’accesso (ad esempio utilizzando l’App Verifica C19) individuando formalmente i soggetti incaricati dell’accertamento delle violazioni. Le sanzioni accertate sono irrogate dal Prefetto, a cui i soggetti incaricati dell’accertamento dovranno trasmetter gli atti.

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Vista la dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanita’ dell’11 marzo 2020, con la quale l’epidemia da COVID-19 e’ stata valutata come «pandemia» in considerazione dei livelli di diffusivita’ e gravita’ raggiunti a livello globale;

Considerato che l’attuale contesto di rischio impone la prosecuzione delle iniziative di carattere straordinario e urgente intraprese al fine di fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettivita’;

Ritenuta la straordinaria necessita’ e urgenza, di estendere l’obbligo di certificazione verde COVID-19 nei luoghi di lavoro pubblici e privati, al fine di garantire la maggiore efficacia delle misure di contenimento del virus SARS-CoV-2, nonche’ di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, prevedendo altresi’ misure volte ad agevolare la somministrazione di test per la rilevazione di antigene SARS-CoV-2 e ad adeguare le previsioni sul rilascio e la durata delle certificazioni verdi COVID-19;

Ritenuta altresi’ la straordinaria necessita’ e urgenza di adottare ulteriori misure di sostegno per il corretto svolgimento di attivita’ sportive, nonche’ di verificare l’andamento dell’epidemia da COVID-19 al fine di adeguare le misure per il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2 nello svolgimento di attivita’ culturali, sportive, sociali e ricreative;

Chiarimenti omessa o tardata denuncia di infortunio

Sanzione amministrativa per omessa o tardata denuncia di infortunio: chiarimenti

La circolare n. 24 del 9 settembre 2021 riepiloga la disciplina prevista dalla normativa vigente in tema di obbligo di denuncia a fini assicurativi per gli infortuni prognosticati non guaribili entro tre giorni ai sensi dell’articolo 53 del d.P.R. 1124 del 1965 e fornisce chiarimenti sul regime sanzionatorio, a seguito di alcune incertezze manifestate dalle strutture territoriali.

L’articolo 53, comma 1, del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, stabilisce che il datore di lavoro deve presentare all’Inail la denuncia per tutti gli infortuni accaduti ai lavoratori che siano prognosticati non guaribili entro tre giorni, indipendentemente da ogni valutazione circa la loro indennizzabilità.

La denuncia dell’infortunio deve essere presentata esclusivamente tramite gli appositi servizi telematici entro due giorni da quello in cui il datore di lavoro ne ha avuto notizia e deve essere corredata dei riferimenti al certificato medico già trasmesso all’Inail dal medico o dalla struttura sanitaria competente al rilascio. Per gli infortuni mortali e gli infortuni per i quali ricorre pericolo di morte, la denuncia deve essere effettuata entro ventiquattro ore dall’infortunio.

I datori di lavoro per gli infortuni accaduti ai lavoratori domestici e ai datori di lavoro non imprenditori per gli infortuni occorsi ai lavoratori occasionali, invece, devono inviare la denuncia tramite Pec alla sede Inail competente, o se sprovvisti di Pec, per posta.

Il giorno iniziale da cui decorre il termine di due giorni per la presentazione della denuncia di infortunio è quello successivo alla data in cui il datore di lavoro ha ricevuto dal lavoratore il numero identificativo del certificato di infortunio trasmesso all’Inail dal medico o dalla struttura sanitaria che presta la prima assistenza, nel quale sono specificati la data di rilascio e i giorni di prognosi.

Per gli infortuni inizialmente prognosticati guaribili entro tre giorni da quello dell’infortunio (franchigie), per i quali la prognosi si prolunga al quarto giorno, il termine per la denuncia decorre dal giorno successivo alla data di ricezione dei riferimenti dell’ulteriore certificazione medica di infortunio che accerta la mancata guarigione nei termini di franchigia.

Dal 1° gennaio 2007, l’importo della sanzione per la violazione dell’articolo 53 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 è da 1.290,00 a 7.745,00 euro.
La violazione dell’obbligo di presentare la denuncia di infortunio rientra nell’ambito di applicazione della diffida obbligatoria di cui all’articolo 13, comma 2, del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124.

