RECIPIENTI A PRESSIONE

Istruzioni per la prima verifica periodica ai sensi del d.m. 11 aprile 2011

Pubblicazione realizzata da Inail Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici

L’articolo 71, comma 11, del d.lgs. 81/08 e s.m.i. prescrive che le attrezzature di lavoro elencate nell’allegato VII al medesimo decreto siano sottoposte a verifiche periodiche volte a valutarne lo stato di conservazione e di efficienza ai fini della sicurezza.

Inail è l’ente preposto alla effettuazione, diretta o avvalendosi di soggetti pubblici o privati abilitati, della prima di tali verifiche, attraverso le unità operative territoriali che operano sull’intero territorio nazionale.

In tale contesto, considerati il ruolo di titolare della prima verifica periodica che il d.m. 11 aprile 2011 ha riconosciuto all’Istituto e la volontà di uniformare il comportamento delle proprie unità operative territoriali, il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici dell’Inail ha elaborato dei documenti che descrivono le modalità tecnico-amministrative per la conduzione della prima verifica periodica.

Nello specifico il presente elaborato descrive le fasi di cui si compone l’attività tecnica di prima verifica periodica dei recipienti a pressione.

Le istruzioni elaborate non costituiscono ovviamente un riferimento vincolante, ma vogliono piuttosto proporsi come esempio di armonizzazione su scala nazionale dell’approccio alla prima verifica periodica, definendo modalità per la conduzione dei controlli che possano essere di pratica utilità per tutti i soggetti coinvolti (soggetti abilitati e operatori di Asl/Arpa), anche al fine di garantire indicazioni e comportamenti coerenti all’utenza.

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la vaccinazione nei luoghi di lavoro

Indicazioni ad interim per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 nei luoghi di lavoro

Il presente documento tecnico intende fornire indicazioni per la vaccinazione anti-SARSCoV-2/COVID-19 nei luoghi di lavoro, in coerenza con il “Piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione delle infezioni da SARS-CoV-2” e le “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19” di cui al decreto del Ministero della Salute del 12 marzo 2021.

Le aziende, singolarmente o in gruppi organizzati, per il tramite delle Associazioni di categoria di riferimento, possono attivare punti vaccinali territoriali anti-SARS-CoV-2/
COVID-19 destinati alla vaccinazione delle lavoratrici e dei lavoratori, anche con il
coinvolgimento dei medici competenti.

La vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 effettuata nell’ambiente di lavoro, anche se affidata al medico competente (ove presente/disponibile) o ad altri sanitari convenzionati con il Datore di Lavoro, rappresenta un’iniziativa di sanità pubblica, finalizzata alla tutela della salute della collettività e non attiene strettamente alla prevenzione nei luoghi di lavoro. Pertanto la responsabilità generale e la supervisione dell’intero processo rimane in capo al Servizio Sanitario Regionale, per il tramite dell’Azienda Sanitaria di riferimento.

Nell’implementazione delle presenti indicazioni e nello spirito di supporto all’iniziativa, le singole Regioni e Province Autonome terranno in considerazione le specificità del tessuto produttivo.

Fermo restando che la fornitura dei vaccini è a carico della Struttura di supporto al Commissario straordinario per l’emergenza COVID-19 per il tramite dei Servizi Sanitari Regionali competenti, la realizzazione dei punti vaccinali territoriali nei luoghi di lavoro e relativi oneri è a carico delle aziende promotrici dei punti vaccinali stessi.

L’istituzione di tali punti vaccinali dovrà garantire tutti i requisiti di efficacia, efficienza e sicurezza previsti per tutti i cittadini in ogni contesto della campagna vaccinale.

Ai fini della istituzione dei punti vaccinali territoriali e della realizzazione della campagna vaccinale nei luoghi di lavoro, costituiscono presupposti imprescindibili:
1. la disponibilità di vaccini
2. la disponibilità dell’azienda
3. la presenza / disponibilità del medico competente o di personale sanitario come di seguito specificato
4. la sussistenza delle condizioni di sicurezza per la somministrazione di vaccini
5. l’adesione volontaria ed informata da parte delle lavoratrici e dei lavoratori
6. la tutela della privacy e la prevenzione di ogni forma di discriminazione delle lavoratrici e dei lavoratori

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Riammissione lavoratori dopo assenza Covid

Indicazioni per la riammissione in servizio dei lavoratori dopo assenza per malattia Covid-19 correlata

Il presente documento intende offrire indicazioni procedurali circa la riammissione in servizio dopo assenza per malattia COVID-19 correlata e la certificazione che il lavoratore deve produrre al datore di lavoro.

Alla luce della normativa vigente a livello nazionale e del “Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro” siglato in data 6 aprile 2021, le fattispecie che potrebbero configurarsi sono quelle di seguito indicate.

In merito al reintegro progressivo di lavoratori dopo l’infezione da COVID-19, coloro che si sono ammalati e che hanno manifestato una polmonite o un’infezione respiratoria acuta grave, potrebbero presentare una ridotta capacità polmonare a seguito della malattia (anche fino al 20-30% della funzione polmonare) con possibile necessità di sottoporsi a cicli di fisioterapia respiratoria.

