Plastica riciclata negli imballaggi

La Commissione europea ha adottato nuove norme per permettere l’uso di plastica riciclata negli imballaggi alimentari

Il regolamento permette di autorizzare processi di riciclo per la fabbricazione di materiali di plastica riciclata sicuri da utilizzare negli imballaggi alimentari, e aiuterà l’industria del riciclo a stabilire modalità adeguate per riciclare la plastica che attualmente non può essere riutilizzata come imballaggio alimentare. Interverrà anche l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, che avrà una base più chiara per valutare le tecnologie di riciclo e la sicurezza della plastica riciclata negli imballaggi alimentari.

Il regolamento consentirà il rilascio di autorizzazioni individuali per oltre 200 processi di riciclo meccanico del PET (polietilene tereftalato), il che aiuterà l’industria a raggiungere l’obiettivo vincolante del 25% di plastica riciclata nelle bottiglie per bevande in PET entro il 2025.

La direttiva 2019 Plastica

La direttiva del 2019 sulla riduzione dell’uso di plastica nell’ambiente prevede infatti restrizioni di mercato e riduzioni nel consumo di plastica. Fra i target stabiliti ci sono quelli di riciclo e l’indicazione che il materiale usato per produrre le bottiglie di plastica monouso dovrebbe essere costituito da almeno il 25 % di plastica riciclata a partire dal 2025 (per le bottiglie in PET) e il 30 % a partire dal 2030 (per tutte le bottiglie).


Il 10 ottobre 2022 è entrato in vigore il regolamento (UE) 2022/1616 della Commissione sui materiali e gli oggetti di plastica riciclati destinati a venire a contatto con gli alimenti.

Al momento dell’entrata in vigore, il Regolamento avrà i seguenti effetti:

Regolamento (CE) n. 282/2008
non è più possibile utilizzare materiali a contatto con gli alimenti in plastica riciclata (FCM) soggetti alla legislazione nazionale;
regole specifiche diventano direttamente applicabili all’immissione sul mercato di plastica con contenuto riciclato, anche in materia di raccolta e cernita della plastica in ingresso, la sua decontaminazione e conversione, con ripercussioni anche sul controllo della qualità, la documentazione e l’etichettatura;
un registro dell’Unione che comprende i riciclatori e gli impianti di riciclaggio è istituito e sarà pubblicato su questo sito web;
tutti i tipi di plastica riciclata e le tecnologie di riciclaggio rientrano nell’ambito di applicazione del regolamento, compreso il riciclaggio meccanico, il riciclaggio di prodotti da una catena di prodotti chiusa e controllata, l’uso di plastica riciclata dietro una barriera funzionale e forme di riciclaggio chimico;
diventano applicabili nuove regole applicabili alle nuove tecnologie di riciclaggio e alla valutazione dei processi di riciclaggio.

Dopo l’entrata in vigore, si applicheranno ulteriori norme:

Per quanto riguarda i processi di riciclo meccanico del polietilene tereftalato (PET):
i processi soggetti a domanda ricevuta dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) prima del 10 luglio 2023 possono continuare, dopo tale data, ad essere utilizzati per immettere plastica riciclata sul mercato senza autorizzazione, fino a quando non viene loro notificata una decisione sulla loro autorizzazione;
la prima di tali decisioni di autorizzazione, concernente domande pervenute prima dell’entrata in vigore del regolamento (vale a dire sulla base del regolamento (CE) n. 282/2008), è prevista entro tre mesi dall’entrata in vigore;
le decisioni di autorizzazione pongono restrizioni ai processi di riciclaggio; questi si basano sul parere dell’EFSA applicabile al processo;
dal 10 luglio 2023 in poi, i processi per i quali l’EFSA non ha ricevuto domanda prima di tale data non possono essere utilizzati per immettere sul mercato plastica riciclata, ma devono essere preventivamente autorizzati;
dal 10 luglio 2023 possono essere immesse sul mercato solo materie plastiche contenenti plastica riciclata fabbricate con un’adeguata tecnologia di riciclaggio, a meno che non siano prodotte con una nuova tecnologia e in conformità al Capo IV del Regolamento; il

Regolamento prevede due tecnologie idonee:
riciclaggio del PET meccanico post-consumo; ciò richiede l’autorizzazione dei singoli processi
riciclaggio da circuiti di prodotti che si trovano in una catena chiusa e controllata; ciò richiede l’uso di uno schema di riciclaggio
dal 10 ottobre 2024, i sistemi di garanzia della qualità utilizzati per la raccolta e il pretrattamento della plastica in ingresso devono essere certificati da una terza parte

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INFORTUNI SCHEDA NAZIONALE COVID-19

I dati sulle denunce da COVID-19 (monitoraggio al 31 agosto 2022) INAIL 2022 INFORTUNI.

