Impatto ambientale sul suolo

Aggiornate le Linee guida ISPRA sul monitoraggio del carbonio nel suolo per biocarburanti e biomasse

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha approvato l’aggiornamento 2026 delle “Linee guida per la redazione dei piani di monitoraggio o di gestione dell’impatto sulla qualità del suolo e sul carbonio nel suolo”, previste dall’articolo 42, comma 6, del D.Lgs. 199/2021. Le Linee guida interessano gli operatori economici che producono biocarburanti, bioliquidi e combustibili da biomassa a partire da rifiuti e residui provenienti da terreni agricoli.

L’aggiornamento recepisce nelle metodologie ISPRA le 2019 Refinement to the 2006 IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories e sostituisce, per la parte interessata, la precedente versione approvata nel 2023. L’intervento riguarda in particolare la sezione 3, dedicata al piano di monitoraggio del contenuto di carbonio nel suolo.

Tra gli aspetti di maggiore rilievo figura la revisione delle modalità di determinazione dello stock di carbonio organico nel suolo (SOC). In assenza di dati specifici, le Linee guida mettono a disposizione valori di stock medio per ettaro differenziati per Regione, tipologia colturale, sistema di gestione, asportazione dei residui ed eventuale apporto di materiale organico trattato.

La nuova metodologia introduce inoltre una significativa semplificazione: non è più necessario stimare separatamente la quantità dei residui colturali asportati e il relativo stock di carbonio. L’effetto dell’asportazione dei residui e dell’eventuale reintegro di materiale organico trattato è già considerato attraverso il fattore relativo agli input di sostanza organica al suolo.

Per la valutazione delle variazioni dello stock di carbonio, il documento assume, secondo l’impostazione IPCC, un periodo di riferimento di 20 anni per il raggiungimento di un nuovo equilibrio del carbonio nel terreno. In presenza di campionamenti diretti, tale periodo deve invece essere rapportato all’intervallo effettivamente trascorso tra le rilevazioni.

Restano centrali gli obblighi previsti dal D.Lgs. 199/2021: gli operatori interessati devono disporre di appositi piani di monitoraggio o di gestione dell’impatto sulla qualità del suolo e sul carbonio nel suolo, comunicando a ISPRA le informazioni relative al rispetto di tali piani.

Il decreto di approvazione è pubblicato sul sito istituzionale del MASE e della sua adozione è prevista comunicazione in Gazzetta Ufficiale.

Per gli operatori della filiera delle biomasse agricole diventa opportuno verificare i piani di monitoraggio già predisposti e adeguare metodologie, parametri e calcoli alle nuove Linee guida ISPRA 2026.


Aggiornate le Linee guida ISPRA sul monitoraggio del carbonio nel suolo per biocarburanti e biomasse
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Il mercato dell’eLearning

Nel 2026 il mercato dell’eLearning è in forte espansione, con un fatturato globale previsto di 320,96 miliardi di dollari e una crescita rapida.

Statistiche sull’eLearning 2026: le migliori proposte 

  • Il mercato dell’apprendimento online si è espanso del 900% dal 2000.
  • Si prevede che il mercato dell’e-learning raggiungerà i 320,96 miliardi di dollari.
  • Gli studenti memorizzano dal 25% al ​​60% di informazioni in più attraverso l’apprendimento online.
  • 4 aziende su 10 della classifica Fortune 500 utilizzano l’e-learning per la formazione dei dipendenti.
  • Quasi il 73% degli studenti statunitensi desidera continuare a seguire le lezioni online anche dopo la pandemia.
  • L’adozione dell’intelligenza artificiale nell’eLearning ha incrementato il coinvolgimento degli studenti dell’80%.
  • Quasi l’85% degli insegnanti utilizza strumenti di apprendimento digitale per migliorare il coinvolgimento degli studenti.
  • Oltre il 93% delle aziende a livello globale prevede di adottare l’eLearning.
  • Grazie all’utilizzo dell’e-learning, il coinvolgimento dei dipendenti è aumentato del 18%.

Statistiche del settore eLearning per il 2026

  • Si prevede che il mercato dell’e-learning raggiungerà l’impressionante cifra di 320,96 miliardi di dollari.