Situazione ancora più complessa è quella dei soggetti che sono stati ricoverati in terapia intensiva, in quanto possono continuare ad accusare disturbi rilevanti, la cui presenza necessita di particolare attenzione ai fini del reinserimento lavorativo.

Pertanto il medico competente, ove nominato, per quei lavoratori che sono stati affetti da COVID-19 per i quali è stato necessario un ricovero ospedaliero, previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione secondo le modalità previste dalla normativa vigente, effettua la visita medica prevista dall’art.41, c. 2 lett. e-ter del D.lgs. 81/08 e s.m.i (quella precedente alla ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi), al fine di verificare l’idoneità alla mansione – anche per valutare profili specifici di rischiosità – indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia.

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Profilassi dell’ipoacusia professionale da rumore

L’esposizione a rumore eccessivo sul lavoro danneggia l’udito.

La Suva, in veste di organo di vigilanza e consulenza in base al mandato conferitole per legge, si impegna sul fronte della prevenzione dei danni all’udito effettuando annualmente visite negli audiomobili su circa 25000 lavoratori esposti a rumori pericolosi per l’udito.

Questo opuscolo illustra le basi e gli obiettivi della profilassi delle ipoacusie professionali e la procedura degli esami dell’udito negli audiomobili.

Viviamo nell’era della tecnica, circondati dal rumore dei motori, delle macchine e di apparecchiature di ogni genere.

Il nostro tenore di vita, a cui nessuno vorrebbe rinunciare, è il frutto del progresso tecnologico. Ma non mancano i lati negativi, tra cui, appunto, il rumore.

Si definisce rumore ogni tipo di suono capace di disturbare, infastidire o addirittura intaccare l’integrità psicofisica dell’individuo. Molte sono le persone esposte al rumore sia sul lavoro che durante il tempo libero.

Le esposizioni di lunga durata o di forte intensità causano una perdita irreversibile della capacità uditiva. La Suva ha stimato che in Svizzera vi sono tuttora oltre 200000 persone, occupate in 20000 aziende circa, esposte a rumore pericoloso per l’udito.

In collaborazione con i datori di lavoro e i lavoratori, la Suva si impegna, in qualità di organo di consulenza e di sorveglianza, a prevenire i danni all’udito causati dal rumore sul luogo di lavoro.

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Galvanotecnica

Lista di controllo SUVA

Conoscete i pericoli legati al trattamento delle superfici nella vostra azienda?

Questa lista di controllo aiuta a verificare se i rischi sono sotto controllo e propone diverse misure per garantire la sicurezza e la tutela della salute sul lavoro.

La galvanostegìa (composto di galvano- e del greco στέγω, «coprire») è una tecnica, usata per lo più in ambito industriale, che permette di ricoprire un metallo non prezioso con un sottile strato di un metallo più prezioso o più nobile o passivabile sfruttando la deposizione elettrolitica

Ecco i pericoli principali:
• vapori nocivi per la salute (intossicazioni, malattie delle vie respiratorie)
• prodotti chimici corrosivi (causticazioni)
• incendi ed esplosioni
Con la presente lista di controllo potete individuare meglio queste fonti di pericolo.

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La resina epossidica

La resina epossidica danneggia la pelle

Documento SUVA

Al di là delle definizioni “tecniche”, la resina epossidica è un prodotto liquido che se esposto ad una temperatura minima di 10-15°C, inizia a catalizzare diventando quindi solida.

Durante l’applicazione della resina epossidica viscosa occorre evitare qualsiasi contatto con la pelle.

La resina viscosa può causare malattie cutanee.

Guanti, pantaloni e indumenti adatti a maniche lunghe garantiscono una buona protezione.

Per evitare malattie cutanee è indispensabile proteggersi.

Può avere un effetto dannoso ed è proprio per questo che occorre evitare che la pelle venga a contatto con questa sostanza viscosa.

Chi lavora con la resina epossidica può sviluppare gravi malattie cutanee e delle vie respiratorie.

Spesso la resina è utilizzata come rivestimento di pavimenti.

Quando la si manipola, è possibile che questa venga a contatto con la pelle.

Le persone che lavorano con questa sostanza viscosa possono ammalarsi; purtroppo il numero dei casi di malattia legati alla resina epossidica non accenna a diminuire.

Per i malati gravi la Suva emana una decisione di inidoneità, questo significa che queste persone non devono più lavorare nell’attuale ambiente o esercitare la loro professione.

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VVF Cert – Prodotti Omologati

VVF Cert – Prodotti Omologati e Certificati dai VV.F.

nasce dall’esigenza, della Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, di dare sempre risposte certe e sicure al cittadino e in particolare sulla verifica e sulla certificazione di prodotti testati dai Vigili del Fuoco o certificati dal Centro Studi ed Esperienze dei Vigili del Fuoco.

Dove laboratori specializzati, con personale altamente formato, seguendo precise procedure verificano e provano i materiali e i prodotti sulla base delle direttive date dalle normative vigenti e dalla conformità dei materiali usati per produrli.

Uno staff del Centro Studi ed Esperienze, dopo i dovuti passaggi, crea un elenco normato che raccoglie i dati dei prodotti stessi.

L’applicazione consente a tutti con semplicità di identificare e quindi verificare, tramite codice, denominazione o tipologia il prodotto stesso e la sua certificazione in uso.

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