L’articolo 42, comma 2, del Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 dispone che nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS-CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’Inail che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato.

Le prestazioni Inail nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro.

Si precisa che, secondo l’indirizzo vigente in materia di trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie (come appunto il Covid-19, ma anche ad esempio l’Aids, la tubercolosi, il tetano, la malaria, le epatiti virali), l’Inail tutela tali affezioni morbose, inquadrandole, per l’aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro: in questi casi, infatti, la causa virulenta è equiparata a quella violenta.

Lavoratori

Sono destinatari di tale tutela, quindi, i lavoratori dipendenti e assimilati, in presenza dei requisiti soggettivi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nonché gli altri soggetti previsti dal decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 (lavoratori parasubordinati, sportivi professionisti dipendenti e lavoratori appartenenti all’area dirigenziale) e dalle altre norme speciali in tema di obbligo e tutela assicurativa Inail.

Datore di lavoro

Il datore di lavoro agisce, secondo le regole prescritte per l’infortunio sul lavoro, con l’invio della denuncia di infortunio ma, per l’ammissione del caso alla tutela Inail, è necessario il certificato medico che attesti la conferma diagnostica del contagio.

Nell’evoluzione della situazione pandemica, l’ambito della tutela ha riguardato innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio ma, ad una condizione di elevato rischio, sono state ricondotte anche altre attività lavorative quali ad esempio quelle che comportano un costante contatto con il pubblico/l’utenza.

In via esemplificativa, ma non esaustiva, si indicano: lavoratori che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, etc. Le predette categorie non esauriscono, però, l’ambito di intervento in quanto residuano casi, anch’essi meritevoli di tutela.

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Carrozzerie mobili Albo gestori

Pubblicata la circolare del comitato nazionale dell’Albo gestori ambientali 19 settembre 2022, n. 8 Carrozzerie mobili: la cancellazione dall’Albo gestori è l’oggetto della circolare 19 settembre 2022, n. 8.

In particolare, il Comitato nazionale ha stabilito le disposizioni per le le carrozzerie mobili ; i veicoli potenzialmente equipaggiati con carrozzeria mobile.


Circolare del comitato nazionale dell’Albo gestori ambientali 9 settembre 2022, n. 8

Oggetto: deliberazione n.3 del 24 giugno 2020 “Iscrizione all’Albo delle carrozzerie mobili”: conseguenze del mancato adeguamento entro i termini previsti dalla Deliberazione n. 1 del 31 gennaio 2022.

La Deliberazione n.1 del 31 gennaio 2022 ha disposto che i provvedimenti d’iscrizione all’Albo in corso di validità alla data di entrata in vigore della deliberazione n. 3 del 24 giugno 2020 fossero aggiornati alle disposizioni di cui alla deliberazione n. 3 del 24 giugno 2020, entro il 29 giugno 2022.

In proposito il Comitato nazionale, anche al fine di garantire parità di condizioni alla stessa categoria di utenza e di evitare difformità nei dati riportati sui provvedimenti, oggetto di controllo da parte degli operatori delle forze dell’ordine, ha ritenuto necessario definire la corretta procedura che le Sezioni regionali e provinciali debbano attivare per le imprese che non risulteranno adeguate alle disposizioni previste dalla deliberazione n. 3 del 24 giugno 2020.

Il Comitato nazionale ha pertanto stabilito che le Sezioni regionali e provinciali a partire dal 15 ottobre 2022 provvedono alla cancellazione d’ufficio:

a) delle carrozzerie mobili che non risultano adeguate alle disposizioni contenute nella deliberazione n. 3 del 24 giugno 2020;

b) dei veicoli potenzialmente equipaggiati con carrozzeria mobile, trascorsi, senza riscontro, 60 giorni dall’invio di una comunicazione di mancato adeguamento a tutte le imprese per cui gli stessi risultano ancora iscritti.

Mangiare insetti può fare bene

Gli insetti sono una fonte di cibo nutriente che può essere prodotta in modo più sostenibile rispetto al bestiame convenzionale. Mentre mangiare insetti è comune in molte regioni del mondo, nelle culture occidentali è più probabile che incontri disgusto.

