Check-List Rls – Rlst – Rsu – Rsa

Ambienti di lavoro Check List Rls – Rlst – Rsu – Rsa
A cura dell’ufficio Ambiente Salute e Sicurezza Uilm Nazionale

Il Documento allegato relativo al Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro è sviluppato in forma check list e tiene conto della seguente evoluzione ed aggiornamenti:
1. Protocollo sicurezza condiviso misure Covid-19 negli ambienti di lavoro 14 marzo 2020
2. Protocollo sicurezza condiviso misure Covid-19 negli ambienti di lavoro 24 aprile 2020
3. Protocollo sicurezza condiviso misure Covid-19 negli ambienti di lavoro 06 aprile 2021
Nel Documento check list sono evidenziate le modifiche apportate dall’evoluzione del Protocollo dal 2020 al 2021.

PROTOCOLLO CONDIVISO DI REGOLAMENTAZIONE PER IL CONTENIMENTO DELLA DIFFUSIONE DEL COVID-19 del 14 marzo 2020, INTEGRATO DAL PROTOCOLLO del 24.04.2020. E COSI’ COME MODIFICATO DAL PROTOCOLLO del 06.04.2021

Il documento tiene conto delle misure di contrasto e di contenimento della diffusione del SARS-CoV2/COVID-19 negli ambienti di lavoro, già contenute nei Protocolli condivisi sottoscritti successivamente alla dichiarazione dello stato di emergenza, in particolare il 14 marzo e il 24 aprile 2020, sviluppati anche con il contributo tecnico-scientifico dell’INAIL.

Il presente Protocollo aggiorna tali misure tenuto conto dei vari provvedimenti adottati dal Governo e, da ultimo, del DPCM 2 marzo 2021, nonché di quanto emanato dal Ministero della salute. A tal fine, contiene linee guida condivise tra le Parti per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anticontagio, ovverosia Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV- 2/COVID-19 negli ambienti di lavoro.

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Cosa sprechiamo

il nuovo rapporto globale evidenzia il problema dello spreco di contenitori per bevande.

Il rapporto attinge ai dati di 93 paesi, su un periodo di 20 anni, per esaminare le tendenze di vendita, raccolta e spreco di contenitori per bevande, dove lo spreco è definito come contenitori che finiscono in discarica, incenerimento o nell’ambiente.

I paesi inclusi comprendono l’81% della popolazione mondiale a partire dal 2019.

In particolare, considera la relazione tra i tassi di spreco e il passaggio dell’industria delle bevande dalle bottiglie ricaricabili agli imballaggi per bevande monouso e le misure che possono essere utilizzate per limitare tale spreco.

Esamina l’impatto che può avere l’implementazione di un sistema di restituzione del deposito e l’effetto di una forte quota di mercato ricaricabile e come entrambi possono lavorare insieme.

Oltre a una serie di risultati e raccomandazioni chiave, la nostra analisi mostra che, in media, i paesi con il minor spreco pro capite raccolgono i loro contenitori per bevande tramite un sistema di restituzione del deposito, sia per contenitori monouso che ricaricabili.

In modo incoraggiante, anche se adottati da soli, sia i sistemi ricaricabili che la restituzione del deposito mostrano ancora un impatto notevole sugli sprechi.

Puoi saperne di più e scaricare il rapporto completo qui .

Covid-19 e industria alimentare

Il nuovo numero di Dati Inail, mensile curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, è dedicato all’industria alimentare, un ambito produttivo che ha resistito agli effetti depressivi dell’emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus perché, rientrando tra quelli considerati essenziali, non ha subito chiusure o restrizioni.

Alla data dello scorso 31 marzo, le denunce di infortunio sul lavoro da Covid-19 relative a questo settore, in cui l’Inail ha contato nel 2019 circa 45mila aziende assicurate con quasi 400mila addetti, concentrati per oltre un terzo nella produzione di prodotti da forno e a seguire nell’industria lattiero-casearia, nella lavorazione di carni e nella produzione di altri prodotti alimentari come zucchero, tè e caffè, sono state 1.227, tra cui 10 decessi.

Un terzo delle denunce concentrato in novembre. Dopo il picco rilevato nell’aprile 2020, con poco più del 7% dei contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail, l’industria alimentare ha toccato il 12% dei casi nel mese di agosto, in corrispondenza di alcuni focolai che hanno interessato, in particolare, la trasformazione delle carni.

Diversi studi internazionali, infatti, hanno dimostrato che le condizioni legate a questo tipo di lavorazioni, in particolare la fase di macellazione e sezionamento, hanno favorito l’insorgenza di focolai in impianti di grandi dimensioni.

