Bandi, Sorveglianza, disturbi muscoloscheletrici.

News sicurezza ambiente qualità  E-learning HSE, Banca dati Newsletter 28 del 4 Agosto 2021, Bandi, Sorveglianza, disturbi muscoloscheletrici.

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38 milioni per i nuovi bandi

 

Brevetti+, Marchi+ e Disegni+, 38 milioni per i nuovi bandi. Le Pmi potranno richiedere gli incentivi a partire da settembre A partire da settembre le PMI potranno presentare le domande per richiedere …LEGGI TUTTO


 

COVID e Telelavoro

 

Disciplinare il telelavoro nell’Europa post COVID-19 Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro La pandemia di COVID-19 ha costretto molte imprese ad adottare il telelavoro. Per il …LEGGI TUTTO


DMS, digitalizzazione del lavoro

 

La digitalizzazione del lavoro: rischi psicosociali e disturbi muscoloscheletrici lavoro-correlati disturbi muscoloscheletrici (DMS) La digitalizzazione dell’economia ha modificato la natura del lavoro mediante il telelavoro, il lavoro su piattaforma digitale … LEGGI TUTTO


Stare in piedi vincolato a lungo al lavoro

 

Posizioni in piedi forzate per periodi prolungati: effetti sulla salute e consigli in materia di buone pratiche Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro Rapporto sugli effetti LEGGI TUTTO


Stress termico ambientale

 

ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO Nota 2 luglio 2021, n. 4639 Tutela dei lavoratori – Stress termico ambientale In considerazione dei rischi cui risultano esposti i lavoratori in conseguenza delle condizioni …LEGGI TUTTO


L’attacco hacker alla Regione Lazio

 

L’attacco hacker alla Regione Lazio è stato portato a segno utilizzando un ransomware. Un attacco che mira a bloccare i sistemi informatici, cifrandoli e rendendolo inutilizzabili fino al pagamento di … LEGGI TUTTO


Sorveglianza sanitaria eccezionale proroga

 

Sorveglianza sanitaria eccezionale: proroga dei termini Sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2021 i termini sulla sorveglianza sanitaria eccezionale. Prorogati fino al 31 dicembre 2021 i termini delle disposizioni … LEGGI TUTTO


Reddito di cittadinanza ultimi dati

 

Al 30 giugno 2021 i percettori di reddito di cittadinanza tenuti alla sottoscrizione del patto per il lavoro sono 1.150.152. Di questi, il 34,1% è stato preso in carico in quanto ha sottoscritto con …LEGGI TUTTO

 

Credito imposta, Formazione, GDPR, Green Pass

 

News sicurezza ambiente qualità  E-learning HSE, Banca dati Newsletter 27 del 28 Luglio 2021, Credito imposta, Formazione, GDPR, Green Pass. In caso di difficoltà  nel recupero credenziali, non esiti a inviare …LEGGI TUTTO


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Newsletter 28 del 4 Agosto 2021

38 milioni per i nuovi bandi

Brevetti+, Marchi+ e Disegni+, 38 milioni per i nuovi bandi.
Le Pmi potranno richiedere gli incentivi a partire da settembre

A partire da settembre le PMI potranno presentare le domande per richiedere gli incentivi previsti dalle misure Brevetti+, Marchi+ e Disegni+, per le quali sono state stanziate risorse complessive pari a 38 milioni di euro.

In particolare, i termini di presentazione delle domande sono i seguenti:

dal 28 settembre per il bando Brevetti+, che dispone di 23 milioni di euro;

dal 12 ottobre per il bando Disegni+, che dispone di 12 milioni di euro;

dal 19 ottobre per il bando Marchi+, che dispone di 3 milioni di euro.

I nuovi bandi hanno recepito alcune novità relative ai requisiti di accesso, alle agevolazioni concedibili e alla procedura di presentazione delle domande.

Le nuove versioni dei bandi, anche alla luce delle osservazioni emerse dalla consultazione pubblica sulle predette Linee strategiche, contengono alcune novità in relazione ai requisiti di accesso e alle agevolazioni concedibili e, per quanto riguarda le misure Disegni+ e Marchi+, è stata introdotta una nuova procedura telematica di presentazione delle domande, uniformandola a quella di Brevetti+, in modo tale da semplificare l’accesso per le imprese richiedenti.

Di seguito sono scaricabili le versioni integrali dei tre bandi, mentre gli avvisi relativi alla loro adozione sono in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Bando 2021 Brevetti +

Bando 2021 Disegni +

Bando 2021 Marchi +  

Decreto direttoriale 13 luglio 2021 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 luglio 2021)

COVID e Telelavoro

Disciplinare il telelavoro nell’Europa post COVID-19

Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro

La pandemia di COVID-19 ha costretto molte imprese ad adottare il telelavoro.

Per il periodo successivo alla pandemia, allorché il telelavoro sembra destinato a rimanere una realtà diffusa, sono in fase d’esame misure per la protezione della salute e del benessere dei lavoratori.

