Mancati infortuni

SEGNALAZIONE E COMUNICAZIONE DEI MANCATI INFORTUNI E DELLE SITUAZIONI PERICOLOSE PER LE IMPRESE EDILI. INAIL 2025

Questo opuscolo è frutto dell’accordo di collaborazione tra l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (Inail) e Formedil Italia – Ente nazionale per la formazione e l’addestramento professionale nell’edilizia –, che, giunto ormai al suo quarto rinnovo, prevede la messa a punto della metodologia descritta in questo volume, propedeutiche per ulteriori sviluppi volti a facilitare la raccolta e l’utilizzo dei dati relativi ai near miss nei cantieri, nonché alla realizzazione di percorsi formativi mirati. INAIL 2025

Nel settore delle costruzioni, la sicurezza non è mai un tema astratto. Si vive ogni giorno in cantiere. Ogni scelta, ogni gesto, ogni errore può diventare un punto di svolta.
Il documento analizzato nasce proprio da questa esigenza: dare alle imprese edili uno strumento chiaro e pratico per riconoscere, segnalare e gestire near miss e situazioni pericolose, trasformandoli in occasioni concrete di prevenzione.

Il testo nasce dalla collaborazione tra INAIL e Formedil Italia, due realtà che da anni lavorano insieme per migliorare la formazione e la cultura della sicurezza. L’idea centrale è semplice: un mancato infortunio è un segnale importante. Se lo si ignora, il rischio resta. Se lo si analizza, diventa un’opportunità.

Il documento propone un modello per rendere questa gestione più naturale, ordinata e condivisa da tutti i soggetti del cantiere.

Perché i Near Miss Sono Così Importanti

Un near miss è un evento che poteva causare un danno ma non lo ha fatto.
Magari per fortuna. Magari per pochi centimetri.
Ma il risultato non cambia: è un campanello d’allarme, e ignorarlo significa perdere un’occasione.

Il testo cita un esempio semplice ma efficace:
sopra l’area di lavoro c’è un martello in bilico.
Se resta fermo, è una situazione pericolosa.
Se cade e nessuno si fa male, è un near miss.
Se colpisce un lavoratore, diventa un infortunio.

La differenza tra questi tre scenari sta spesso in dettagli minimi. E proprio per questo è importante imparare a riconoscerli e segnalarli.

Secondo la logica illustrata nel documento, i near miss hanno un valore enorme perché:

  • sono molti di più degli infortuni reali

  • mettono in luce problemi nascosti

  • permettono di correggere procedure, comportamenti e scelte tecniche

  • rafforzano la consapevolezza del rischio

  • aiutano a costruire una cultura della prevenzione

La gestione dei near miss è centrale anche nelle norme moderne sulla sicurezza, come la UNI ISO 45001, che vede queste segnalazioni come parte integrante del miglioramento continuo.

Una Cultura Ancora Troppo Legata all’Infortunio

Nelle imprese edili, però, la segnalazione dei near miss non è ancora una pratica abituale.
Spesso non si segnala perché:

  • si ha paura di essere giudicati

  • manca fiducia nell’organizzazione

  • si pensa che “non sia successo niente, quindi non è importante”

  • si teme di creare problemi a colleghi o superiori

  • non c’è un sistema chiaro per segnalare

Il documento insiste molto su questo punto: la paura è il nemico principale della prevenzione.
Se la segnalazione viene vista come una denuncia, nessuno partecipa.
Se viene vista come uno strumento condiviso, tutto cambia.

Per questo la pubblicazione dedica spazio alla necessità di superare la “cultura della colpa”.
La sicurezza non dovrebbe cercare un colpevole, ma capire perché un evento è stato possibile.

Uno degli esempi più forti è riferito all’ambiente aeronautico: un settore dove sbagliare può costare vite e dove la cultura dell’errore non è vista come fallimento personale, ma come informazione utile al sistema.

Lo stesso approccio dovrebbe entrare nei cantieri.

Mancati infortuni SEGNALAZIONE E COMUNICAZIONE DEI MANCATI INFORTUNI E DELLE SITUAZIONI PERICOLOSE PER LE IMPRESE EDILI.
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Interpello n. 2/2025

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato l’Interpello n. 2/2025, esaminando la richiesta della Regione Siciliana relativa alla qualificazione dei luoghi utilizzati durante la campagna antincendio boschivo (AIB) ai fini dell’applicazione del Titolo II “Luoghi di lavoro” del D.Lgs. 81/08.

Alla fine di questo articolo è possibile scaricare il documento completo dell’Interpello n. 2/2025 “Richiesta di parere in merito all’applicazione del Titolo — II LUOGO DI LAVORO nell’esercizio della campagna antincendio boschivo della Regione Siciliana”.

IL QUESITO PRESENTATO DALLA REGIONE SICILIANA: LE POSTAZIONI AIB SONO “LUOGHI DI LAVORO”?

La Regione Siciliana, Assessorato della Salute, Dipartimento attività sanitarie e osservatorio epidemiologico, ha chiesto alla Commissione di chiarire se nell’ambito delle attività AIBle postazioni, le aree presidiate e i punti di osservazione AIB debbano essere considerati “luoghi di lavoro” ai sensi dell’Art. 62 del D. Lgs. 81/08 oppure se ricada l’esclusione prevista per campi, boschi e terreni facenti parte di azienda agricola o forestale.

