Piano di emergenza esterna e rifiuti

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 27 agosto 2021

Approvazione delle linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna e per la relativa informazione della popolazione per gli impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti. (21A05813) (GU Serie Generale n.240 del 07-10-2021)


In seguito ai numerosi incendi che hanno interessato interessano diversi impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, con conseguenti ripercussioni sulla gestione dell’intero sistema locale di protezione civile, sono state predisposte le presenti Linee Guida relativa alla pianificazione di emergenza esterna ed alla relativa informazione alla popolazione.

Le linee guida contengono, in particolare, le indicazioni per una procedura di intervento da attuare secondo livelli progressivi, con la finalità di definire in maniera sintetica e puntuale le modalità operative di intervento per la gestione dell’emergenza connessa ai possibili eventi incidentali occorrenti negli impianti di stoccaggio e trattamento, quali ad esempio gli incendi, con formazione e diffusione di sostanze inquinanti all’esterno dell’impianto stesso.

Le presenti linee guida sono, pertanto, strutturate in tre parti:
x una parte contenente un metodo ad indici per la determinazione speditiva della distanza di attenzione, ai fini della Pianificazione di emergenza esterna;

x una metodologia speditiva per la realizzazione di detta pianificazione a livello provinciale,

x schede contenenti dati relativi al gestore, agli elementi critici dei singoli impianti, agli elementi territoriali ed ambientali vulnerabili, finalizzati a fornire elementi utili in fase di
attuazione del PEE.

Le presenti linee guida sono applicabili agli impianti che effettuano stoccaggio dei rifiuti ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett. aa) del d.lgs. 152/2006, agli impianti che svolgono uno o più operazioni di trattamento dei rifiuti ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett. s) del d.lgs. 152/2006, nonché ai centri di raccolta comunali e intercomunali, autorizzati secondo le modalità previste dal medesimo decreto.

Ai fini dell’identificazione degli enti titolari delle autorizzazioni si rimanda alle disposizioni normative di settore (D.lgs 152/2006 e s.m.i., D.M. Ambiente 8 aprile 2008 e s.m.i) nonché alle eventuali deleghe disposte con provvedimenti regionali.

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Storie di vite che si incrociano

Pubblicazione realizzata da Inail Direzione regionale Campania Scholas Occurrentes Università degli Studi di Napoli Parthenope, Dipartimento di scienze motorie e del benessere


La cultura dell’incontro, del confronto e dell’inclusione sono gli elementi chiave che formano il metodo integrato di Scholas Occurrentes applicato al progetto di reinserimento sociale realizzato con Inail Campania.

La missione di Scholas è quella di trasformare il mondo in una società inclusiva, attraverso una migliore educazione ed integrazione delle comunità, focalizzandosi su quelle con minori risorse, coinvolgendo tutte le parti sociali, dalle scuole fino alle reti educative di tutto il mondo partendo da proposte educative, sportive e artistiche.

L’esperienza proposta mira a creare momenti di condivisione sociale, per costruire una cultura dell’incontro, del confronto, dell’inclusione e della pace, attraverso sette valori fondamentali: rispetto, identità, onestà, lavoro di squadra, sforzo, spirito solidale, resilienza.

Oggi, venti anni dopo la sua prima esperienza a Buenos Aires, voluta dall’allora Arcivescovo della città Jorge Bergoglio, ora Papa Francesco, Scholas è un’organizzazione internazionale di diritto pontificio con sede in Argentina, Città del Vaticano, Cile, Colombia, Spagna, Haiti, Italia, Messico, Mozambico, Panama, Paraguay, Portogallo, Romania e Stati Uniti; è presente con la sua rete in 190 Paesi integrando oltre 500 mila centri educativi e raggiungendo oltre un milione di bambini e giovani in tutto il mondo.

Le storie narrate svolgono, dunque, una funzione di empowerment che è rivolta sempre almeno verso due soggetti: l’autobiografo e l’uditore.