Entro il 2028, si prevede che le dimensioni del mercato raggiungeranno circa 539,88 miliardi di dollari, con un forte tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 14,1% dal 2024 al 2028.

Questa crescita illustra un mercato dinamico, in continua evoluzione e prosperità, che parte da una dimensione di mercato di 281,22 miliardi di dollari nel 2023.

Allo stesso tempo, si prevede che il mercato della formazione universitaria online genererà 120,70 miliardi di dollari, mentre i certificati professionali dovrebbero contribuire con 6,04 miliardi di dollari.

Ciò porta il fatturato totale del mercato dell’istruzione online a una cifra stimata di 203,81 miliardi di dollari nel 2025, con proiezioni che indicano una possibile crescita fino a 279,30 miliardi di dollari entro il 2029.

Crescita dell’istruzione online: statistiche

  • L’apprendimento online è cresciuto del 900% nel corso degli anni.

Il mercato dell’apprendimento online a livello mondiale è cresciuto di nove volte dal 2000. È il mercato in più rapida crescita nel settore dell’istruzione.

Fonte: Oxford College.

Quante persone preferiscono imparare online?

  • Oltre il 69% degli studenti in tutto il mondo ha dichiarato di preferire opzioni di apprendimento completamente online, ibride o miste.

D’altro canto, il 31% degli studenti ha affermato di preferire l’insegnamento in presenza.

Fonte: Edscoop .

  • Il 41% dei laureati statunitensi ha dichiarato di preferire la formazione online a quella tradizionale.

Negli Stati Uniti, due studenti su cinque ritengono che la formazione online abbia contribuito alla loro crescita complessiva rispetto all’esperienza tradizionale.

Fonte: Statista.

  • Il 96% degli studenti universitari che seguono corsi online ha dichiarato che consiglierebbe l’apprendimento online.

Secondo i dati di Best Colleges, il 93% dei laureati ha affermato che la propria formazione online si tradurrà in un ritorno positivo sull’investimento.

Nel frattempo, il 75% degli studenti ha affermato che la formazione online è migliore o equivalente all’apprendimento in presenza.

  • Il 36% degli studenti ha affermato che completare un corso online è più facile che studiare in aula.

Uno studio condotto dall’Università di Oxford nel Regno Unito ha evidenziato che quasi 2 studenti su 5 hanno affermato che studiare e completare un corso online è stato più facile che completare gli studi in presenza.

Comparativamente, il 29% degli studenti non era d’accordo e ha affermato che era altrettanto difficile.

Fonte: Oxford College.

  • Il 95% degli studenti ha affermato di essere in grado di memorizzare le informazioni grazie all’utilizzo di materiali didattici basati su video.

Fonte: research.com.

Statistiche sulle scuole e sugli studenti che utilizzano la piattaforma di e-learning.

  • Il 98% delle università offre ormai corsi online.

La tendenza all’istruzione online, iniziata durante la pandemia, continua anche dopo la sua conclusione, e oltre 9 scuole su 10 offrono qualche forma di programma di apprendimento online.

  • La regione Asia-Pacifico registra la più alta presenza di studenti sulle piattaforme di e-learning.

Nella regione, 28 milioni di nuovi studenti si sono iscritti a 68 milioni di corsi online. Dopo l’Asia-Pacifico, seguono Nord America, Europa e America Latina.

  • L’età media di uno studente online a livello globale è di 32 anni.

Gli studenti più anziani dei corsi di e-learning hanno un’età media di 34 anni, mentre il più giovane ne ha 29.

Fonte: Coursera.

  • Il 60% degli studenti universitari ha seguito almeno un corso online.

Circa il 30% degli studenti ha seguito esclusivamente corsi online, mentre il restante 30% ha avuto una parte dei corsi online.

Fonte: Migliori università.

  • La maggior parte degli studenti universitari iscritti a corsi di laurea quadriennali presso istituzioni pubbliche ha seguito lezioni online.

Il 61% degli studenti universitari era iscritto ad almeno un corso online, mentre la percentuale scendeva al 56% per gli studenti laureati.

Statistiche sull’e-learning aziendale

  • Le aziende hanno raggiunto un livello di coinvolgimento dei dipendenti superiore al 18% grazie all’adozione di tecnologie di e-learning.