In caso di ottemperanza alla diffida il trasgressore o l’eventuale obbligato in solido è ammesso al pagamento della sanzione “minima” di 1.290,00 euro (sanzione nella misura del minimo previsto dalla legge). Il pagamento estingue il procedimento sanzionatorio limitatamente alle inosservanze oggetto di diffida e a condizione dell’effettiva ottemperanza alla diffida stessa.

Gli illeciti oggetto di diffida, qualora il trasgressore o l’obbligato in solido non provvedano alla regolarizzazione e al pagamento della sanzione “minima” entro il termine di quindici giorni, possono essere estinti con il pagamento della sanzione in misura ridotta di 2.580,00 euro, pari al doppio del minimo della sanzione edittale, ai sensi dell’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

Il pagamento deve essere fatto tramite il modello F23 utilizzando i codici tributo appositamente previsti. Qualora il trasgressore, invece, non provveda a sanare l’illecito e a pagare entro i termini previsti la sanzione ridotta, è fatto immediatamente rapporto al competente Ispettorato territoriale del lavoro, il quale provvede all’emissione dell’ordinanza – ingiunzione e alla gestione delle fasi successive.

Dal 12 ottobre 2017 sono entrati in vigore gli obblighi previsti dall’articolo 18, comma 1, lettera r), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 in materia di comunicazione degli infortuni a fini statistici e informativi al Sistema informativo nazionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP).

L’interesse tutelato dal suddetto articolo 18 è chiaramente diverso da quello perseguito dall’articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 a presidio del quale sono previste apposite sanzioni, così come diversi sono gli organi legittimati a contestare le violazioni. Sono diversi anche gli stessi importi delle sanzioni amministrative ricollegate alle condotte antigiuridiche previste dalle norme e diversa è la destinazione dei relativi proventi.

La circolare sottolinea l’autonomia dei procedimenti sanzionatori correlati all’accertamento della violazione delle diverse norme che stabiliscono gli obblighi di denuncia degli infortuni ai fini assicurativi e gli obblighi di comunicazione degli infortuni ai fini statistici e informativi, in virtù dello specifico ambito di applicazione previsto dalle medesime norme.

L’articolo 55, comma 6, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 stabilisce che l’applicazione della sanzione amministrativa di cui al comma 5, lettera g) del medesimo articolo, prevista per la violazione dell’obbligo di comunicare entro 48 ore gli infortuni superiori ai tre giorni, esclude l’applicazione della sanzione conseguente alla violazione dell’articolo 53 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

La circolare n. 24 del 9 settembre 2021, chiarisce che in virtù dell’autonomia dei diversi procedimenti sanzionatori e dell’obbligo di rispettare il termine di decadenza di novanta giorni fissato dalla legge per la notifica della contestazione dell’illecito, la diffida obbligatoria di cui all’articolo 13, comma 2, del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124 non richiede verifiche ulteriori rispetto a quanto stabilito per la sua emissione.

Circolare Inail n. 24 del 9 settembre 2021

AGENTI BIOLOGICI, RISCHIO CANCEROGENO

AGENTI BIOLOGICI: FATTORI DI RISCHIO CANCEROGENO OCCUPAZIONALE?

INAIL 2021

Le tipologie di “danno” potenzialmente conseguenti all’esposizione ad agenti biologici contemplate dal d.lgs. 81/2008 sono le infezioni, le allergie e le intossicazioni.

La pandemia di SARS-CoV-2 esplosa nel 2019 e tuttora in corso ha portato bruscamente in evidenza l’impatto sociale dell’esposizione umana agli agenti biologici, in particolare a quelli di natura infettiva.

Sono emersi, infatti, in tutta la loro portata, gli effetti delle caratteristiche di trasmissibilità di tali agenti che, attraverso la cosiddetta catena del contagio, possono raggiungere per via diretta o indiretta l’ospite umano suscettibile di ammalarsi, diffondendo l’infezione nello spazio e nel tempo senza distinzione tra ambiente di vita e ambiente di lavoro.

L’esposizione a virus, batteri, parassiti, funghi può tuttavia comportare anche l’insorgere di tumori nell’uomo.

In ambito occupazionale, il legislatore ha associato l’effetto cancerogeno dell’esposizione professionale alla sola categoria di agenti di rischio chimici contemplata dal Titolo IX del d.lgs. 81/08. Tuttavia, undici agenti biologici, appartenenti a virus, batteri ed endoparassiti umani, compresi nell’Allegato XLVI del Titolo X “Agenti biologici” del d.lgs. 81/08, sono stati classificati dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeni di tipo 1 (agenti, cioè, sicuramente cancerogeni).