Ad avere l’impatto maggiore è stata però la seconda ondata delle infezioni, che ha raggiunto il suo apice in novembre, nel quale si è concentrato un terzo di tutte le denunce del settore.

Circa il 60% dei casi ricade nel trimestre ottobre-dicembre 2020, mentre i primi tre mesi di quest’anno si sono caratterizzati per un forte ridimensionamento del fenomeno.

Poco più della metà dei contagiati sono donne. Considerando le varie tipologie di lavorazione, dall’analisi della Consulenza statistico attuariale emerge che poco meno del 60% dei contagi professionali riguardano l’industria lattiero-casearia, seguita dal’industria della lavorazione delle carni (22%), dalla lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi (11%) e dai prodotti da forno (7%).

La componente femminile conta il 53,1% delle denunce del comparto, percentuale inferiore rispetto a quanto osservato sul totale delle infezioni di origine professionale (69,3%).

L’età media dei contagiati è di 47 anni e la classe di età più colpita è quella compresa tra i 50 e i 64 anni, con il 45,7% dei casi, seguita dalle fasce 35-49 anni (40,8%), under 35 (12,6%) e over 64 (sotto l’1%). Le categorie più colpite sono quelle degli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari e, in particolare, i macellatori, con poco meno di 200 denunce da inizio pandemia.

Nel 2020 gli infortuni sul lavoro in calo del 14% rispetto al -27% del manifatturiero. Allargando l’osservazione all’insieme degli infortuni sul lavoro, nel quinquennio 2015-2019 l’andamento delle denunce è stato moderatamente crescente fino al 2019, quando si è registrato un calo del 2% rispetto all’anno precedente. I primi dati provvisori del 2020, segnato dalla pandemia, indicano una consistente flessione (-14%), con i casi denunciati che si fermano a circa novemila.

Si tratta, però, di una flessione molto meno marcata, in termini percentuali, rispetto a tutti gli altri settori del comparto manifatturiero (-27%) che, a differenza dell’industria alimentare, hanno sofferto per le politiche di lockdown.

Nel quinquennio per cui sono disponibili informazioni consolidate, in media il 15% delle denunce ha riguardato infortuni “in itinere”, avvenuti cioè nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro, il 31% lavoratrici e il 40% la fascia di età 35-49 anni, seguita dagli under 35 (30%), dai 50-64enni (29%) e dagli over 64 (1%). Dal punto di vista territoriale il maggior numero di denunce (42%) è concentrato nel Nord-Est, seguito da Nord-Ovest (29%), Sud (13%), Centro (12%) e Isole (4%).

fonte INAIL.IT

Magazine 19

Scarica Magazine 19 del Portaleconsulenti

In questo numero:

  • Morti sul lavoro, Sindacati in allarme
    I dati INAIL del primo trimestre
    La Cassazione condanna direttore di cantiere
    Più Certificazioni di sicurezza aiutano le imprese
    Riscossioni e IRAP: prorogata la sospensione
    L’INPS spiega: ecco le integrazioni salariali
    Aumentano gli aiuti alle famiglie
    Fondo competenze: presto rifinanziato
    La UE regolamenta l’intelligenza artificiale
    L’innovazione è inarrestabile
    Il Garante sanziona i Call Center
    Software antincendio per le aziende

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SARS-CoV-2 in contesti professionali

Test per SARS-CoV-2 in contesti professionali. Considerazioni sull’uso del rilevamento rapido dell’antigene, inclusi gli auto-test per SARS-CoV-2 in contesti professionali

Questo rapporto tecnico congiunto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e dell’EU-OSHA fornisce una panoramica dell’uso dei test diagnostici rapidi dell’antigene per SARS-CoV-2, il virus che causa COVID-19, in ambienti professionali.

Comprende un’indagine sui punti focali dell’EU-OSHA sull’uso dei test rapidi dell’antigene in un contesto lavorativo.

Il rapporto prende in considerazione i fattori coinvolti nell’introduzione di test rapidi dell’antigene nei luoghi di lavoro e conclude che i test possono svolgere un ruolo nella riduzione della diffusione del virus in ambienti interni ad alto rischio.

Tuttavia, sottolinea che i test dovrebbero essere utilizzati per integrare, piuttosto che sostituire, altre misure di sicurezza e salute per prevenire la diffusione del virus.

Sottolinea inoltre l’importanza di coinvolgere le autorità, i lavoratori, i datori di lavoro e i servizi di salute sul lavoro nello sviluppo di una strategia di verifica per il luogo di lavoro.