L’eLearning non deve essere limitato agli istituti scolastici.

Le tecnologie di e-learning rappresentano una risorsa preziosa per le aziende che desiderano formare efficacemente i propri dipendenti, e questo approccio si sta dimostrando estremamente vantaggioso.

Il coinvolgimento e la produttività dei dipendenti aumentano considerevolmente quando vengono forniti loro materiali didattici.

Fonte: Global News Wire.

  • Si prevede che il mercato dell’eLearning aziendale raggiungerà un valore di 44,6 miliardi di dollari entro la fine del 2028.

Nel 2021, il mercato del settore aveva un valore di 22,5 miliardi di dollari. Si prevede che il mercato crescerà a un tasso medio del 10,5% su base annua.

  • L’eLearning richiede in genere dal 40% al 60% di tempo in meno da parte dei dipendenti.

Rispetto alla formazione tradizionale in aula, i dipendenti impiegano meno della metà del loro tempo per apprendere una nuova competenza tramite l’e-learning.

Fonte: settore dell’e-learning.

  • Circa il 40% delle aziende Fortune 500 a livello mondiale utilizza l’eLearning per la formazione.

Due aziende su cinque della classifica Fortune 500 utilizzano regolarmente l’eLearning. Inoltre, le grandi aziende di tutto il mondo erogano un quarto della formazione online.

Fonte: Skill Scouter.

  • Il 90% delle aziende a livello globale offre ai propri dipendenti una qualche forma di formazione digitale.

Secondo uno studio condotto da LinkedIn, il 68% dei dipendenti preferisce imparare sul posto di lavoro, mentre il 58% desidera imparare secondo i propri ritmi. Il 49%, infine, vuole imparare quando ne ha bisogno.

Fonte: LinkedIn

  • Le aziende con un’ampia offerta di formazione online generano un fatturato per dipendente superiore del 218%.

Secondo Deloitte, un dipendente medio dedica l’1% del suo tempo settimanale alla formazione.

Il tempo investito nella formazione aiuta i dipendenti a rimanere aggiornati sulle ultime tendenze, a migliorare le proprie competenze e a conoscere gli sviluppi del settore.

Fonte: eLearning Industry, Deloitte.

  • Per IBM, ogni dollaro investito nella formazione online si è tradotto in un aumento di produttività pari a 30 dollari.

Questo ha permesso loro di risparmiare 200 milioni di dollari dopo il passaggio all’eLearning. Ciò è dovuto al fatto che i dipendenti, grazie alle nuove competenze acquisite, sono stati in grado di lavorare più velocemente.

Fonte: Shift Learning.

  • Il 61% degli esperti ha affermato che la loro priorità principale è colmare il divario di competenze introducendo l’eLearning.

Tra le altre priorità principali figuravano la promozione della crescita organizzativa (46%), il miglioramento del coinvolgimento dei dipendenti (44%) e l’aumento della soddisfazione lavorativa (34%).

Fonte: Udemy.

Sistema di gestione dell’AI

Sistema di gestione dell’AI: il recepimento europeo.

Lo standard ISO/IEC 42001, già adottato nel corpus normativo nazionale, viene recepito dal CEN-CENELEC.

L’intelligenza artificiale e i suoi molteplici utilizzi sono sempre di più parte del tessuto industriale e non solo. Da oggi la sua gestione potrà essere più sicura e responsabile, grazie al recepimento europeo della UNI CEI EN ISO/IEC 42001 che descrive il sistema di gestione dell’intelligenza artificiale.

Già adottato da UNI nel 2024 grazie al lavoro della UNI/CT 533 coordinata da UNINFO, lo standard entra nel corpus normativo europeo. In questo frangente, la UNI CEI EN ISO/IEC 42001 potrà essere considerata come una delle norme sviluppate per rispondere ad eventuali Standardisation Request che la Commissione europea potrà emanare per supportare l’attuazione dell’AI Act.