Il presente lavoro intende evidenziare gli agenti biologici inclusi nell’Allegato XLVI del d.lgs. 81/08 e nell’Allegato III della Direttiva 2019/1833 di prossimo recepimento, classificati da IARC come cancerogeni o sospetti tali sulla base di evidenze cliniche e/o sperimentali, per una disamina dei potenziali effetti conseguenti all’esposizione.

Nelle conclusioni, inoltre sono proposte alcune riflessioni sulle possibili iniziative da intraprendere per approfondire il fenomeno nel contesto occupazionale.

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Alcuni agenti biologici, oggi definitivamente riconosciuti come cancerogeni, sono responsabili di circa il 15% dei decessi umani per cancro su scala mondiale (Plummer et al., 2016; De Martel et al., 2020).

Tuttavia, malgrado sia da lungo tempo noto che agenti biologici, come ad es. i virus, possano indurre cancerogenesi, l’estensione del fenomeno non è ancora completamente compresa, né lo sono le implicazioni a livello di salute pubblica che direttamente ne scaturiscono.

BS OHSAS 18001: A settembre termina la validità

L’acronimo OHSAS sta per “Occupational Health and Safety Assessment Series” ed identifica uno standard inglese per un sistema di gestione della sicurezza e della salute dei lavoratori.

La norma BS OHSAS 18001:1999 è stata emanata dal BSI nel 1999, rivista nel 2007, così da poter disporre di uno standard per il quale potesse essere rilasciata una certificazione di conformità.

La certificazione OHSAS attestava l’applicazione volontaria, all’interno di un’organizzazione, di un sistema che permette di garantire un adeguato controllo riguardo alla sicurezza e la salute dei lavoratori, oltre al rispetto delle norme cogenti.

Nel 2008 è stata pubblicata un’apposita guida a questa norma, la OHSAS 18002: Sistemi di Gestione della Sicurezza e della Salute dei Lavoratori – Linee guida per l’implementazione dello standard OHSAS 18001. Quest’ultima è stata revisionata nel 2008.

Il sistema di gestione regolato dalla norma OHSAS è  stato spesso costruito integrandolo con il sistema di gestione ambientale, ispirato alla norma 14001: la sicurezza e l’ambiente sono infatti strettamente collegati tra loro. Inoltre, solitamente il sistema di gestione della sicurezza sul lavoro (SGSL) è costruito a partire da un sistema ISO 9001, rivolto alla qualità, già esistente. Sebbene la norma sia inglese, essa, di fatto, è divenuta uno standard internazionale utilizzato in tutto il mondo per la certificazione di un SGSL.

Con la pubblicazione di una norma realmente internazionale (ISO 45001 – “Occupational Health and Safety Management Systems – Requirements with guidance for use”) nel marzo del 2018, la BS OHSAS 18001 è stata ritirata e sostituita dalla BS ISO 45001 (recepimento della norma ISO 45001 da parte del BSI della norma internazionale ISO 45001).

La data ultima del 11 marzo 2020 definita dalla Circolare informativa DC N° 08/2018, in particolare per agevolare le aziende interessate alla migrazione che stanno incontrando oggettive difficoltà a causa dalla crisi sanitaria in atto legata al CIVID-19, è stata prorogata al 30 settembre 2021


A settembre termina la validità di sistemi di gestione per la Safety strutturati secondo il BS OHSAS 18001, data la transizione obbligatoria a ISO 45001.

Il passaggio al nuovo standard rende possibile una maggior sinergia ed integrazione fra sistemi di gestione, grazie alla struttura comune ISO.

Il nuovo standard pone al centro del ciclo di Deming non solo la leadership ma anche i lavoratori.

La 45001:
– richiama strettamente ad accountability e consultazione e partecipazione
– amplia il ragionamento su Rischi/Pericoli oltre il requisito di legge
– aiuta l’Organizzazione a capire che la Safety interagisce in modo forte con stakeholder interni ed esterni che vanno ascoltati.