Il Corpo Forestale ha inoltre precisato che i lavoratori impiegati nella campagna AIB sono lavoratori stagionali forestali inquadrati come lavoratori agricoli appartenenti agli elenchi dei lavoratori forestali, con rapporto giuridico inquadrato nell’ambito dell’azienda agricola regionale.

La qualificazione o meno di tali postazioni come “luoghi di lavoro” incide infatti sull’applicazione degli obblighi strutturali, igienici e impiantistici dell’Allegato IV “Requisiti dei luoghi di lavoro”, che presentano caratteristiche diverse rispetto alle misure operative previste dal Titolo I.

LA VALUTAZIONE DELLA COMMISSIONE: NON TUTTI GLI SPAZI AIB SONO “LUOGHI DI LAVORO”

La Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza sul lavoro spiega che la corretta interpretazione dell’Art. 62 richiede di distinguere terreni agricolo-forestali da pertinenze aziendali chiarendo tre punti fondamentali:

  1. L’esclusione di cui all’art. 62, comma 2, lett. d-bis) del D.Lgs. 81/08: il Titolo II non si applica a campi, boschi e altri terreni facenti parte di un’azienda agricola o forestale. Questo significa che i terreni esterni non edificati in cui si svolgono attività agricole o forestali (tra cui rientra l’attività AIB) non sono considerati luoghi di lavoro.
  2. Il criterio interpretativo della Cassazione Penale: la Commissione richiama la sentenza Cass. Pen., Sez. III, 29 dicembre 2022, n. 49459, per definire chiaramente il confine applicativo del Titolo II secondo il quale:
    – non sono luoghi di lavoro i terreni esterni dove si svolge l’attività agricola/forestale;
    – sono invece luoghi di lavoro le pertinenze dell’azienda (aree edificate, magazzini, depositi, zone di carico/scarico, strutture connesse).
  3. L’art. 2135 c.c.: qualifica l’imprenditore agricolo e distingue le attività agricole principali da quelle connesse.
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato l’Interpello n. 2/2025, esaminando la richiesta della Regione Siciliana
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UTILIZZO, MONITORAGGIO E POTENZIALI RISCHI PER I LAVORATORI

STIRENE: UTILIZZO, MONITORAGGIO E POTENZIALI RISCHI PER I LAVORATORI. INAIL 2025

Lo stirene è un inquinante volatile presente in alcuni ambienti di lavoro, la cui esposizione può comportare rischi per la salute, come disturbi del sistema nervoso centrale e periferico.

L’esposizione principale per i lavoratori avviene per via inalatoria. L’assorbimento cutaneo è minore, ma comunque possibile in alcune condizioni operative.

Effetti sulla salute

Secondo il documento, l’esposizione cronica a basse dosi può portare a vari disturbi:

  • problemi al sistema nervoso centrale e periferico

  • rallentamento dei tempi di reazione

  • disturbi dell’umore

  • effetti sul fegato e sui reni

  • alterazioni della percezione olfattiva

  • problemi nella visione dei colori

  • possibili danni uditivi

Gli studi citati nel testo mostrano un legame tra stirene, stress ossidativo e danno dell’amplificatore cocleare, che può ridurre la sensibilità uditiva.

Nella stessa sezione, il file indica che lo IARC considera lo stirene possibilmente cancerogeno per l’uomo (gruppo 2A). Questo significa che ci sono prove limitate nell’uomo, ma prove sufficienti negli animali.

La tabella e i pittogrammi di pagina 2 mostrano la classificazione CLP dello stirene: infiammabile, irritante, nocivo se inalato e tossico per organi bersaglio in caso di esposizione ripetuta. È anche sospettato di essere tossico per la riproduzione.


Monitoraggio ambientale

Il documento dedica una parte importante ai metodi per misurare la presenza dello stirene nell’aria nei luoghi di lavoro. Il monitoraggio ambientale serve per capire se i lavoratori respirano quantità superiori ai livelli considerati accettabili.

I principali strumenti citati sono:

  • campionatori diffusivi a carbone attivo, che si espongono all’aria

  • estrazione con toluene e analisi tramite gascromatografia (GC)

  • rivelatori FID (a ionizzazione di fiamma)

  • rivelatori a spettrometria di massa (metodo OSHA 1014)

  • misuratori FTIR portatili (metodo NIOSH 3800)

Il principio è semplice: catturare lo stirene presente nell’aria e poi misurarlo tramite tecniche di laboratorio o strumentazione portatile.


Valori limite di esposizione professionale

Per valutare l’esposizione si confrontano i risultati delle misure con i VLEP (valori limite di esposizione professionale). La direttiva europea 98/24/EC non stabilisce un valore vincolante per lo stirene, quindi i diversi Paesi hanno valori anche molto lontani tra loro.

La Tabella 1 di pagina 2 mostra questa variabilità. Per esempio:

  • Austria: 20 ppm per 8 ore, 80 ppm per 15 minuti

  • Francia: 23,3 ppm per 8 ore, 46,6 per breve termine

  • Regno Unito: 100 ppm per 8 ore, 250 per breve termine

  • Svezia: 10 ppm per 8 ore, 20 per breve termine

  • USA (ACGIH): 20 ppm per 8 ore

La tabella conferma che non esiste una linea unitaria e che alcuni Paesi adottano limiti molto restrittivi mentre altri permettono esposizioni più alte.