Una buona cooperazione tra la sicurezza e la salute sul lavoro e gli attori della salute pubblica è fondamentale per garantire che tutti siano protetti.

L’uso di RADT (Rapid Antigen Detection Test) e / o RADT di auto-test in contesti professionali può integrare, ma non sostituire, le misure di sicurezza e salute sul lavoro e gli interventi non farmaceutici esistenti sul posto di lavoro volti a prevenire l’introduzione e la diffusione della SARS -CoV-2.

Soprattutto, qualsiasi individuo che mostri sintomi simili a COVID-19 dovrebbe rimanere a casa / autoisolarsi e accedere ai test il prima possibile.

Questo documento delinea le considerazioni sulla salute pubblica e sulla sicurezza e salute sul lavoro per l’uso dei RADT, inclusi i RADT di auto-test, per rilevare SARS-CoV-2 in individui in contesti professionali nell’Unione Europea / Spazio Economico Europeo (UE / SEE).

L’uso di RADT e / o RADT di auto-test è appropriato in ambienti con elevata prevalenza di COVID-19 quando è probabile che un risultato positivo indichi una vera infezione, nonché in ambienti a bassa prevalenza per una rapida identificazione di individui altamente infettivi.

In un contesto a bassa prevalenza, tuttavia, è necessaria cautela, poiché l’uso di RADT potrebbe comportare un numero elevato di risultati di test falsi positivi.

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Rapid Antigen Detection Test

Cassazione Penale, Sez. 4, 20 aprile 2021, n. 14696

Responsabilità amministrativa ex art. 25- septies, comma 3, d.lgs. 231/2001 e sanzioni interdittive

Presidente: FUMU GIACOMO
Relatore: D’ANDREA ALESSANDRO
Data Udienza: 14/04/2021

Fatto

1. Con sentenza del 5 novembre 2019 il Tribunale di Padova, in composizione monocratica, applicava, sull’accordo delle parti ex art. 444 cod. proc. pen., alla società Gruppo Commercio s.r.l. – quale ente responsabile per il reato di cui all’art. 590, comma 3, cod. pen., in relazione all’art. 25-septies, comma 3, d.lgs. n. 231 del 2001 – la sanzione pecuniaria di euro 12. 900,00, corrispondente a n. 50 quote societarie. Il Tribunale di Padova disponeva, altresì, che «Vanno applicate le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, del D.Lgs. 231/2001, per la durata di mesi tre».

2. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione G.F.P., a mezzo del proprio difensore, in qualità di amministratore unico della società Gruppo Commercio s.r.l.
Il ricorrente deduce violazione di legge in relazione agli artt. 11, 13 e 14 d.lgs. n. 231 del 2001, ritenendo che le sanzioni interdittive non costituiscono una conseguenza automatica della condanna o dell’applicazione della pena su richiesta, peraltro non ricorrendo, nel caso di specie, le condizioni per la loro applicazione.
Le sanzioni interdittive erano rimaste escluse dal realizzato accordo ex art. 444 cod. proc. pen., avente ad oggetto la sola applicazione della pena pecuniaria, per cui tali sanzioni non avrebbero potuto essere applicate dal giudice, in quanto in violazione dell’accordo raggiunto tra le parti.

In secondo luogo, il ricorrente osserva che se è vero che l’art. 25-septies del d.lgs. n. 231 del 2001 prevede l’applicazione delle sanzioni interdittive ex art. 9, comma 2, è anche vero che dalla disciplina degli artt. 11, 13 e 14 dello stesso d.lgs. è possibile evincere l’esclusione di ogni tipo di automatismo nella loro applicazione, dovendosi effettuare la relativa scelta in applicazione di precisi criteri cui il giudice è obbligato ad attenersi. Per la loro applicazione, infatti, è necessario che ricorra almeno una delle condizioni richieste dall’art. 13, lett. a) e b), d.lgs. n. 231 del 2001, di cui il decidente è tenuto a dare adeguata rappresentazione in motivazione – come, invece, non effettuato nel caso in esame -.

Secondo quanto disposto dall’art. 14 d.lgs. 231/2001, inoltre, il giudice, sempre fornendo idonea motivazione, dovrebbe operare una scelta tra le diverse possibili sanzioni interdittive, determinandone il tipo e la relativa durata, senza poter procedere, come invece effettuato nella sentenza impugnata, ad una loro indiscriminata applicazione.

3. Il Procuratore generale ha rassegnato conclusioni scritte, con cui ha chiesto l’annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato limitatamente alla disposta applicazione delle sanzioni interdittive.