Il consumo di insetti è lentamente aumentato man mano che i benefici sono stati ampiamente discussi . Sono state identificate più di 2.000 specie commestibili. Ma incorporare gli insetti nelle nostre diete ridurrebbe davvero l’impronta ambientale della produzione alimentare, e questo può essere raggiunto?

Gli insetti sono ricchi di grassi, proteine e sostanze nutritive. Questo varia a seconda della specie e della fase del ciclo di vita, tuttavia il contenuto proteico degli insetti è spesso del 40%-60% . Gli insetti forniscono anche tutti gli aminoacidi essenziali necessari per l’alimentazione umana.

I grilli adulti contengono il 65% di proteine in peso, che è superiore sia al manzo ( 23% ) che al tofu ( 8% ). Gli insetti sono anche ricchi di minerali come rame, ferro e magnesio. Non sorprende quindi che gli insetti siano oggi consumati dagli esseri umani in molte regioni del mondo .

Mangiare insetti può fare bene al pianeta: gli europei dovrebbero mangiarne di più

Gli insetti sono molto più efficienti nel convertire i loro mangimi in energia rispetto al bestiame convenzionale. I grilli adulti e le larve di vermi della farina hanno bisogno di 5-10 volte meno mangime rispetto ai bovini per produrre lo stesso aumento di peso. Gli insetti sono anche a sangue freddo, quindi non utilizzare il loro metabolismo per riscaldarsi o raffreddarsi, riducendo ulteriormente l’energia e il consumo di cibo.

Una percentuale maggiore dell’animale può anche essere mangiata rispetto al bestiame convenzionale. In media si consuma solo il 45% del bestiame e il 55% di un pollo. Per gli insetti si può mangiare l’intera larva e l’ 80% di un grillo adulto. Gli insetti si riproducono anche più rapidamente dei vertebrati, con molte generazioni possibili in un anno.

Fornendo lo stesso valore nutritivo, la coltivazione degli insetti utilizza quindi una frazione della terra, dell’energia e dell’acqua utilizzate per l’allevamento convenzionale.

Per produrre un chilogrammo di proteine, le larve di verme della farina emettono 14 kg di CO₂eq , molto meno dei 500 kg di CO₂eq emessi in media nella produzione di carne bovina. Per produrre la stessa quantità di proteine, la coltivazione delle larve di vermi della farina utilizza 70 volte meno terreno agricolo rispetto alla carne bovina.

Gli alimenti a base vegetale non dovrebbero essere ignorati

Tutta la produzione alimentare ha costi ambientali. Tuttavia, vi è una variazione sostanziale all’interno di questo. La carne bovina, ad esempio, produce 100 volte più emissioni di gas serra rispetto alla produzione di piselli.

La coltivazione degli insetti rientra tipicamente tra questi estremi. Sebbene possa essere meno dannoso per l’ambiente rispetto alla produzione di carne, ha un’impronta più elevata rispetto alla maggior parte degli alimenti a base vegetale. Per chilogrammo di proteine, la produzione di piselli emette solo 4 kg di CO₂eq , mentre il tofu richiede circa la metà della terra agricola necessaria per la coltivazione degli insetti.

Il fatto che gli insetti siano un alimento rispettoso del clima (o più rispettoso) dipenderà da ciò che la proteina dell’insetto sostituisce. Se si utilizzano alimenti a base di insetti per sostituire la carne convenzionale, ciò potrebbe fornire importanti vantaggi. Tuttavia, si potrebbero ottenere grandi guadagni anche se si adottassero alternative a base vegetale.

I cambiamenti nella dieta possono alterare radicalmente l’impronta ambientale dei consumatori. La dieta media negli Stati Uniti utilizza più di 10 volte più terra per persona rispetto alla dieta indiana media, principalmente a causa dei tipi di cibo consumati.

Utilizzo di insetti in un sistema alimentare circolare

Ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo prodotto per il consumo umano. Un’altra area in cui gli insetti potrebbero rivelarsi preziosi è la produzione di cibo o mangimi da sottoprodotti alimentari o rifiuti alimentari . Le mosche nere allevate su sottoprodotti come i gusci di mandorle possono essere convertite in mangime per il bestiame o frutti di mare d’allevamento.