Monitoraggio biologico

Il monitoraggio biologico ha un ruolo diverso rispetto al monitoraggio ambientale. Serve a capire quanto stirene entra effettivamente nell’organismo. Si basa sulla misurazione dello stirene o dei suoi metaboliti in:

  • urine

  • sangue

  • saliva

Lo stirene può essere assorbito soprattutto per via inalatoria, ma anche per via cutanea. Alcuni studi citati nel testo dicono che l’assorbimento percutaneo non è molto rilevante, altri invece mostrano che può danneggiare la pelle anche a concentrazioni vicine ai VLEP. Il documento quindi suggerisce prudenza e ricorda che il mancato uso dei DPI può aumentare i rischi.

Valori limite biologici (VLB, BEI)

Non esistono valori limite stabiliti dalla normativa italiana. L’unico VLB presente nel d.lgs. 81/2008 riguarda il piombo.

Per lo stirene si usano i valori BEI® dell’ACGIH, che non sono obbligatori ma sono un riferimento tecnico:

  • 400 mg/g creatinina: somma urinaria dei metaboliti acido mandelico (MA) e acido fenilgliossilico (PGA)

  • 0,2 mg/L: concentrazione di stirene nel sangue venoso a fine turno

La saliva è indicata come matrice emergente grazie alla facilità di raccolta.


Tecniche analitiche per il monitoraggio biologico

Le tecniche usate per misurare MA, PGA o lo stirene stesso includono:

  • HPLC-MS/MS, cioè cromatografia liquida ad alte prestazioni con spettrometria di massa tandem

  • spettrofotometria UV

  • metodi con diluizione isotopica per correggere gli effetti della matrice urinaria

Il documento evidenzia che i metodi non sono equivalenti: alcuni possono sovrastimare o sottostimare gli effettivi livelli di esposizione.

Per esempio:

  • HPLC-UV tende a dare valori troppo alti perché poco specifico

  • HPLC-MS/MS può sottostimare se la matrice interferisce

La scelta del metodo va valutata con cura.


Influenza della genetica e altri fattori

Un punto importante del documento è il ruolo del polimorfismo genetico. Le differenze nei geni che regolano gli enzimi responsabili del metabolismo dello stirene possono causare livelli molto diversi nei metaboliti urinari, anche con la stessa esposizione.

Questo significa che i risultati del monitoraggio biologico vanno interpretati tenendo conto delle caratteristiche individuali.

Fattori di confondimento principali

  • fumo di sigaretta
    Il file ricorda che lo stirene è presente nel fumo. I fumatori possono avere livelli biologici più alti anche senza esposizione lavorativa.

  • co-esposizione ad acetone
    Comune nei settori che usano resine. L’acetone rallenta il metabolismo dello stirene, portando a una possibile sottostima dell’esposizione nel biomonitoraggio.

  • MA e PGA non sono specifici dello stirene
    Sono prodotti anche dal metabolismo dell’etilbenzene.

  • UTILIZZO, MONITORAGGIO E POTENZIALI RISCHI PER I LAVORATORI Lo stirene è un inquinante volatile presente in alcuni ambienti di lavoro
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RISCHIO ELETTRICO NEL SETTORE AGRICOLO

RISCHIO ELETTRICO NEL SETTORE AGRICOLO. INAIL 2025

Il rischio elettrico nel settore agricolo è un tema spesso sottovalutato, ma profondamente presente nella vita quotidiana di chi lavora nei campi. L’energia elettrica è una presenza costante che rende possibili tante attività, ma porta con sé un pericolo che non si vede e non si sente. Nel contesto agricolo questo pericolo si intreccia con l’ambiente naturale, con le attrezzature usate ogni giorno e con infrastrutture elettriche che attraversano campagne, vallate, frutteti e oliveti. È proprio questa convivenza silenziosa tra lavoro agricolo e reti elettriche a rendere necessario un approccio più consapevole.

Uno dei primi aspetti da comprendere riguarda le caratteristiche dell’energia elettrica e il modo in cui può diventare causa di incidenti. Basta guardarsi attorno per notare quanti elementi del paesaggio rurale sono collegati all’elettricità: pali, tralicci, linee che corrono in quota, cavi che a volte si trovano anche nel sottosuolo. Molto spesso si tende a pensare che il rischio riguardi solo chi ripara guasti o lavora sugli impianti, ma non è così. In agricoltura il rischio non è diretto, bensì “per interferenza”, cioè nasce quando l’attività svolta entra nella zona di influenza di un’infrastruttura elettrica esistente. Chi pota un albero, raccoglie olive, muove una scala metallica, usa un braccio meccanico, irriga un campo, può avvicinarsi per errore a un conduttore in tensione. E l’elettricità non ha bisogno di tocco diretto: anche una distanza troppo ridotta può trasformarsi in un arco elettrico.