Entrando nello specifico, la UNI CEI EN ISO/IEC 42001 stabilisce come gestire i rischi, la trasparenza e la documentazione dei processi, seguendo quanto descritto dall’AI Act. Il Regolamento europeo, oltre a rappresentare il primo intervento legislativo su scala mondiale, affronta organicamente il tema dell’Intelligenza Artificiale, del suo uso corretto e della sua commercializzazione. L’AI Act fornisce quindi determinati obblighi ai fornitori e produttori tecnologie di IA, gestendo l’autorizzazione dei sistemi di intelligenza artificiale nel mercato unico dell’UE.

L’obiettivo della UNI CEI EN ISO/IEC 42001 è quello di supportare le organizzazioni pubbliche e private che sviluppano, utilizzano o intendono adottare responsabilmente sistemi di intelligenza artificiale. Inoltre, la struttura della norma si basa sulla Harmonized Structure (HS) e consente dunque l’allineamento con altre norme sui sistemi di gestione, offrendo così un quadro comune in termini di terminologia e struttura.

L’impegno di UNI per “un mondo fatto bene” è stato lampante nell’adozione dello standard fin dal 2024 e si concretizza tutti i giorni anche nella sua offerta formativa. Il centro di formazione UNITRAIN propone infatti il corso “UNI ISO/IEC 42001:2024: Sistemi di Gestione per l’Intelligenza Artificiale. Implicazioni di governance, rischi e opportunità“, disponibile su richiesta e per percorsi di approfondimento in house.

Fonte uni.com


L’Intelligenza Artificiale (AI) è una disciplina dell’informatica che permette a computer e macchine di simulare processi cognitivi umani. Questo include la capacità di apprendere dai dati, ragionare, pianificare, risolvere problemi complessi e comprendere il linguaggio naturale.

Oggi l’AI non è più solo una teoria accademica, ma una tecnologia trasformativa integrata nella vita quotidiana e nel lavoro

A differenza del software tradizionale basato su regole rigide scritte dai programmatori, l’AI moderna si basa sui dati.

Rischio infettivo in ambito sanitario

Sicurezza sanitaria: prevenire le infezioni trasmissibili per via ematica

La prevenzione delle infezioni trasmissibili attraverso sangue e liquidi biologici rappresenta un elemento essenziale della sicurezza per chi opera nel settore sanitario. La pubblicazione Suva dedicata al tema raccoglie misure concrete per ridurre il rischio professionale, con particolare attenzione a HIV, epatite B ed epatite C.

Tra le situazioni più critiche figurano le ferite da ago o da strumenti taglienti, il contatto di sangue con mucose o cute lesionata e gli schizzi di liquidi biologici. Le ferite provocate da aghi cavi e altri oggetti taglienti sono indicate come la causa più frequente di esposizione professionale del personale sanitario.

La prevenzione deve basarsi su più livelli di protezione. Le misure tecniche, come l’impiego di dispositivi di sicurezza, hanno priorità e vanno affiancate da una corretta organizzazione del lavoro, dalla formazione del personale e dall’uso appropriato dei dispositivi di protezione individuale. Guanti adeguati, occhiali, visiere, mascherine e camici impermeabili diventano indispensabili quando esiste il rischio di contatto o di spruzzi di sangue e altri liquidi biologici.

Particolare attenzione deve essere dedicata anche all’igiene: dopo ogni attività sul paziente, e anche dopo aver tolto i guanti, è raccomandata la disinfezione delle mani. Strumenti, oggetti e superfici contaminati devono inoltre essere trattati secondo procedure di pulizia e disinfezione definite.

Un altro pilastro della prevenzione è la vaccinazione contro l’epatite B, raccomandata per il personale che può entrare in contatto con sangue o liquidi biologici potenzialmente infettivi. La formazione periodica e la presenza di un responsabile della sicurezza completano un sistema di prevenzione che deve coinvolgere l’intera organizzazione sanitaria.

In caso di esposizione accidentale è fondamentale agire rapidamente: la pubblicazione prevede misure immediate, valutazione medica del rischio e, quando indicato, procedure di profilassi post-esposizione. L’obiettivo è duplice: proteggere il lavoratore interessato e analizzare l’evento per evitare che incidenti analoghi possano ripetersi.

Il messaggio chiave è semplice: la sicurezza nasce dalla combinazione di dispositivi adeguati, procedure corrette, formazione, vaccinazione e capacità di intervenire tempestivamente dopo un’esposizione.