Esse consentono infatti di conquistare una migliore consapevolezza di sé e di acquisire il controllo di scelte, decisioni ed azioni, riappropriandosi nel racconto della propria paternità. L’ascoltatore/lettore, dall’altro canto, attraverso l’attivazione di meccanismi di empatia suscitati dalla parola scritta o pronunciata, si situa in quel ‘là ed allora’ del narratore, immedesimandosi nel racconto e formandosi sia sul piano cognitivo che su quello emotivo, rispetto al vissuto condiviso.

Whatsapp, Instagram e Facebook down. Perchè

Whatsapp down. Ko pure Instagram e Facebook.

Una giornata da incubo per gli internauti e soprattutto per gli appassionati dei social.

Come a volte è accaduto anche in passato, Whatsapp ha smesso di funzionare nel pomeriggio del 4 ottobre, mandando nel panico milioni di persone. La messaggistica online più utilizzata in Italia e due tra i maggiori social, tutti appartenenti a Mark Zuckerberg hanno registrato un blocco improvviso temporaneo.

È stata la peggiore interruzione del servizio dal 2008. Un blackout di oltre cinque ore, in Europa e negli Stati Uniti di Facebook e le sue app Instagram e WhatsApp, che hanno lentamente ripreso a funzionare verso mezzonotte (ora italiana).

Il guasto della connessione, questa volta, però, è durato molto più del solito: l’interruzione del servizio si è verificata intorno alle 17.30 ed è durata fino alla tardissima serata, quando Facebook, Instagram e WhatsApp hanno gradualmente ricominciato a funzionare.

I messaggi inviati nella notte sia per via ufficiale che tramite gli account di Mark Zuckerberg vanno tutti nella medesima direzione: il gruppo si scusa per l’inconveniente che ha abbattuto la piattaforma (Facebook, WhatsApp, Instagram) per svariate ore in tutto il mondo.

“Il nostro team di ingegneri“, ha spiegato Facebook, “ha scoperto che un cambio nei router che coordinano il traffico tra i nostri datacenter ha causato l’interruzione delle comunicazioni“. Fin da subito analisti esterni avevano individuato in una errata configurazione dei DNS il problema di base del blocco e questa disamina sembra essere ora sostanzialmente confermata. L’errore a monte avrebbe poi causato una interruzione a cascata di tutti i servizi.

Qual è la funzione del server DNS?
Il sistema DNS di Internet funziona in modo analogo a una rubrica telefonica, perché gestisce la mappatura tra nomi e numeri. I server DNS traducono le richieste di nomi in indirizzi IP, controllando a quale server si connetterà un utente finale nel momento in cui digiterà un nome di dominio nel suo browser Web.
Oltre a Zuckerberg, anche il capo di Whatsapp, Will Cathcart, ha commentato il più grande blackout nella storia delle tre app. “Sono grato a tutti coloro che hanno lavorato duramente per riportare il nostro servizio all’affidabilità che ci si aspetta, è stato un promemoria per ricordarci quante persone e organizzazioni si affidano alla nostra app ogni giorno. Impareremo e cresceremo da questo”, ha scritto su Twitter.

I truffatori approfitteranno sicuramente del panico causato da questo collasso e invieranno messaggi-esca che porteranno a siti-trappola che somigliano alle schermate di login dei social di Zuckerberg ma sono in realtà delle copie che rubano le password”.

Smartphone: attenzione al microfono sempre acceso

Il Garante Privacy avvia un’indagine sulle app “rubadati” e sul mercato dei dati

Microfoni degli smartphone sempre accesi a carpire informazioni rivendute poi a società per fare proposte commerciali.

Un fenomeno sempre più diffuso, che sembrerebbe causato anche dalle app che scarichiamo sui nostri cellullari.

Molte app, infatti, tra le autorizzazioni di accesso che richiedono al momento del download, inseriscono anche l’utilizzazione del microfono. Una volta che si accetta, senza pensarci troppo e senza informarsi sull’uso che verrà fatto dei propri dati, il gioco è fatto.