I dati riportati nel documento mostrano quanto questo rischio sia concreto. Nel quinquennio 2019-2023 l’Inail ha registrato trentanove infortuni elettrici confermati in agricoltura, mentre il sistema InforMo ha documentato cinquantuno casi mortali o gravi tra il 2002 e il 2021. Il dato più significativo riguarda i trentacinque infortuni mortali dovuti a contatto diretto: ventotto di questi sono stati causati da linee elettriche aeree. Il quadro è chiaro e racconta un problema reale. Ventidue morti sono avvenute durante potature, sia con piattaforme elevabili sia da terra con strumenti estensibili, quattro durante operazioni di carico e scarico con macchinari dotati di bracci movimentabili e due durante raccolte come quella delle olive, dove scale e agevolatori metallici entrano facilmente in contatto con conduttori non protetti. Tra le cause ricorrenti emergono la scarsa consapevolezza del pericolo e la mancanza di formazione specifica. Spesso si lavora vicino alle linee elettriche senza aver chiara la distanza da mantenere o senza conoscere le procedure corrette per operare in sicurezza.

Per capire meglio il rischio è utile soffermarsi anche sul funzionamento delle reti elettriche. In Italia esiste un sistema molto articolato che parte dalle centrali di produzione e si distribuisce attraverso linee di alta, media e bassa tensione. Ci sono linee imponenti, sospese su tralicci, che trasportano l’energia a centinaia di migliaia di volt, e ci sono linee più piccole che portano la corrente nelle zone rurali. Le linee a bassa tensione sono quelle più diffuse e spesso si trovano tra sei e dodici metri di altezza, soprattutto in zone agricole dove il terreno non consente grandi infrastrutture interrate. A volte queste linee possono ancora essere in conduttore nudo, cioè senza isolamento esterno. Le linee a media tensione, invece, possono arrivare fino a venti metri, e anche queste sono frequenti nelle campagne. Poi ci sono le linee ad alta e altissima tensione, che corrono su tralicci molto visibili e attraversano spesso grandi distese. Esistono anche altre infrastrutture che possono costituire un rischio indiretto, come impianti privati, illuminazione pubblica, linee ferroviarie o di trasporto locale.

Quando si lavora in agricoltura questo paesaggio elettrico, a volte familiare, può trasformarsi in un rischio improvviso. Macchine e attrezzature sono spesso costruite con metallo che trasmette corrente. Durante la potatura si allungano attrezzi telescopici senza considerare l’estensione completa. Durante l’irrigazione l’acqua nebulizzata può avvicinarsi ai conduttori, e l’acqua non è mai completamente “pura”, perché contiene sali che la rendono conduttrice. Durante gli scavi si può urtare un cavo interrato se non si conosce la sua posizione. E quando i rami vengono tagliati possono cadere sulla linea elettrica e portare il rischio dal cielo alla terra.

Per questo motivo la pianificazione del lavoro è essenziale. Prima di iniziare qualunque attività bisogna osservare l’ambiente circostante, chiedersi dove passano le linee elettriche e considerarle sempre in tensione. Durante il lavoro è fondamentale mantenere una distanza di sicurezza adeguata, come previsto dall’articolo 83 del Testo Unico sulla sicurezza. Questa distanza cambia in base alla tensione della linea. La tabella contenuta nel documento indica tre metri per linee fino a mille volt, tre metri e mezzo fino a trentamila volt, cinque metri fino a centotrentaduemila volt e sette metri oltre questa soglia. Sono distanze che permettono di prevenire ogni possibilità di arco elettrico. Anche l’altezza minima delle linee a conduttori nudi è regolata: cinque metri per la bassa tensione, sei metri per la media, oltre sei metri per l’alta tensione e quasi otto metri per le linee più potenti.

Quando si pota un albero bisogna pianificare i tagli per evitare che i rami di risulta cadano sulla linea. Quando si irriga occorre orientare i getti in modo da non avvicinarsi mai al fascio dei conduttori. Quando si scavano buche o si lavorano i terreni oltre cinquanta centimetri di profondità è necessario informarsi presso il distributore o il proprietario del terreno per sapere se ci sono cavi sotterranei. Se non è possibile mantenere la distanza di sicurezza occorre chiedere la disalimentazione della linea per il tempo necessario. E se si nota un guasto o una situazione pericolosa bisogna avvisare il distributore o il numero unico delle emergenze.

Un aspetto importante riguarda anche gli impianti di irrigazione. Le norme tecniche indicano che tra un getto liquido e un conduttore nudo deve esserci almeno un metro di distanza, perché la continuità del getto può diventare un percorso conduttivo. Questo vale soprattutto per le linee a media tensione che spesso attraversano campi irrigati con sistemi a pioggia. Anche l’installazione degli impianti deve tenere conto delle distanze minime previste dalla legge.

Il documento dedica spazio anche a cosa fare in caso di infortunio elettrico. La prima regola è non toccare mai direttamente la persona coinvolta se è ancora in contatto con la fonte elettrica, perché il corpo può essere parte del circuito. Bisogna chiamare subito i soccorsi e parlare in vivavoce seguendo le istruzioni degli operatori. Se ci sono fiamme sugli abiti non si deve usare acqua finché la corrente non è stata interrotta. Se la situazione è sicura si può verificare se la persona è cosciente, chiamandola e scuotendola leggermente. Se è vigile si resta vicino in attesa dei soccorsi. Se è incosciente si verifica la respirazione e il battito. Se non ci sono segni vitali si può iniziare il massaggio cardiaco, se si è in grado o se l’operatore lo indica. Per le ustioni è consigliato sciacquare con acqua fredda. Quando si chiama il numero di emergenza occorre mantenere la calma, indicare il luogo, descrivere cosa è successo e quante persone sono coinvolte.