Diritto

1. Il ricorso deve essere accolto, stante la fondatezza della doglianza dedotta.

2. La gravata sentenza è stata emessa, ai sensi degli artt. 444 cod. proc. pen. e 63 d.lgs. 231 del 2001, nei confronti della società Gruppo Commercio s.r.l. – di cui il G.F.P. è amministratore unico – per esserle stata imputata la responsabilità amministrativa ex art. 25- septies, comma 3, d.lgs. 231/2001, in ragione del quale, nel caso di condanna per il delitto di cui all’art. 590, comma 3, commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, «si applicano le sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, per una durata non superiore a sei mesi».

Tale ultimo articolo distingue le quattro categorie di sanzioni – pecuniarie, interdittive, confisca e pubblicazione della sentenza – previste per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, specificando, al comma 2, che le sanzioni interdittive sono: a) l’interdizione dall’esercizio dell’attività; b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito; c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; d) l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi; e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

Come in precedenza osservato, nell’impugnata sentenza sono state applicate cumulativamente tutte le sanzioni interdittive previste dall’art. 9, comma 2, d.lgs. n. 231 del 2001, per la durata di mesi tre.

Tale statuizione è per il Collegio viziata sotto un duplice profilo, inducendo alla pronuncia del relativo annullamento.

3. In primo luogo rileva, infatti, il condivisibile principio affermato dalla giurisprudenza di questa Corte, per il quale, in tema di responsabilità da reato degli enti, le sanzioni interdittive sono sanzioni “principali” e non “accessorie”, per cui, in caso di sentenza emessa ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen., queste ultime devono essere oggetto di un espresso accordo processuale tra le parti in ordine al tipo ed alla durata delle stesse e non possono essere applicate dal giudice in violazione dell’accordo medesimo (così, espressamente, Sez. 3, n. 45472 del 08/06/2016, P.M. e altro in proc. Società Talian, Rv. 267919-01).

Le natura di sanzioni “principali”, e non “accessorie”, delle sanzioni interdittive è, in particolare, desumibile dai contenuti della norma dell’art. 14 del d.lgs. n. 231 del 2001, che ne definisce le modalità di commisurazione e di scelta, richiamando il corrispondente art. 11 sulle sanzioni pecuniarie quanto all’individuazione dei criteri per la loro determinazione nel tipo e nella durata, tenendo conto dell’idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso.

Appare evidente, pertanto, come nel caso di “patteggiamento” l’applicazione delle sanzioni interdittive possa essere consentita solo all’esito di un espresso accordo intervenuto tra le parti, mediante il quale vengano preventivamente stabiliti il tipo e la durata della sanzione ex art. 9, comma 2, d.lgs. n. 231 del 2001 in concreto da applicarsi.

Ne consegue l’illegittimità della sentenza impugnata nella parte in cui ha applicato cumulativamente le sanzioni interdittive di cui all’art. 9, comma 2, d.lgs. 231/2001, in quanto ultra petita, per averle disposte in violazione dell’accordo processuale raggiunto dalle parti, avente ad oggetto la sola sanzione pecuniaria. Il rapporto negoziale intercorso tra le parti preclude, infatti, al giudice di applicare una sanzione diversa da quella concordata, in quanto la modifica in peius del trattamento sanzionatorio, sia pure nei limiti della misura legale, altera i termini dell’accordo ed incide sul consenso prestato.

4. L’impugnata sentenza è, altresì, viziata per l’assoluta genericità e carenza di motivazione con cui il giudice di merito ha cumulativamente applicato tutte le sanzioni interdittive previste dall’art. 9, comma 2, d.lgs. n. 231 del 2001.

Il Collegio ritiene corrette le espresse deduzioni difensive, per cui il giudice di merito avrebbe assunto la propria decisione senza conformarsi ai disposti degli artt. 11, 13 e 14 d.lgs. n. 231 del 2001. La scelta della sanzione interdittiva concretamente da applicarsi, infatti, deve avvenire nel rispetto dei criteri fissati (per le sanzioni pecuniarie) dall’art. 11 del suddetto d.lgs. – e cioè: «tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità dell’ente nonché dell’attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti» -, nella ricorrenza di almeno una delle condizioni richieste dalle lett. a) e b) del successivo art. 13 – ovvero qualora: «a) l’ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all’altrui direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è stata determinata o agevolata da gravi carenze organizzative; b) in caso di reiterazione degli illeciti»
– altresì provvedendo alla determinazione del relativo tipo e della sua durata, in ossequio a quanto previsto dall’art. 14 del citato d.lgs.