Su questo illecito uso di dati che si sta facendo alle spalle di persone ignare, già all’attenzione dei suoi uffici, il Garante per la privacy ha avviato un’indagine dopo che un servizio televisivo e diversi utenti hanno segnalato come basterebbe pronunciare alcune parole sui loro gusti, progetti, viaggi o semplici desideri per vedersi arrivare sul cellulare la pubblicità di un’auto, di un’agenzia turistica, di un prodotto cosmetico.

L’Autorità ha avviato un’istruttoria, in collaborazione con il Nucleo speciale privacy e frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, che prevede l’esame di una serie di app tra le più scaricate e la verifica che l’informativa resa agli utenti sia chiara e trasparente e che sia stato correttamente acquisito il loro consenso.

La nuova attività del Garante si affianca a quella già avviata sulla semplificazione delle informative, attraverso simboli ed immagini, affinché gli utenti e i consumatori siano messi in grado in maniera sintetica ed efficace di fare scelte libere e consapevoli.

Scuola: Garante privacy

Scuola: Garante privacy, i docenti non possono chiedere informazioni sullo stato vaccinale degli studenti.

Lettera al Ministero dell’istruzione per sensibilizzare gli istituti scolastici sui rischi di alcune iniziative

Scuola: Garante privacy, i docenti non possono chiedere informazioni sullo stato vaccinale degli studenti

Lettera al Ministero dell’istruzione per sensibilizzare gli istituti scolastici sui rischi di alcune iniziative

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha scritto al Ministero dell’istruzione affinché sensibilizzi le scuole sui rischi per la privacy derivanti da iniziative finalizzate all’acquisizione di informazioni sullo stato vaccinale degli studenti e dei rispettivi familiari. Nella lettera si richiama inoltre l’attenzione sulle possibili conseguenze per i minori, anche sul piano educativo, derivanti da simili iniziative.

In queste settimane, il Garante Privacy ha ricevuto segnalazioni e richieste di chiarimenti a proposito di specifiche domande dei docenti o comportamenti volti ad acquisire, anche indirettamente, informazioni sull’avvenuta o meno vaccinazione, sia degli studenti (nella maggior parte dei casi minori) sia dei membri delle rispettive famiglie.

L’Autorità ricorda che, secondo il quadro normativo vigente, agli istituti scolastici non è consentito conoscere lo stato vaccinale degli studenti del primo e secondo ciclo di istruzione, né a questi (a differenza degli universitari) è richiesto il possesso e l’esibizione della certificazione verde per accedere alle strutture scolastiche. Per quanto riguarda i familiari, le amministrazioni scolastiche non possono trattare informazioni relative all’avvenuta o meno vaccinazione, ma limitarsi a verificare, mediante il personale autorizzato, il mero possesso della certificazione verde all’ingresso dei locali scolastici.

A proposito della deroga dall’indossare la mascherina nelle classi in cui tutti gli studenti abbiano completato il ciclo vaccinale o posseggano un certificato di guarigione in corso di validità, il Garante ha confermato piena collaborazione al Ministero dell’istruzione per individuare misure attuative che consentano di soddisfare le esigenze sanitarie di prevenzione epidemiologica e, allo stesso tempo, assicurino il rispetto della libertà di scelta individuale e il diritto alla protezione dei dati personali.

L’Autorità ribadisce la necessità che vengano in ogni caso individuate modalità che non rendano identificabili gli studenti interessati, anche al fine di prevenire possibili effetti discriminatori per coloro che non possano o non intendano sottoporsi alla vaccinazione.

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Gli infortuni a scuola al tempo della DaD

Il periodico curato dalla Consulenza statistico attuariale fotografa la situazione di oltre sette milioni e mezzo di studenti nel primo anno della pandemia da Covid-19. Nel 2020 negli istituti pubblici statali di ogni ordine e grado le denunce sono calate del 70% rispetto all’anno precedente.