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Tecnologie di gestione degli accessi nelle zone di lavoro stradale

Analisi del bisogno, quadro normativo e scenario di mercato globale nelle tecnologie di gestione degli accessi nelle zone di lavoro stradale. INAIL 2026

Cantieri stradali più sicuri: innovazione, tecnologie intelligenti e nuove opportunità di sviluppo

La sicurezza nelle zone di lavoro stradale rappresenta uno degli ambiti a maggiore criticità per lavoratori e utenti della strada. Velocità eccessiva, distrazione dei conducenti, condizioni ambientali sfavorevoli e una limitata percezione del pericolo sono tra i principali fattori di rischio che caratterizzano i cantieri e le aree operative a contatto con il traffico.

È in questo scenario che si inserisce lo studio INAIL dedicato all’analisi del bisogno, del quadro normativo e dello scenario di mercato globale nelle tecnologie di gestione degli accessi nelle zone di lavoro stradale.

L’analisi mette in evidenza un crescente bisogno di superare il modello basato esclusivamente sulla segnaletica e sulla delimitazione tradizionale, affiancandovi sistemi attivi e intelligenti capaci di intercettare situazioni critiche e aumentare la consapevolezza del rischio da parte di lavoratori e utenti.

Dalla segnaletica tradizionale ai sistemi intelligenti

Lo studio individua tre segmenti tecnologici strettamente connessi: sistemi di controllo degli accessi, segnaletica stradale e di sicurezza e materiali per la segnaletica e la delimitazione.

Si tratta di mercati interessati da una progressiva evoluzione verso digitalizzazione, sensoristica, automazione e soluzioni integrate. In particolare, nella segnaletica temporanea emerge una crescente integrazione con strumenti di intelligenza artificiale, mentre nel controllo degli accessi acquistano sempre maggiore importanza sicurezza, affidabilità e interoperabilità.

Il quadro normativo, pur mantenendo centrale il ruolo della segnaletica regolamentata, consente inoltre l’impiego, previa autorizzazione, di dispositivi integrativi e innovativi coerenti con i requisiti di sicurezza e affidabilità.

Le barriere modulari laser come caso di studio

Al centro dell’approfondimento vi sono le barriere modulari laser, individuate come tecnologia emergente per la protezione delle zone di lavoro stradale.

L’analisi brevettuale internazionale ha evidenziato una significativa attività innovativa nel più ampio settore delle barriere e dei sistemi di sicurezza, concentrata in particolare negli Stati Uniti, in Europa e nell’area Asia-Pacifico.

Allo stesso tempo, lo studio rileva l’assenza di soluzioni specificamente destinate alla protezione delle aree di lavoro stradali mediante barriere modulari laser, nonostante la presenza di tecnologie analoghe già sviluppate per la sicurezza delle macchine industriali. Un gap tecnologico e applicativo che apre nuove prospettive per ricerca, sviluppo, protezione della proprietà intellettuale e trasferimento tecnologico.

Un mercato orientato verso soluzioni integrate

Le prospettive di mercato confermano una crescente domanda di sistemi in grado di migliorare la sicurezza nelle working zones senza sostituire la segnaletica prevista dalle norme, ma rafforzandone l’efficacia.

La convergenza tra controllo degli accessi, segnaletica intelligente e nuovi materiali apre quindi nuove opportunità per soluzioni capaci di combinare prevenzione, rilevamento del rischio e maggiore protezione degli operatori.

Lo studio sottolinea, in particolare, le opportunità di sviluppo presenti nei mercati europeo, nordamericano e dell’Asia-Pacifico e la crescente attenzione verso tecnologie digitali, sensoristiche e di automazione.

Innovare per prevenire

L’obiettivo non è sostituire gli strumenti di sicurezza già esistenti, ma renderli più efficaci attraverso tecnologie in grado di adattarsi a contesti operativi dinamici e ad elevata esposizione al rischio.

L’integrazione tra analisi del bisogno, normativa, evoluzione tecnologica, mercato e panorama brevettuale può così diventare un modello utile per individuare nuove opportunità di innovazione e orientare ricerca e trasferimento tecnologico verso soluzioni con un concreto impatto sulla prevenzione.