Il quadro complessivo che emerge dal documento è molto chiaro. Il rischio elettrico in agricoltura non è un evento raro né qualcosa legato solo alla sfortuna. È un rischio reale, legato a gesti quotidiani. La prevenzione passa dalla conoscenza dell’ambiente, dalla formazione e da poche attenzioni costanti. Tenere la giusta distanza, osservare prima di agire, conoscere la posizione delle linee, evitare movimenti impulsivi con attrezzi metallici, verificare sempre l’area prima di iniziare un lavoro in altezza, chiedere informazioni quando si scava, usare prudenza quando si irriga, contattare il distributore quando la distanza non è garantita. Sono gesti semplici che però fanno la differenza.

Guardare un uliveto attraversato da cavi aerei o un campo irrigato sotto una linea può sembrare normale, ma la normalità non deve far dimenticare che la corrente elettrica non perdona errori. Ogni anno i dati confermano che basta un singolo movimento sbagliato per trasformare un’attività familiare in un incidente grave. Per questo informazioni e consapevolezza restano gli strumenti più importanti. Non servono tecnicismi complicati: serve sapere cosa evitare e come muoversi. L’obiettivo è costruire un modo di lavorare più attento, dove l’elettricità non diventa una minaccia silenziosa, ma un elemento riconosciuto e rispettato.

Il documento ricorda infine che chiunque può segnalare un pericolo o un guasto al distributore locale o al numero unico delle emergenze. La sicurezza non è mai un gesto individuale ma una responsabilità condivisa, soprattutto in un settore come l’agricoltura dove spesso si lavora da soli o in aree isolate. Conoscere il rischio elettrico significa proteggere la propria vita e quella di chi lavora accanto a noi, in un ambiente che cambia velocemente e richiede attenzione costante.

Nato dalla collaborazione tra Inail e Enel nell’ambito del protocollo d’intesa volto a realizzare iniziative congiunte per la riduzione dei rischi e la prevenzione di infortuni e malattie professionali, l’opuscolo intende sensibilizzare lavoratori e imprese del settore agricolo fornendo informazioni in relazione alla presenza delle reti di distribuzione e diffondendo le principali regole di comportamento per la gestione del rischio elettrico quando ci si trova in prossimità delle infrastrutture elettriche. INAIL 2025
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RISCHIO ELETTRICO NEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI

Nato dalla collaborazione tra Inail e Enel nell’ambito del protocollo d’intesa volto a realizzare iniziative congiunte per la riduzione dei rischi e la prevenzione di infortuni e malattie professionali, l’opuscolo intende sensibilizzare lavoratori e imprese del settore delle costruzioni fornendo informazioni in relazione alla presenza delle reti di distribuzione e diffondendo le principali regole di comportamento per la gestione del rischio elettrico quando ci si trova in prossimità delle infrastrutture elettriche. INAIL 2025

Il rischio elettrico nel settore delle costruzioni è un tema che tocca ogni fase del lavoro in cantiere. L’elettricità è parte della vita quotidiana e del lavoro, ma nei cantieri diventa un pericolo concreto perché spesso si lavora vicino a linee elettriche attive o impianti interrati che non si vedono. Questa presenza costante richiede attenzione continua, capacità di riconoscere i segnali di rischio e una buona conoscenza delle infrastrutture che attraversano il territorio. Per capire quanto sia importante questo tema basta guardare i dati raccolti negli anni, che mostrano come molti incidenti gravi e mortali siano legati al contatto con parti in tensione, soprattutto durante l’uso di mezzi e attrezzature metalliche che possono trasformarsi in conduttori improvvisi.

Il documento mostra come, nel triennio 2019-2023, siano stati registrati più di mille infortuni di natura elettrica nel settore delle costruzioni. Non si tratta di episodi rari o eccezionali, ma di una realtà che si ripete e che obbliga a ragionare su come prevenire il rischio prima di iniziare le attività. I dati storici raccontano anche un aspetto preciso: la maggior parte degli incidenti più gravi nasce dal contatto diretto con linee elettriche aeree. Questo accade mentre si manovrano pompe per calcestruzzo, gru mobili, piattaforme elevabili o attrezzature simili che possono avvicinarsi alle linee senza che l’operatore se ne accorga. La causa principale è quasi sempre la scarsa consapevolezza del pericolo e la mancanza di informazioni specifiche su distanze, movimenti possibili delle attrezzature e presenza delle linee.

Per comprendere meglio il rischio, il testo illustra come è fatto il sistema elettrico che attraversa città, zone rurali e periferie. Sopra le nostre teste o sotto i nostri piedi esiste una rete immensa che porta energia ovunque. Le reti sono diverse tra loro, cambiano la tensione e cambiano anche le modalità con cui sono costruite e posate. Le linee a bassa tensione sono quelle che raggiungono case e piccole attività. Spesso, soprattutto nei paesi o nelle zone montane, sono ancora visibili su pali a sei o dodici metri d’altezza. Possono essere formate da conduttori isolati oppure, più raramente, da conduttori nudi. In città invece si trovano quasi sempre interrate e protette da sistemi meccanici che le separano dal terreno.