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha condizionato pesantemente anche l’andamento degli infortuni degli studenti. Quelli delle scuole pubbliche statali, infatti, nel 2020 hanno registrato un calo delle denunce di infortunio del 70% rispetto al 2019, da 78.875 a 23.509.

A segnalarlo è il nuovo numero del mensile Dati Inail, curato dalla Consulenza statistico attuariale (Csa) dell’Istituto, che nel mese del ritorno in classe di oltre sette milioni e mezzo di alunni, insieme a quasi 684mila docenti a cui se ne aggiungono altri 152mila di sostegno, fotografa quella che è stata la situazione tra i banchi nel primo anno della pandemia.

Tutelate le attività di laboratorio, di educazione motoria e in alternanza scuola-lavoro.

Gli studenti delle scuole statali di ogni ordine e grado godono della copertura assicurativa Inail, erogata mediante la gestione diretta per conto dello Stato, solo per gli infortuni avvenuti nel corso delle attività di laboratorio e di educazione motoria, durante i viaggi di integrazione della preparazione di indirizzo e nelle esperienze di scuola-lavoro.

Gli infortuni degli studenti in itinere, ovvero quelli occorsi durante il tragitto di andata e ritorno tra la casa e la scuola non sono invece tutelati, così come quelli che si verificano durante il percorso dall’abitazione a quello in cui si svolge l’esperienza di lavoro.

Sono invece tutelati quelli che si verificano tra la scuola e il luogo in cui lo studente svolge l’esperienza di lavoro, che è considerato prolungamento dell’esercitazione pratica, scientifica o di lavoro e quindi riconducibile all’attività protetta svolta durante tale esperienza.

La copertura assicurativa include anche la didattica a distanza.

Anche la didattica a distanza (DaD), che per esigenze sanitarie l’anno scorso si è imposta come forma di insegnamento privilegiata per molti studenti, è tutelata dall’Istituto come le esperienze tecnico-scientifiche o le esercitazioni pratiche e di lavoro effettuate “in presenza”, in quanto prevede l’utilizzo da parte di studenti e insegnanti di dispositivi elettronici che costituiscono, di per sé, fonti di esposizione al rischio, come avviene per esempio per l’apprendimento di lingue straniere attraverso l’utilizzo di macchine elettriche, già coperte dall’assicurazione Inail.

Quasi sette casi su 10 concentrati nei due mesi in presenza di gennaio e febbraio. Analizzando il fenomeno infortunistico su base mensile emerge, comunque, che nei mesi del 2020 in cui la scuola è stata interessata dalla DaD gli infortuni degli studenti hanno subito un brusco calo.

Il 68%, pari a 15.927 casi, si è verificato infatti nei soli mesi di gennaio e febbraio, caratterizzati dalla didattica in presenza, mentre quelli denunciati nel periodo da marzo a giugno, mesi in cui le lezioni sono state svolte a distanza, sono stati poco più del 2%. Rispetto al 2019 per il solo mese di gennaio 2020 si è registrato un lieve incremento del 2,7% (da 8.093 a 8.313 casi), mentre a partire da febbraio è iniziata una diminuzione che, tra marzo e giugno, è stata mediamente del 98,7%.

In Lombardia, Emilia Romagna e Veneto il numero maggiore di denunce. A livello territoriale, con 5.061 casi la Lombardia è la regione con il più alto numero di infortuni tra gli alunni, pari a oltre un quinto (21,5%) del complesso delle denunce, seguita da Emilia Romagna (2.824 casi) e Veneto (2.508), rispettivamente con il 12,0% e 10,7% del totale. Gli infortuni degli studenti sono in genere di lieve entità e non danno luogo a un riconoscimento.

Per questo motivo quelli definiti positivamente nel 2020 risultano essere poco più del 48%. Circa l’89% dei casi definiti positivamente, al netto dei non classificati, ha come sede della lesione gli arti superiori e inferiori, e in particolare mano (30,7%), caviglia (22,8%), polso (13,2%) e ginocchio (9,8%).