La ISO 45001 adotta lo schema “ISO High Structure Level (HSL)” in 10 capitoli con la seguente suddivisione:

1. Scopo
2. Norme di riferimento
3. Termini e definizioni
4. Contesto dell’organizzazione
5. Leadership e partecipazione dei lavoratori
6. Pianificazione
7. Supporto
8. Attività operative
9. Valutazione delle prestazioni
10. Miglioramento

SGSL: LINEE DI INDIRIZZO SGI – AE

Sistema di gestione integrato salute sicurezza ambiente aziende energia.

INAIL 2021

Pubblicazione realizzata da Inail: Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (Contarp). Dipartimento di innovazione tecnologica (Dit)

La nuova edizione delle Linee di indirizzo SGI-AE riflette le importanti innovazioni introdotte dalla nuova norma internazionale Uni Iso 45001:2018Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro – Requisiti e guida per l’uso”.

La norma introduce per la prima volta a livello internazionalmente riconosciuto la gestione e la tutela della sicurezza e salute sul lavoro (Ssl), facendo seguito a pubblicazioni internazionali (come le Linee guida Ilo del 1999), sovranazionali (la norma BS-OHSAS 18001 del 1999, unica certificabile fino al 2018) e nazionali (Linee guida Uni-Inail-Ispesl del 2000).

La Uni Iso 45001 costituisce, inoltre, lo standard internazionale per la certificazione del sistema di gestione ed è stata elaborata con l’obiettivo dell’integrabilità con le altre norme per sistemi di gestione certificabili, per le quali Iso ha adottato una struttura comune, HLS “high level structure”.

Questa “Struttura di Alto Livello” definisce terminologia, struttura di base, parti di testo comuni, valide per tutte le norme dei Sistemi di Gestione (SG), presenti e future. Tale esigenza di una struttura univoca per tutte le norme sui Sistemi di Gestione è maturata come risposta al crescente proliferare, negli anni più recenti, di standard di gestione con differente articolazione, all’utilizzo di definizioni diverse per gli stessi termini e, talora, anche a requisiti in contraddizione tra loro.

La nuova e comune struttura permette alle organizzazioni che intendono adottare e certificare SG, di ottenere, con maggiore facilità, un Sistema di Gestione Integrato (SGI): sarà così più semplice per un’organizzazione includere, nel proprio e unico sistema di gestione, elementi di altre norme da questa considerati pertinenti.

Questo obiettivo è stato perseguito già nelle precedenti edizioni del presente documento, relativamente agli aspetti di Ssl e di protezione ambientale (complessivamente riassunte nell’acronimo HSE).

Le norme di riferimento erano la BS-OHSAS 18001:2007 e la Uni En Iso 14001:2004; la nuova Uni Iso 45001:2018 e la Uni En Iso 14001:2015Sistemi di gestione ambientale – Requisiti e guida per l’uso”, condividono, come detto, la HLS.

Elemento qualificante della HLS è stato l’introduzione delle norme di gestione nell’ambito concettualmente più vasto della “gestione del rischio”, da intendersi come analisi delle possibili ricadute negative (“rischi”, come correntemente definite in ambito HSE), ma anche positive (“opportunità”).

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MEDICO COMPETENTE E CERTIFICAZIONE VERDE

Pubblichiamo la nota Associativa, (NOTA ANMA) redatta dal Gruppo di Lavoro COVID-19, in merito alle problematiche che molti tra i Soci stanno incontrando in relazione alla Certificazione verde COVID-19.

Come recita la premessa del documento constatata una qual certa confusione in materia, lo scopo è in sostanza fornire elementi per chiarire che il MC non è generalmente coinvolto nelle procedure relative al controllo dell’assolvimento dell’obbligo vaccinale, né dal (inesistente) collegamento tra Green Pass ed idoneità lavorativa.

Sul ruolo del Medico Competente rispetto alla Certificazione verde – più comunemente nota come green pass – stiamo constatando una certa confusione, nonché interpretazioni fuorvianti, prive di fondamento normativo e spesso irrispettose, se non addirittura ignare, della funzione stessa del MC.

Tali distorsioni si stanno verificando soprattutto nei comparti lavorativi nei quali non è stata resa obbligatoria la vaccinazione, con richieste improprie al Medico Competente.

Innanzitutto, spesso si vedono accomunati – quando non equiparati – vaccino anti SARS-CoV-2 e green pass, quasi fossero la stessa cosa. Non è così: la disciplina del green pass non ha nulla a che fare con la disciplina della vaccinazione e con il tema dell’obbligo vaccinale.