Le reti di media tensione possono arrivare fino a ventimila volt e anche in questo caso possono essere aeree o interrate. Le linee aeree su pali o tralicci sono comuni nelle campagne, mentre in città si preferisce l’interramento. I conduttori possono essere nudi oppure in cavo isolato e questo dettaglio cambia molto il livello di rischio in caso di contatto o avvicinamento. Sopra le reti di media tensione troviamo le reti ad alta e altissima tensione, che possono raggiungere centinaia di migliaia di volt. Sono quasi sempre sostenute da tralicci imponenti e attraversano zone aperte, campagne e lunghe distese tra un centro abitato e l’altro. Anche queste reti, in alcuni tratti urbani, possono essere interrate e protette in modo molto accurato.

Oltre alle linee che appartengono alla distribuzione di energia, esistono altre infrastrutture che possono creare interferenza nei cantieri, come impianti privati, linee di trazione di ferrovie e tram, illuminazione pubblica o sistemi di produzione locale. Questo significa che un cantiere non deve valutare solo la presenza delle linee più visibili, ma anche ciò che può trovarsi nascosto nel terreno o integrato nei fabbricati. Ogni movimento, ogni scavo, ogni installazione può avvicinarsi a qualcosa che non si vede ma che è comunque attivo.

Il testo ricorda come il settore delle costruzioni resti uno dei più colpiti dagli incidenti gravi. La combinazione di mezzi pesanti, lavori in quota, ambiente sempre diverso e presenza di impianti elettrici crea un quadro complesso. Le piattaforme elevabili, le gru, le autopompe, i bracci articolati e molti altri mezzi usati nei cantieri sono spesso costruiti in metallo e possono diventare pericolosi conduttori. Un contatto o un avvicinamento oltre il limite consentito può causare infortuni anche a chi si trova a terra e non sta manovrando il mezzo, perché la corrente può attraversare il veicolo e raggiungere chiunque lo stia toccando.

Per questo la prevenzione nasce prima dell’inizio dei lavori. Ogni attività deve partire da un esame dell’ambiente. Serve osservare cosa c’è sopra e sotto il punto in cui si vuole operare. Bisogna considerare come si muovono le attrezzature, quanto spazio serve per manovrarle e quali spostamenti possono fare. L’articolo 117 del Testo Unico indica le distanze di sicurezza che devono essere sempre rispettate, senza eccezioni. La distanza minima da una linea non protetta può cambiare in base alla tensione. Per esempio tre metri sono richiesti per linee fino a mille volt, tre metri e mezzo per linee fino a trentamila volt, cinque metri per tensioni fino a centotrentaduemila volt e sette metri per tensioni più alte. Queste distanze permettono di evitare non solo il contatto diretto, ma anche l’innesco di un arco elettrico, che può formarsi quando ci si avvicina troppo a una parte in tensione.

Oltre alle distanze, esistono anche limiti legati alle altezze minime dei conduttori nudi. La normativa prevede che le linee a bassa tensione non scendano sotto i cinque metri dal terreno, mentre quelle a media tensione devono essere alte almeno sei metri. Le linee ad alta tensione devono avere un’altezza minima di sei metri e tre, mentre quelle a trecentottantamila volt devono essere alte almeno sette metri e otto. Queste misure permettono ai mezzi di circolare senza rischio, ma ci sono zone in cui i conduttori possono risultare più bassi, per esempio per condizioni climatiche, rilassamento dei cavi o vicinanza di edifici. Per questo l’osservazione diretta del cantiere è sempre fondamentale.

Il documento dedica molto spazio alla necessità di informarsi prima di scavare. Le linee interrate spesso si trovano oltre gli ottanta centimetri, ma questa profondità può variare. Prima di iniziare uno scavo profondo bisogna chiedere informazioni al distributore e a chi possiede il terreno. Una linea interrata non si vede e non fa rumore. Si può colpire con una benna o con un mezzo di scavo in modo improvviso e il danno può essere molto serio. Anche il contatto con una parte interrata può provocare un arco elettrico o una dispersione di corrente che arriva fino all’operatore.

Il testo parla anche della gestione dei gruppi elettrogeni nei cantieri. Quando si usa un gruppo per alimentare attrezzature o baracche di cantiere bisogna verificare che ci sia sempre separazione fisica dalla rete del distributore. Questo evita ritorni di corrente e permette all’impianto di cantiere di funzionare in modo sicuro. È importante anche controllare che le protezioni elettriche siano attive e funzionanti, come il salvavita, i dispositivi per sovraccarico e i sistemi per corto circuito.

Nella fase operativa bisogna ricordare che le linee non visibili possono nascondersi nelle pareti dei fabbricati in ristrutturazione, nei pavimenti, nei soffitti o nel terreno vicino al punto di scavo. Ogni intervento richiede consapevolezza e la certezza che gli operatori abbiano ricevuto formazione specifica. La formazione non deve essere generica, ma collegata ai rischi reali del cantiere, alla presenza delle linee e alle attrezzature che verranno usate. Molti incidenti sono nati da movimenti imprevisti di mezzi come gru o piattaforme, spesso perché l’operatore non conosceva bene la distanza reale tra il braccio del mezzo e i conduttori. Anche un leggero oscillare del mezzo può creare un avvicinamento pericoloso.