La relazione passa in rassegna la regolamentazione del telelavoro a livello dell’UE e nazionale prima della COVID-19, analizzando le normative, le condizioni di assunzione e di lavoro, le questioni relative alla salute e alla sicurezza sul lavoro nonché l’equilibrio tra vita privata e professionale. Affronta altresì il ruolo della contrattazione collettiva e del dialogo sociale.

La relazione termina valutando le modifiche legislative e le iniziative in risposta alla pandemia, nell’intento di mettere a disposizione le informazioni necessarie per l’adozione di approcci efficaci alla regolamentazione del telelavoro nell’UE nell’era post COVID-19


Il telelavoro non è regolamentato a livello dell’UE attraverso meccanismi di diritto.

Nessuna direttiva specifica si concentra sul telelavoro, sebbene diverse direttive e regolamenti affrontino questioni importanti per garantire buone condizioni di lavoro per i telelavoratori.

Ad esempio, la direttiva sull’orario di lavoro dell’UE (Direttiva 2003/88) comprende disposizioni volte a tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori (massimo 48 ore lavorative settimanali, ecc.), compresi quelli che effettuano il telelavoro. Inoltre, la direttiva quadro sulla sicurezza e la salute sul lavoro (Direttiva del Consiglio 89/391/CEE), che mira a favorire il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro, non specifica il luogo di lavoro quando si tratta dell’applicazione delle sue disposizioni e, di conseguenza, si applica anche ai telelavoratori.

Più di recente, la direttiva sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili (Direttiva (UE) 2019/1152) ha indirettamente affrontato alcune delle sfide associate alla protezione dei telelavoratori.

Questa direttiva richiede che siano prese disposizioni in relazione al luogo di lavoro e che i modelli di lavoro siano chiariti nel contratto di lavoro.

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DMS, digitalizzazione del lavoro

La digitalizzazione del lavoro: rischi psicosociali e disturbi muscoloscheletrici lavoro-correlati

disturbi muscoloscheletrici (DMS)

La digitalizzazione dell’economia ha modificato la natura del lavoro mediante il telelavoro, il lavoro su piattaforma digitale e il lavoro mobile basato sulle tecnologia dell’informazione e della comunicazione (TIC).

Quando è scoppiata la pandemia di COVID-19, molti europei hanno iniziato a lavorare da casa a seguito delle misure di distanziamento sociale adottate.

Questo articolo esamina l’effetto della digitalizzazione sulla forza lavoro europea e sui fattori di rischio psicosociali (ad esempio stress lavorativo, carico di lavoro e equilibrio tra vita professionale e vita privata) nonché fisici (ad esempio compiti ripetitivi, postura) in materia di disturbi muscoloscheletrici. Illustra poi come prevenire tali disturbi e promuovere la salute e il benessere sul luogo di lavoro.


La digitalizzazione dell’economia è un fenomeno complesso e proteiforme che copre un’ampia gamma di posti di lavoro e condizioni di lavoro a seguito della diffusione della robotizzazione in tutte le sue forme (materiale e virtuale), nuove forme di lavoro (es. lavoro a distanza e lavoro virtuale compreso il telelavoro), nuove forme di occupazione o ‘piattaformazione’ delle forme di lavoro ‘standard’ dei dipendenti/datori di lavoro (es. piattaforme digitali per ‘intermediare’ tra singoli fornitori (lavoratori piattaforma) e acquirenti di lavoro, o per assegnare compiti ai dipendenti e monitorarne le prestazioni) e nuovi modelli di business (es. l’economia della piattaforma) (Degryse, 2017; Bérastégui, 2021).

A seconda del ritmo di adozione dell’automazione, il 22 % delle attuali attività lavorative (equivalenti a 53 milioni di posti di lavoro) nell’UE potrebbe essere automatizzato entro il 2030, ipotizzando uno scenario intermedio.

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Stare in piedi vincolato a lungo al lavoro

Posizioni in piedi forzate per periodi prolungati: effetti sulla salute e consigli in materia di buone pratiche

Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro

Rapporto sugli effetti sulla salute e sui consigli sulle buone pratiche

Rimanere in piedi per lunghi periodi nella stessa posizione comporta rischi per la salute, tra cui disturbi muscoloscheletrici (MSD) e molte altre affezioni.

La relazione esamina la frequenza con la quale si riscontra in Europa tale postura non naturale sul luogo di lavoro nonché i posti di lavoro e le categorie di lavoratori più soggetti. Passa in rassegna inoltre la legislazione dell’UE intesa a tutelare i lavoratori e le direttive sui limiti massimi previsti per i periodi ininterrotti di posizione in piedi.

La relazione contiene esempi di misure efficaci per ridurre il tempo passato in piedi, evidenziando l’importanza di adattare le valutazioni dei rischi e le misure di prevenzione alle esigenze dei singoli nonché di incoraggiare modalità di lavoro attivo e sostenibile.