La sicurezza dei cantieri stradali si conferma quindi un terreno strategico nel quale innovazione tecnologica e tutela dei lavoratori possono procedere insieme, contribuendo allo sviluppo di ambienti di lavoro e infrastrutture sempre più sicuri.

Analisi del bisogno, quadro normativo e scenario di mercato globale nelle tecnologie di gestione degli accessi nelle zone di lavoro stradale
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Biostimolanti nello sviluppo di sistemi agricoli sostenibili

Biostimolanti, una risorsa per un’agricoltura più sostenibile

Una pubblicazione Inail del 2026 approfondisce il ruolo dei biostimolanti nel migliorare l’efficienza delle colture, ridurre l’impatto ambientale e favorire la salute del suolo. Un caso studio realizzato con il CREA mostra risultati positivi su radicchio e finocchio biologici.

La fertilizzazione è uno dei pilastri della produzione agricola, ma l’impiego intensivo di fertilizzanti chimici di sintesi può contribuire a fenomeni come eutrofizzazione, degradazione del suolo, perdita di biodiversità microbica ed emissioni di gas serra. In questo scenario, i biostimolanti rappresentano uno degli strumenti disponibili per rendere le produzioni agricole più sostenibili.

Secondo la pubblicazione Inail Ruolo dei biostimolanti nello sviluppo di sistemi agricoli sostenibili, questi prodotti possono contenere, tra gli altri componenti, aminoacidi, peptidi, vitamine, acidi umici, estratti di alghe e microrganismi. La loro funzione è stimolare i processi naturali della pianta, migliorando l’efficienza nell’uso dei nutrienti, la qualità delle produzioni e la tolleranza agli stress abiotici. Non sono invece assimilabili né ai concimi tradizionali né ai prodotti fitosanitari.

Il quadro normativo europeo è definito dal Regolamento (UE) 2019/1009, che identifica il biostimolante come un prodotto fertilizzante destinato a stimolare i processi nutrizionali delle piante, con l’obiettivo di migliorarne l’efficienza nell’uso dei nutrienti, la tolleranza agli stress abiotici, le caratteristiche qualitative o la disponibilità di nutrienti nel suolo e nella rizosfera.

Dalla teoria alla sperimentazione

La pubblicazione riporta anche un caso studio condotto in collaborazione con il CREA sulla coltivazione biologica di radicchio e finocchio in serra. La sperimentazione, svolta presso le strutture CREA di Tor Mancina, ha confrontato differenti trattamenti, tra cui fertilizzante minerale, compost, letame e formulazioni arricchite con un biostimolante microbico.

I risultati hanno evidenziato che, sia nel radicchio sia nel finocchio, il trattamento con compost arricchito con biostimolante ha determinato un accrescimento significativo dell’intera pianta, un aumento della resa commerciale e un incremento della sostanza secca.

Oltre a sostenere la produttività, i biostimolanti possono contribuire a mitigare gli effetti di condizioni ambientali sfavorevoli, come temperature estreme, salinità e carenza idrica. Alcuni prodotti ad azione probiotica e prebiotica possono inoltre favorire il riequilibrio del microbiota della rizosfera e migliorare l’efficienza dell’apparato radicale.

Verso un modello integrato

La prospettiva indicata dal documento non è quella di una sostituzione totale dei fertilizzanti tradizionali, ma di una integrazione intelligente tra tecniche agronomiche consolidate e innovazioni biotecnologiche.

I biostimolanti presentano infatti anche alcuni limiti, legati in particolare alla disponibilità immediata dei nutrienti e alla standardizzazione dei prodotti. Possono però offrire vantaggi importanti in termini di salute del suolo, riduzione dell’impatto ambientale e promozione della biodiversità, contribuendo allo sviluppo di sistemi agricoli più sostenibili e alla tutela della sicurezza dei lavoratori agricoli.