Il documento spiega poi cosa fare in caso di infortunio elettrico. La prima regola è non toccare l’infortunato se è ancora in contatto con la linea. Il rischio sarebbe estendersi immediatamente anche a chi prova a soccorrerlo. Bisogna chiamare i soccorsi mantenendo la calma e seguire le indicazioni degli operatori. Solo quando l’alimentazione è interrotta si può avvicinarsi e verificare lo stato della persona. Se ci sono fiamme, non bisogna mai usare acqua prima di essere sicuri dell’interruzione della corrente. Se la vittima è cosciente bisogna restare al suo fianco e monitorarla fino all’arrivo dei soccorsi. Se invece non risponde bisogna verificare respiro e battito e, se assenti, avviare il massaggio cardiaco seguendo le indicazioni degli operatori del numero di emergenza. In presenza di ustioni è necessario usare acqua fresca e non sostanze improvvisate. La scena deve rimanere tranquilla e nessuno deve essere spostato senza motivo.

La parte conclusiva ricorda l’importanza della comunicazione. Segnalare situazioni di pericolo è un dovere. Ogni lavoratore può contattare il distributore locale o il Numero Unico Emergenze per segnalare guasti, linee troppo basse, cavi danneggiati o movimenti insoliti dei conduttori. La prevenzione parte sempre dall’attenzione e dal dialogo. Un cantiere sicuro è un luogo in cui ogni persona sa riconoscere un rischio e sa come comportarsi prima che la situazione diventi pericolosa.

Il testo mostra quindi un quadro completo fatto di analisi, dati, normativa, esempi concreti e indicazioni pratiche. L’obiettivo è aiutare chi lavora nelle costruzioni a sviluppare una sensibilità diversa rispetto alla presenza dell’energia elettrica. Non si tratta di creare paura, ma di costruire un modo di lavorare più consapevole. Ogni linea, ogni conduttore, ogni impianto diventa allora un elemento da considerare con calma, come parte dell’ambiente circostante. Valutare ciò che non si vede è uno dei passaggi più difficili, ma anche più necessari, perché molte linee sono interrate o inserite nelle strutture degli edifici.

Il documento richiama anche l’importanza della collaborazione con gli enti. Chiedere la disalimentazione di una linea quando non è possibile lavorare rispettando le distanze è una scelta corretta. Affrontare un lavoro senza le condizioni minime di sicurezza è sempre un errore. A volte basta poco per evitare un rischio grave. Il modo in cui si pianifica il lavoro influisce direttamente sul benessere degli operatori. Una buona organizzazione permette di prevedere i movimenti delle attrezzature, delimitare le aree, posizionare i mezzi e spiegare a tutti quali zone evitare.

L’energia elettrica continuerà a essere una presenza costante in ogni cantiere e l’unico modo per convivere in sicurezza con questo elemento è la conoscenza. Capire come si distribuisce l’energia, quali sono le caratteristiche delle reti, come si comportano le linee aeree in diverse condizioni climatiche, come si muovono i mezzi metallici vicino ai conduttori, tutto questo consente agli operatori di lavorare con maggiore serenità. La cultura della sicurezza non nasce in un giorno, ma cresce attraverso la formazione, l’esperienza e la capacità di osservare ciò che abbiamo intorno.

IL RISCHIO ELETTRICO NEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI
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Infortuni sul lavoro e le malattie professionali degli immigrati

Gli immigrati costituiscono una risorsa per il Paese e contribuiscono in maniera significativa anche a livello occupazionale. INAIL 2025

Uno studio condotto dalla Consulenza statistico attuariale approfondisce la tematica dei danni da lavoro attraverso l’analisi del fenomeno infortunistico e tecnopatico degli stranieri e fornisce dati, informazioni ed un confronto con gli italiani. È presente anche una sezione dedicata agli infortuni degli studenti e dei rider. Attraverso la descrizione di molteplici variabili viene presentato un quadro completo ed esauriente che si sviluppa con riferimento al quinquennio 2019-2023 e che mette in evidenza aspetti relativi alle diverse comunità di immigrati.


Negli ultimi anni la componente straniera ha dato un contributo determinante al nostro Paese per arginare il declino demografico e aumentare la forza lavoro. La popolazione italiana, infatti, presenta ormai da diversi anni valori negativi sia nel saldo naturale (più morti che nati) che nel saldo migratorio (più partenze che arrivi).

Al contrario, gli immigrati mostrano valori positivi in entrambi i casi. L’immigrazione in Italia, che conta al 1° gennaio 2024 circa 5,3 milioni di stranieri residenti (pari al 10% della popolazione totale), si concentra nelle età lavorative più giovani e comprende anche un numero significativo di minorenni (conseguenza principale dei ricongiungimenti familiari), migliorando la struttura per età del nostro Paese, rallentando il calo della nostra forza lavoro e la quota degli over-65 che sarebbe salita ulteriormente.

Inoltre, la fecondità delle donne straniere, seppur in diminuzione, resta superiore a quella delle italiane, con un’età media al parto delle madri straniere che però sta aumentando, riducendo il divario con le italiane.

Tuttavia, anche il contributo demografico della popolazione straniera è in calo negli ultimi anni. Da un lato diminuiscono i nati stranieri (sia in termini assoluti che rispetto alla popolazione), soprattutto per un adattamento degli stili di vita al paese di residenza, per cui le famiglie immigrate fanno più figli rispetto a quelle italiane, ma meno di quanti ne farebbero in patria; dall’altro anche la popolazione straniera in Italia sta progressivamente invecchiando, anche se l’età media è ancora più bassa di quella degli italiani.