Conoscere i pittogrammi per riconoscere il rischio. I concetti di salute, rischio, sicurezza e protezione sono spesso lontani dall’esperienza scolastica, ma andrebbero assimilati in giovane età per essere sviluppati da adulti, sia nella vita personale che in quella lavorativa.

Per questo è opportuno far comprendere agli studenti quali sono i comportamenti e le azioni da mettere in atto per la sicurezza propria e altrui, anche insegnando a individuare i pericoli attraverso un processo di valutazione del rischio. Un esempio in questo senso è rappresentato dall’uso di sostanze e miscele chimiche, il cui impiego è sicuro se usate correttamente.

Occorre infatti essere consapevoli delle conseguenze negative per la salute, la sicurezza e l’ambiente a cui questi prodotti espongono se utilizzati in modo inappropriato.

Di qui l’importanza di saper riconoscere il significato dei pittogrammi che si trovano sulle etichette dei prodotti chimici e ne descrivono i pericoli associati (esplosività, infiammabilità, corrosività, tossicità, ecc.). I pittogrammi e il loro significato sono riprodotti anche all’interno di Dati Inail.

I risultati dell’indagine annuale di customer satisfaction. Nella sezione dedicata al “Mondo Inail”, il periodico statistico dell’Istituto si sofferma anche sui risultati dell’ultima indagine di customer satisfaction, condotta annualmente per misurare il grado di soddisfazione degli utenti rispetto alle prestazioni assicurative, economiche sanitarie e ai servizi generali erogati dalle sedi.

Al netto delle difficoltà legate al contesto emergenziale, che ha ridotto sensibilmente il livello di partecipazione all’indagine di lavoratori e aziende, su una scala di valori da 1 a 4 il giudizio medio ottenuto dall’Inail per il 2020 è pari a 3,25. Il dato non è però confrontabile con gli anni precedenti per effetto dei cambiamenti apportati al contenuto del questionario e alla metodologia con cui è stato erogato.

fonte INAIL

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SUONA LA CAMPANELLA PER STUDENTI E DOCENTI
SCUOLA E INFORTUNI IN TEMPO DI COVID-19
I PITTOGRAMMI: IMPARIAMOLI A SCUOLA
CUSTOMER SATISFACTION INAIL: SEMPRE SOPRA GLI OBIETTIVI ANCHE IN STATO DI PANDEMIA

La perdita di odore del COVID

La perdita di odore del COVID può avere effetti profondi sulla tua vita, dal cambiamento di peso alle barriere dell’intimità

Ci è voluto del tempo per essere riconosciuto ufficialmente, ma alla fine la perdita dell’olfatto è diventata nota come una delle caratteristiche distintive del COVID-19. È ormai ampiamente riconosciuto che il COVID-19 ha un effetto unico sui recettori dell’olfatto e circa il 10% di coloro che perdono l’olfatto sta ancora segnalando problemi con l’olfatto e il gusto sei mesi dopo.

Sintetizziamo una ricerca di AbScent, che ha un gruppo di supporto online per le persone con problemi di odore post-COVID.
Ecco cosa divulgano nel report di Settembre 2021:

Parlando con le persone, siamo stati in grado di costruire un quadro degli impatti più ampi dell’odore interrotto dopo il COVID-19. Al momento della nostra ricerca, oltre 9.000 persone si erano unite al gruppo. Ogni giorno vedevamo nuovi resoconti dell’effetto devastante del cambiamento sensoriale.

Abbiamo iniziato a pubblicare domande per avere un’idea migliore di cosa stava succedendo e la risposta è stata travolgente. Le persone volevano davvero che le loro esperienze fossero ascoltate. Con il consenso dei partecipanti, abbiamo iniziato ad analizzare le loro risposte. Abbiamo esaminato ogni tema che abbiamo rilevato oltre il gruppo e li abbiamo convinti a commentare il nostro documento di ricerca prima di completarlo. Volevamo essere sicuri di raccontare correttamente le loro storie. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Prima di andare oltre, definiamo alcuni termini chiave. L’anosmia è la perdita totale dell’olfatto. La parosmia è dove i normali odori sono distorti, di solito in modo sgradevole. Il gusto è ciò che viene captato dai recettori sulla lingua. Il sapore è l’esperienza sensoriale totale del cibo, di cui l’olfatto è il principale contributore, ma sono coinvolti anche gli altri sensi. Ciò significa che anche se il tuo gusto (lingua) è buono, la perdita dell’olfatto influenzerà seriamente il sapore.