Fonte: Inail, “Ruolo dei biostimolanti nello sviluppo di sistemi agricoli sostenibili”, edizione 2026, realizzata da Inail-DIT con il contributo del CREA.

i biostimolanti sono prodotti contenenti materiale organico impiegati per incrementare la resa e la qualità dei prodotti agricoli, stimolando l’efficienza d’uso...
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Lavoro notturno e salute

Lavoro notturno e salute: dall’Inail le indicazioni per proteggere sonno, alimentazione e benessere

Turni di notte, ritmi circadiani alterati e abitudini alimentari meno salutari possono aumentare i rischi per la salute. Una pubblicazione Inail del 2026 indica nella dieta mediterranea, nella corretta igiene del sonno e in interventi organizzativi sul luogo di lavoro alcuni strumenti chiave di prevenzione.

Il lavoro notturno può incidere in modo significativo sull’equilibrio dell’organismo. Secondo una pubblicazione Inail del 2026, lavorare nelle ore notturne altera il ritmo circadiano e interferisce con i meccanismi che regolano il ciclo sonno-veglia, il metabolismo energetico e la secrezione ormonale. Questo disallineamento è associato a un aumento del rischio di diverse patologie e può influire negativamente anche sulle abitudini alimentari.

Il documento sottolinea come i lavoratori notturni tendano a consumare più frequentemente alimenti altamente processati, ricchi di grassi saturi, zuccheri semplici e sodio, ricorrendo spesso anche alla caffeina per contrastare la sonnolenza. Tra i possibili effetti vengono indicati un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, obesità, disturbi metabolici e gastrointestinali, oltre a una riduzione della qualità del sonno.

In Italia, secondo i dati Istat citati dall’Inail, nel 2022 i lavoratori notturni erano circa 3 milioni, in prevalenza uomini, soprattutto nei settori della sanità, dei trasporti e dell’ospitalità. La normativa definisce “lavoratore notturno” chi svolge almeno tre ore di lavoro nel periodo notturno per almeno 80 giorni all’anno, salvo diverse disposizioni dei contratti collettivi.

La dieta mediterranea come fattore protettivo

Tra le principali strategie indicate figura l’adozione della dieta mediterranea, basata soprattutto su frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce e olio extravergine d’oliva. Secondo il documento, questo modello alimentare può contribuire a migliorare la sensibilità all’insulina e la salute cardiovascolare, oltre a esercitare un’azione antinfiammatoria e antiossidante.

L’Inail evidenzia inoltre il possibile ruolo della dieta nel mantenimento dell’equilibrio del microbiota intestinale, che può essere alterato dai turni notturni e da abitudini alimentari inadeguate.

Cosa possono fare le aziende

La prevenzione non riguarda però soltanto le scelte individuali. Le aziende possono intervenire organizzando ambienti di lavoro che facilitino l’accesso a pasti più sani anche durante la notte, ad esempio attraverso servizi di catering o delivery selezionati, sale ristoro dotate di frigorifero e microonde e distributori automatici con un’offerta più equilibrata.

Il documento raccomanda inoltre di coinvolgere direttamente i lavoratori nelle attività di promozione della salute, valorizzandone esperienza e partecipazione.

I consigli per chi lavora di notte

Tra le indicazioni pratiche, l’Inail suggerisce di mantenere quanto possibile una regolarità nei pasti, consumare il pasto serale prima dell’inizio del turno e, in caso di fame durante la notte, preferire spuntini a base di frutta o verdura. È inoltre fondamentale mantenere una corretta idratazione.

Particolare attenzione va riservata anche al sonno: il documento raccomanda almeno sette ore di riposo continuativo, invita a evitare caffeina nelle ore che precedono il sonno e suggerisce di limitare l’esposizione a smartphone e altri dispositivi elettronici nell’ora o nelle due ore precedenti il riposo, poiché la luce blu può interferire con la secrezione di melatonina.

Prevenzione e organizzazione del lavoro

Secondo le conclusioni della pubblicazione, interventi organizzativi, formativi e sanitari basati su evidenze possono migliorare la salute fisica e mentale dei lavoratori, contribuendo anche ad aumentare vigilanza, efficienza operativa e qualità delle prestazioni. Per chi lavora di notte, strategie personalizzate su alimentazione, attività fisica e sonno possono quindi rappresentare un importante strumento di prevenzione.

Fonte: Inail, “Lavoro notturno e salute: ruolo protettivo della nutrizione”, edizione 2026

Lavoro notturno e salute: ruolo protettivo della nutrizione
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