Sul piano economico, si stimano in circa 2,4 milioni gli occupati stranieri, con ruoli lavorativi in settori a media e bassa qualifica, compensando la carenza di manodopera del nostro Paese legata al calo delle nascite e all’aumento dei livelli di istruzione tra i giovani. Gli stranieri, con il 10% della forza lavoro, contribuiscono per il 9% al Pil, con incidenze maggiori in agricoltura, edilizia e ristorazione. Cresce anche l’imprenditoria straniera. Nonostante ciò, persistono disuguaglianze nel mercato del lavoro. Gli immigrati – in particolare extra Ue e donne – sono più esposti al rischio di povertà e percepiscono salari inferiori, anche a parità di istruzione. Le difficoltà includono il mancato riconoscimento dei titoli di studio esteri e un mercato del lavoro fortemente segmentato.

Sotto il profilo della salute e sicurezza, infine, molteplici sono i fattori di criticità della forza lavoro straniera che spesso si trova ad operare in situazioni di irregolarità, di incertezza e sfruttamento. L’essere adibiti, inoltre, ad attività tradizionalmente rischiose e a mansioni più pericolose e pesanti, spesso di tipo manuale, rende il lavoratore straniero più vulnerabile sui luoghi di lavoro al rischio di infortunarsi o ammalarsi e quindi diventa rilevante evidenziare i pericoli a cui sono esposti, il legame con le attività svolte, la tipologia e la gravità delle conseguenze degli eventi lesivi (infortunio o malattia), nonché i territori nazionali più coinvolti.

Infortuni sul lavoro e le malattie professionali degli immigrati contribuiscono in maniera significativa anche a livello occupazionale
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Dossier scuola 2025. Sicurezza nelle scuole

Dossier scuola 2025: dieci anni di impegno per la salute e la sicurezza nelle scuole

L’Inail celebra la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole con la decima edizione del Dossier scuola

In occasione della Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole del 22 novembre, l’Inail presenta la decima edizione del Dossier scuola. La pubblicazione raccoglie progetti e iniziative sulla salute e la sicurezza nel mondo della scuola dedicati agli studenti e alle figure che operano nel sistema educativo, realizzati dalle strutture centrali, regionali e territoriali dell’Istituto nell’anno scolastico 2024-2025. Il prodotto, curato dalla Direzione centrale prevenzione, in collaborazione con la Direzione centrale pianificazione e comunicazione, comprende anche una sezione a cura della Direzione centrale patrimonio, che fornisce un aggiornamento sulle attività per il rinnovo del patrimonio edilizio scolastico e una dedicata alla rilevazione statistica degli infortuni denunciati da studenti e insegnanti delle scuole pubbliche statali nel corso dell’ultimo anno scolastico, curata dalla Consulenza statistico attuariale.

Il Dossier compie dieci anni: l’esperienza dell’Inail per la diffusione della cultura della prevenzione nelle scuole. Nel corso degli ultimi dieci anni, sono stati coinvolti quasi 300mila studenti insieme ai docenti e ad altre figure della comunità scolastica. L’analisi delle iniziative di prevenzione raccolte nelle dieci edizioni del Dossier scuola indica alcune tendenze prevalenti: il target di destinatari a cui la maggior parte delle iniziative si rivolge è rappresentato dagli studenti degli istituti secondari di secondo grado; rispetto alle metodologie didattiche adottate, si è riscontrato con maggiore frequenza il ricorso ad incontri informativi e formativi, integrati da esperienze pratiche, attività artistiche, contest e testimonianze di persone infortunate, pur riscontrando, negli ultimi anni, l’introduzione di approcci innovativi, quali gamification e strumenti digitali. Sul piano dei contenuti, la tematica affrontata in modo trasversale risulta essere la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, intesa come insieme dei principi generali della materia. Tra i rischi più frequentemente esaminati si riscontrano il rischio stradale e quello di infortunio nel settore edile, seguiti da ulteriori rischi specifici.

Più sicurezza a scuola: prevenzione e copertura assicurativa. L’attenzione dell’Istituto al mondo scolastico, attraverso la sua mission prevenzionale e assicurativa prosegue, rafforzato anche dalle recenti innovazioni normative. Con la legge n. 21 del 2025, l’igiene e la sicurezza nei luoghi di lavoro entrano ufficialmente tra i contenuti obbligatori dell’insegnamento di educazione civica, con l’obiettivo di formare studenti consapevoli dei rischi, diffondere la cultura della prevenzione e fornire strumenti pratici per affrontare situazioni potenzialmente pericolose. A partire dall’anno scolastico 2025-2026, c’è un’ulteriore novità: grazie alla legge n. 109 del 2025, l’assicurazione Inail diventa strutturale e permanente per tutto il personale scolastico e per gli studenti. La copertura si estende agli infortuni e alle malattie professionali, contribuendo alla creazione di un ambiente di apprendimento più sicuro e tutelato.

Rotoli: “Uno strumento di orientamento per il futuro”. “Il Dossier scuola 2025 si propone non solo come una rassegna delle esperienze maturate – spiega il direttore centrale prevenzione, Ester Rotoli – ma anche come uno strumento di orientamento per il futuro, con l’obiettivo di rafforzare la cultura della prevenzione e della sicurezza in tutte le componenti del sistema scolastico”.

Fonte INAIL

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