Tutto ciò non può che essere svolto mediante un percorso logico ed argomentativo che il giudice è tenuto a rappresentare, sia pur succintamente, nella motivazione del provvedimento applicativo della sanzione interdittiva. E’ indispensabile, cioè, esplicare in base a quali criteri e nella ricorrenza di quali presupposti è stato ritenuto necessario disporre l’applicazione della sanzione – o anche di più sanzioni – ex art. 9, comma 2, d.lgs. n. 231 del 2001, altresì rappresentando le modalità attraverso cui si è pervenuti alla scelta del relativo tipo e della sua durata.
L’indicata motivazione è del tutto assente nella sentenza impugnata, che, in maniera assertiva e senza alcuna esplicazione in proposito, si è limitata a disporre l’indiscriminata applicazione di tutte le sanzioni interdittive previste dall’art. 9, comma 2, del d.lgs. n. 231 del 2001. Ne consegue allora, anche sotto tale profilo, l’affermazione di illegittimità del provvedimento gravato.

5. In esito alle superiori considerazioni, deve procedersi, pertanto, all’annullamento senza rinvio della sentenza impugnata limitatamente alla statuizione, che si elimina, relativa all’applicazione delle sanzioni interdittive previste dall’art. 9, comma 2, del d.lgs. 231 del 2001.

P. Q. M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente all’applicazione delle sanzioni interdittive, statuizione che elimina.
Così deciso in Roma il 14 aprile 2021

Guida Superbonus

Guida Superbonus

Questa la nuova guida rilasciata dall’Agenzia delle Entrate il 30 aprile 2021 con chiarimenti per aziende e cittadini per l’utilizzo dei contributi per la ricostruzione post sisma 2016/2017 insieme ai recenti incentivi per edilizia e riqualificazione.

Con questa guida operativa il Commissario Straordinario di Governo per la ricostruzione
post sisma 2016/2017 e l’Agenzia delle entrate intendono mettere a disposizione dei cittadini, dei professionisti e degli operatori economici gli strumenti operativi e i chiarimenti per l’utilizzo combinato del Superbonus e degli altri incentivi fiscali vigenti con il contributo per la riparazione degli edifici danneggiati dal sisma del 2016/2017, e imprimere così un’ulteriore accelerazione al processo di ricostruzione.

Frutto di un approfondito confronto tra il Commissario e l’Agenzia delle entrate, che ha
coinvolto anche il Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili per gli aspetti di sua competenza, la guida illustra nel dettaglio le modalità di applicazione del Superbonus nell’ambito dei progetti di ricostruzione, le procedure per accedervi, la rendicontazione e la modalità di fatturazione degli interventi.

Essa, pertanto, fornisce specifici chiarimenti delle norme e delle disposizioni regolatorie già contenute nel decreto legge n. 34/2020 e nelle Ordinanze commissariali n. 108/2020 e n. 111/2020.

L’obiettivo della guida è duplice. Su un piano generale definire le modalità di coordinamento degli incentivi fiscali e del contributo per la ricostruzione post sisma previsto dall’art. 5 del decreto legge n. 189/2016, ottimizzando e rendendo più efficace l’utilizzo delle cospicue risorse pubbliche che sono state stanziate per tali primari obiettivi.

Dall’altra parte, la messa a punto di procedure tecniche, amministrative e fiscali condivise permetterà di semplificare l’attività dei professionisti e delle imprese impegnate nella ricostruzione, massimizzando il beneficio per i cittadini, atteso che il Superbonus spetta ai proprietari degli immobili danneggiati dal terremoto con riferimento alla parte di spesa eccedente il contributo pubblico per la ricostruzione.

Sarà possibile, in particolare, semplificare gli adempimenti presentando agli uffici speciali, attraverso i tecnici, una sola istanza, con un progetto unico, con procedure semplificate e flessibili per la fatturazione e la rendicontazione, sia ai fini della concessione dei contributi pubblici che delle detrazioni.

Queste ultime, peraltro, nell’ambito di un progetto unitario spettano anche sulle spese per le opere di completamento di interventi cosiddetti “trainanti” e “trainati” ammissibili al Superbonus già finanziati dai contributi per la ricostruzione.

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Indice:

  • Introduzione,
  • Il concorso tra il contributo per il sisma e le agevolazioni fiscali,
  • Aspetti procedurali,
  • La rendicontazione e la fatturazione,
  • Il superbonus per i lavori in corso d’opera al 1° luglio 2020,
  • La conformità urbanistica nella ricostruzione post sisma,
  • I tempi di conclusione dei lavori,
  • Il superbonus negli aggregati edilizi,
  • Il superbonus rafforzato,
  • gli ulteriori incentivi fiscali.