Tuttavia, l’alimentazione degli insetti con sottoprodotti organici richiede un’attenta gestione per evitare rischi di contaminazione chimica e microbica. Diverse specie di insetti sono in grado di digerire determinati contaminanti , ma esiste un potenziale bioaccumulo dannoso. Il letame e i rifiuti di ristorazione sono quindi vietati come mangime per gli insetti d’allevamento in Europa.

Gli europei mangeranno più insetti?

Il mercato degli insetti commestibili in Europa e in America è in crescita. Nonostante solo il 10,3% degli europei affermi che sarebbe disposto a sostituire la carne con gli insetti, si prevede che il mercato degli insetti commestibili raggiungerà i 4,63 miliardi di dollari (3,36 miliardi di sterline) entro il 2027 .

L’accettabilità degli alimenti può cambiare nel tempo. I pomodori erano considerati velenosi in Gran Bretagna e respinti per oltre 200 anni. Le aragoste, ora una prelibatezza costosa, erano un tempo così abbondanti negli Stati Uniti da essere servite a lavoratori e prigionieri ed erano comunemente usate come fertilizzanti ed esche per i pesci.

L’aragosta è diventata di moda da mangiare solo dopo la metà del XVIII secolo. Da allora la sua popolarità è aumentata, con il mercato globale delle aragoste che dovrebbe raggiungere 11,1 miliardi di dollari (9,7 miliardi di sterline) entro il 2027.

Anche il consumo di insetti in Europa potrebbe normalizzarsi. I consumatori occidentali stanno mostrando una crescente disponibilità a consumare alimenti trasformati a base di insetti . Incorporare gli insetti in alimenti familiari come la farina rappresenta un modo per migliorarne l’accettazione.

Gli insetti commestibili non sono l’unica soluzione per realizzare un sistema alimentare più sostenibile. Tuttavia, forniscono un sostituto nutriente e più sostenibile della carne convenzionale. La loro produzione, flessibilità e diversità significa che probabilmente svolgeranno un ruolo sempre più importante in un sistema alimentare più circolare.

Sostanze pericolose apparecchiature elettriche ed elettroniche

Il Decreto 4 agosto 2022 del Ministero della transizione ecologica è stato stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 202 del 30/08/2022. Modifiche all’allegato III del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 27, concernente l’attuazione della direttiva 2011/65/UE sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.


DECRETO 4 agosto 2022

Modifiche all’allegato III del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 27, concernente l’attuazione della direttiva 2011/65/UE sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. (22A04914) (GU Serie Generale n.202 del 30-08-2022)

Le disposizioni di cui all’art. 1 si applicano a decorrere dal 1° ottobre 2022.

Modifiche all’allegato III del decreto legislativo 4 marzo 2014, n.27

Art. 1 – Modifiche all’allegato III del decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 27
Art. 2 – Disposizioni transitorie e finali

download decreto Sostanze pericolose apparecchiature elettriche ed elettroniche

Apparecchiature elettriche ed elettroniche (in sigla AEE): sono le apparecchiature che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e misurazione di queste correnti e campi e progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1000 volt per la corrente alternata e a 1500 volt per la corrente continua.

Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (in sigla RAEE): rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche che sono arrivate a fine vita.

Rifiuti prevenzione produzione

Indagine conoscitiva sulle misure di prevenzione della produzione dei rifiuti urbani adottate dai comuni. Edizione 2022. ISPRA


La prevenzione della produzione

Il Piano d’Azione per l’Economia Circolare affronta il tema dei rifiuti partendo dalla prevenzione e dalla messa in campo di tutte quelle azioni che evitano la produzione o ne comportano una riduzione, facendo diventare progressivamente residuale il tema della loro gestione e smaltimento.

La prevenzione rappresenta quindi il concetto cardine della pianificazione dei rifiuti e mira a limitare la loro produzione e ridurre il conseguente impatto ambientale dovuto alla loro gestione.

Tale approccio, deve essere basato sull’analisi del ciclo di vita dei prodotti  ed implica che si migliorino le conoscenze sull’impatto che l’utilizzo delle risorse provoca in termini di produzione e gestione dei rifiuti con l’obiettivo di dissociare la crescita economica e impatti ambientali connessi alla produzione di rifiuti stessi.