La prima cosa che ci ha colpito è stata quanto potesse essere imprevedibile e disorientante l’esperienza della perdita sensoriale. Per alcuni, gli effetti erano assoluti:
Era come un interruttore della luce: dal 100% allo 0% in un paio d’ore… Nessun odore distorto, nessun soffio, niente. È come se il mio naso si fosse spento.

Per altri, le cose erano più fluide. L’anosmia potrebbe mutare in parosmia. Il cibo che andava bene un giorno poteva diventare disgustoso il giorno dopo. Questa “narrazione del caos” – come la chiamano i sociologi – significava che era molto difficile convivere con la perdita dell’olfatto, figuriamoci gestirla. Una condizione sulla quale non c’era controllo.

Anche l’effetto sull’appetito era imprevedibile. Come ci si poteva aspettare, le persone avevano difficoltà a mangiare, in particolare quando gli odori normali erano distorti. Alcuni stavano davvero lottando, segnalando malnutrizione e grave perdita di peso.

Meno ovviamente, alcune persone hanno riportato un aumento di peso. Di solito si trattava di persone con anosmia, che “rincorrevano il sapore” dopo aver perso il senso dell’olfatto. Puoi capirlo se ti rendi conto della distinzione tra volere e piacere in quello che gli psicologi chiamano il ciclo del piacere .

Volendo è dove stai inseguendo la cosa che stai per consumare. Il gradimento è quando lo hai e lo stai assaporando. Nell’anosmia, quella parte gustativa non c’è più, ma questo non ferma il desiderio:
Manca la soddisfazione alimentare e mi vedo mangiare di più per cercare di ottenere quella sensazione di soddisfazione… Sto ingrassando a causa di un costante bisogno di soddisfare ciò che non potrà mai essere soddisfatto.

L’intimità è un profumo
Ma non si trattava solo di cibo. Fino a quando non lo perdi, non ti rendi conto di quanto sia essenziale mangiare per le gioie quotidiane, in particolare i piaceri sociali:
Sto soffrendo per i miei sensi perduti. Niente più serate di degustazione di vini e formaggi o cocktail di gin con le mie “ragazze”.

Ancora più straziante è stato l’effetto dei cambiamenti sensoriali sulle relazioni intime. C’erano molti post in cui le persone descrivevano la solitudine di non essere più in grado di annusare il proprio partner o i propri figli. Ancora una volta, finché non se ne va, non ti rendi conto di quanto sia importante l’odore per l’intimità e la connessione. Ancora peggio fu l’effetto della parosmia:
Il suo odore naturale mi faceva desiderare di lui; ora mi fa vomitare.

Anche le relazioni di alcune persone con se stesse e con il mondo erano cambiate. Alcuni senza senso dell’olfatto hanno riferito di sentirsi distaccati da se stessi e dal mondo. Con la parosmia, potrebbe essere ancora più inquietante, con odori disgustosi innescati da odori quotidiani, che fanno sembrare il mondo un luogo pericoloso e confuso.

Per alcuni questi cambiamenti sensoriali erano, fortunatamente, temporanei. Tuttavia, a distanza di mesi, molti sono bloccati da profondi cambiamenti sensoriali, con tutto il disagio che ciò comporta. Mentre ci sono prove che l’ allenamento dell’olfatto aiuta il recupero sensoriale in altre condizioni, siamo ancora nelle prime fasi della comprensione e dello sviluppo di trattamenti per ciò che equivale a una pandemia di sensi alterati.