Esposizione ad amianto direttiva europea
Esposizione ad amianto: le nuove indicazioni della direttiva europea 2023/2668. INAIL 2025
Il documento spiega perché l’amianto è ancora un problema serio per la salute e quali sono le nuove indicazioni della Direttiva Europea 2023/2668. L’amianto è stato classificato come cancerogeno certo già dal 1997. Tutti i suoi minerali sono pericolosi e provocano tumori e danni agli organi dopo esposizioni ripetute. Le frasi di rischio principali sono H350 (“può provocare il cancro”) e H372 (“provoca danni agli organi in caso di esposizione prolungata”).
Nell’Unione Europea l’amianto ha causato molte malattie anche decenni dopo l’esposizione. Nel 2019 si stimano oltre 71.000 morti tra i lavoratori. Molti casi riguardano tumori polmonari, e l’88% di questi è legato all’amianto. Un’altra malattia molto comune è il mesotelioma pleurico, per cui il 92% dei casi dipende dall’amianto. Ci sono anche altre patologie: asbestosi, tumori gastrointestinali, della laringe, delle ovaie e del testicolo, oltre a malattie pleuriche non maligne. Il tempo di latenza è molto lungo, spesso più di 30 anni, quindi molte persone si ammalano molti anni dopo il contatto. Per questo il numero reale di malati è probabilmente più alto.
L’esposizione professionale avviene in tanti contesti diversi. Oggi il rischio maggiore deriva dai materiali che contengono amianto negli edifici, negli impianti industriali, nei mezzi di trasporto e nei rifiuti. Esiste anche l’esposizione naturale, come negli scavi di gallerie o nelle cave. Altri rischi riguardano chi fa campionamenti e analisi di laboratorio, perché durante il prelievo o la preparazione dei campioni possono liberarsi fibre.
Nei cantieri di bonifica i livelli di amianto nell’aria variano molto. Sono più alti quando si lavora con materiali friabili e più bassi quando i materiali sono compatti e in buono stato. Il rischio dipende dalla tipologia di materiale, dalla sua conservazione, dal tipo di lavorazione e dalle misure di sicurezza.
La Direttiva 2023/2668 definisce tre forme di esposizione:
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Attiva: riguarda chi manipola direttamente amianto o materiali che lo contengono, come nelle bonifiche, negli scavi in Pietre Verdi, nella gestione dei rifiuti o in lavori di demolizione e manutenzione.
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Passiva: riguarda chi lavora vicino a persone esposte o in locali dove sono presenti materiali con amianto.
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Secondaria: riguarda chi respira fibre portate a casa da lavoratori esposti, tramite abiti o capelli.
L’obiettivo della direttiva è ridurre al minimo il numero dei lavoratori esposti e la concentrazione di amianto nell’aria. I datori di lavoro devono valutare tutti i rischi e adottare misure di prevenzione adeguate.
La direttiva elenca vari gruppi di lavoratori a rischio: imprese di bonifica, aziende edili, personale che opera in presenza di Pietre Verdi, impianti di trattamento rifiuti, artigiani che fanno manutenzioni, e squadre di emergenza come vigili del fuoco e protezione civile. Anche chi fa campionamenti e analisi è considerato esposto, perché può liberare fibre durante il lavoro.
Per l’esposizione accidentale, se si scopre amianto durante le attività, il lavoro deve fermarsi subito. Serve una valutazione del rischio prima di riprendere.
In Europa si stima che tra 5 e 7 milioni di lavoratori possano essere esposti. L’80% lavora nel settore delle costruzioni, spesso con esposizioni passive o accidentali. Le esposizioni naturali sono meno frequenti, circa il 6%.