Piano d’Azione

In questa nuova impostazione, il Piano d’Azione si rivolge al sistema produttivo per promuovere, in modo multidisciplinare, strategie sullo sviluppo dell’eco design, del packaging dei prodotti, per incrementare il ciclo di vita, la durabilità, la riparabilità, la riciclabilità e sostenibilità dei beni, in contrasto con strategie industriali che si basano sull’obsolescenza programmata o pianificata dei prodotti. In tale contesto, rientrano nuovi modelli quali “Prodotto come servizio” (PaaS) che consentono di risparmiare risorse e ridurre l’impatto ambientale in quanto basati su noleggio, affitto o condivisione di prodotti che restano di proprietà dell’azienda fornitrice, che quindi ha interesse ad utilizzare materiali durevoli, riparabili, ricondizionabili, riprogrammabili, per ridurre i costi di manutenzione, funzionamento e gestione dei rifiuti a «fine vita».

Programma nazionale di prevenzione

Il decreto legislativo 116/2020, in linea con gli articoli 9 (sulle misure per la prevenzione dei rifiuti) e 29 (sui programmi di prevenzione dei rifiuti) della direttiva 98/2008/CE, come modificati della direttiva 851/2018/UE, ha introdotto l’obbligo di adozione di specifiche misure dirette ad evitare la produzione dei rifiuti e riscritto l’articolo 180 del d.lgs. 152/2006 prevedendo, l’adozione di un Programma nazionale di prevenzione dei rifiuti da parte del Ministero della Transizione Ecologica, di concerto con il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

Il Programma deve fissare idonei indicatori e obiettivi qualitativi e quantitativi per la valutazione dell’attuazione delle misure di prevenzione in esso stabilite.

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LE SOSTANZE CHIMICHE REPROTOSSICHE

Nella normativa per la tutela dei lavoratori è stata posta molta attenzione alla tutela della donna in gravidanza, ma finora la possibile esposizione a sostanze reprotossiche sembra sia stata ampiamente sottostimata.

Edizioni: Inail 2022


La fertilità

Lo Scientific Committee on Occupational Exposure Limits nel 2013 ha definito la fertilità come ‘i processi che sottostanno alla capacità di un uomo e una donna di iniziare una gravidanza’; in dettaglio ha definito gli effetti avversi per la fertilità come ‘effetti avversi sulla libido, il desiderio sessuale, la spermatogenesi/oogenesi, ogni interferenza con l’attività ormonale o i parametri fisiologici che può incidere sulla abilità di fecondazione, impianto o sviluppo dell’embrione’.

Fattori di rischio

Fattori di rischio per la salute riproduttiva, in ambiente di lavoro, possono essere di diversa natura, quelli dovuti a sostanze chimiche sono certamente tra i più documentati.

Attualmente la normativa per la tutela della salute dei lavoratori fa ricadere la gestione delle sostanze reprotossiche all’interno del Titolo IX capo I (Protezione da agenti chimici), ma il legislatore europeo già con il regolamento REACH (reg. CE1907/2006) le ha inserite tra le sostanze di ‘grande preoccupazione’, all’interno del regime di autorizzazione.

Considerando le evidenze emerse negli ultimi anni, si è ritenuto di aggiornare la direttiva 2004/37/CE, relativa alla gestione delle sostanze cancerogene e mutagene in ambiente di lavoro, con l’inserimento anche delle sostanze reprotossiche.

È stata quindi emanata il 09/03/2022 la direttiva UE 2022/431 del Parlamento europeo e del Consiglio, il cui recepimento è previsto entro febbraio 2024, e prevede misure di gestione del rischio più stringenti e tutelanti in caso di esposizione a reprotossici in ambiente di lavoro.

DIMENSIONE DEL PROBLEMA (Le sostanze chimiche)

Negli ultimi 20 anni c’è stato un incremento di coppie infertili che ricorrono a centri di fecondazione assistita.

È stato stimato che circa il 15% delle coppie presenta problemi di fertilità.

Nella normativa per la tutela dei lavoratori è stata posta molta attenzione alla tutela della donna in gravidanza, ma finora la possibile esposizione a sostanze reprotossiche, in particolare anche per la popolazione maschile, sembra sia stata ampiamente sottostimata.

Le sostanze chimiche per cui sono state identificate caratteristiche di pericolosità legate alla tossicità riproduttiva sono circa 150 in Unione europea, classificate come: tossici per la riproduzione di categoria 1A (sostanze note per causare effetti avversi sulla salute riproduttiva nell’essere umano) e categoria 1B (sostanze presumibilmente tossiche per la salute riproduttiva umana).

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