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a) il green pass non è un documento sanitario; è un certificato che attesta un “fatto”, ossia alternativamente
1) la avvenuta vaccinazione anti COVID-19, 2) la avvenuta guarigione da malattia COVID-19, 3) l’effettuazione di test (tampone molecolare o antigenico) con esito negativo;
b) il rilascio di green pass può avvenire solo ed esclusivamente dalla Piattaforma nazionale Digital Green Certificate gestita direttamente dal Ministero della Salute;
c) il Titolare del trattamento dei dati è il Ministero della Salute che designa come responsabili il Ministero dell’Economia, SOGEI S.p.A. e PAGO PA S.p.A.;
d) il green pass può essere verificato esclusivamente dai soggetti indicati nella norma, tra i quali non è compreso il MC, può essere verificato esclusivamente tramite la APP dedicata che non rende visibili i dati sanitari, l’attività di verifica non comporta “in alcun caso” la raccolta dei dati (in qualsiasi forma);
e) quanto all’impiego dello strumento nei luoghi di lavoro, il green pass può essere utilizzato esclusivamente per le finalità specificamente previste (spostamenti in zona arancione-rossa, accompagnamento pazienti nelle sale di attesa, spettacoli e feste, e poi ristorazione, musei, etc. e ancora scuola e trasporti);
f) la violazione delle disposizioni che regolano casi e uso del green pass comporta la sanzione da parte del soggetto che disattende tali regole.

SARS-CoV-2 e Scuola

Documento INAIL Settembre 2021

La nuova pubblicazione, a cura dell’Istituto superiore di sanità, dei Ministeri della Salute e dell’Istruzione, dell’Inail e della Fondazione Bruno Kessler, in collaborazione con il Commissario Straordinario per l’Emergenza Covid-19, presenta le misure di mitigazione/controllo da adottare nelle comunità scolastiche.

Le misure di prevenzione e contrasto alla trasmissione di SARS-CoV-2 si sono basate principalmente su interventi di prevenzione non farmacologica, di contact tracing e di testing per la didattica in presenza, tra cui, il distanziamento fisico, l’utilizzo delle mascherine, la sanificazione degli ambienti, il ricambio d’aria, l’igiene delle mani e l’etichetta respiratoria.

Il documento fa anche il punto sulle evidenze scientifiche finora prodotte in Italia dalle istituzioni sanitarie che dimostrano come la trasmissione del virus fra i giovani sia legata più alla comunità che alla frequenza e alla sede scolastica.


La riapertura delle scuole prevista per il mese di settembre 2021 rappresenta un momento che riveste grande importanza nella lotta alla diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2. L’impatto che può avere la riapertura delle scuole sulla diffusione di COVID-19 è oggetto di un lungo dibattito all’interno della comunità scientifica.

L’OMS ha recentemente pubblicato una checklist per supportare la riapertura in sicurezza delle scuole e gestire in modo appropriato l’insorgenza di eventuali nuovi focolai1. Se da un lato è necessario garantire la sicurezza degli studenti e degli operatori scolastici, dall’altro è fondamentale poter offrire a tutti gli studenti le opportunità sociali ed educative della scuola.

Nel mese di settembre 2020 in molti Paesi, tra cui l’Italia, parallelamente all’apertura delle scuole è iniziata la seconda ondata. Diversi autori hanno ipotizzato che vi fosse una correlazione causale tra la riapertura delle scuole e l’aumento dei casi.

Tuttavia, i dati europei relativi alle riaperture di settembre mostrano come l’incidenza nelle fasce di età più giovani sia cresciuta parallelamente all’incidenza in altre fasce di età e che il personale scolastico non sia risultato più a rischio di sviluppare l’infezione rispetto ad altre professioni.

In linea con quanto dichiarato nel ‘Patto per la Scuola al centro del Paese’ del 20 maggio 2021 che ha tra i suoi obiettivi quello di garantire la sicurezza degli ambiti scolastici in relazione all’evolversi della pandemia2 risulta necessario comprendere quali sono state le misure più efficaci, quali le criticità e quali misure adottare per l’anno 2021-2022 alla luce del cambiamento epidemiologico e delle nuove evidenze.

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