In conclusione riassume i consigli in materia di buone pratiche da adottare nei luoghi di lavoro e le indicazioni sulle strategie di prevenzione a uso dei responsabili politici.


Questo rapporto esplora il problema della permanenza prolungata statica o vincolata al lavoro (al contrario del lavoro che comporta camminare).

La posizione eretta vincolata è un problema significativo per alcuni gruppi di lavoratori e gli effetti sulla salute di una posizione eretta prolungata includono disturbi muscoloscheletrici (DMS) e non-DMS, sebbene l’obiettivo principale di questo rapporto sia sui disturbi muscoloscheletrici associati a una posizione eretta forzata prolungata.

Il rapporto esamina l’entità della posizione eretta prolungata sul lavoro, gli effetti sulla salute, le linee guida sui “limiti di sicurezza” per la posizione eretta continua e le pratiche di prevenzione per evitare una posizione eretta prolungata, ridurre i rischi quando non possono essere evitati e promuovere uno stile di lavoro più dinamico. Include anche conclusioni e indicazioni per i decisori politici. Il rapporto mira a tenere conto delle esigenze delle micro e piccole imprese (MSE),

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Stress termico ambientale

ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO

Nota 2 luglio 2021, n. 4639
Tutela dei lavoratori – Stress termico ambientale

In considerazione dei rischi cui risultano esposti i lavoratori in conseguenza delle condizioni microclimatiche della stagione estiva, caratterizzata da temperature particolarmente elevate, d’intesa con il coordinamento tecnico delle Regioni, si segnala l’opportunità di intensificare le azioni di prevenzione del rischio da stress termico, con particolare riferimento ai cantieri edili e stradali, all’agricoltura e al florovivaismo, anche attraverso iniziative di sensibilizzazione e comunicazione da condividersi nell’ambito dei Comitati di coordinamento regionali e provinciali, ex art. 7, d.lgs. n. 81/2008.

Tali iniziative potranno richiamare i contenuti della circolare 18 maggio 2021Sistema operativo nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute – Attività 2021 in relazione all’epidemia COVID-19” con cui il Ministero della Salute, anche per l’anno in corso, ha fornito indicazioni per la gestione e le prevenzione degli effetti conseguenti a ondate di calore (https://www.salute.gov.it/portale/caldo/homeCaldo.jsp), gli indirizzi per la valutazione dei rischi da stress termico e per l’individuazione delle possibili misure di mitigazione la cui documentazione è consultabile alla Sezione “Microclima” del Portale Agenti Fisici, al seguente link: https://www.portaleagentifisici.it/fo_microclima_index.php?lg=IT., nonché i contenuti del progetto worklimate (https://www.worklimate.it).

Nel corso delle predette iniziative, sarà inoltre rappresentata la possibilità per le aziende di aderire a quanto previsto dall’INPS – Messaggio n. 1856 del 03/05/2017 (“le temperature eccezionalmente elevate (superiori a 35°), che impediscono lo svolgimento di fasi di lavoro in luoghi non proteggibili dal sole o che comportino l’utilizzo di materiali o lo svolgimento di lavorazioni che non sopportano il forte calore, possono costituire evento che può dare titolo alla CIGO”.

Attesi gli obblighi in materia di valutazione dei rischi, con riferimento specifico al settore dell’edilizia, nel Titolo IV del d.lgs. n. 81/08 sono previste precise responsabilità a carico dei coordinatori e dei datori di lavoro desumibili dagli art. 92 e 96, oltre che dall’allegato XV.

Il personale ispettivo dell’INL, nel corso dell’attività ispettiva in materia di salute e sicurezza, nei settori di competenza previsti dall’art. 13 del d.lgs. n. 81/08, presterà particolare attenzione ai rischi derivanti per i lavoratori dall’innalzamento delle temperature ed alle misure adottate al fine di garantire l’incolumità dei lavoratori nel rispetto di quanto previsto dal citato d.lgs. n. 81/08, tenuto conto dell’analisi e valutazione dei rischi aziendali e del programma di sorveglianza sanitaria redatto dal Medico competente, nonché delle indicazioni tecniche e linee guida sopra richiamate.

L’attacco hacker alla Regione Lazio

L’attacco hacker alla Regione Lazio è stato portato a segno utilizzando un ransomware. Un attacco che mira a bloccare i sistemi informatici, cifrandoli e rendendolo inutilizzabili fino al pagamento di un riscatto (il ransom, in inglese).

Così, mentre proseguono le investigazioni, gli esperti hanno già dato il loro vaticinio. Ma, a parte le notizie trapelate dalla Regione Lazio e non confermate, non si conosce l’entità del riscatto che sarebbe stato richiesto.

L’attacco informatico contro la regione Lazio è stato apparentemente scatenato da un utilizzatore di LockBit 2.0, ossia una sorta di virus informatico dato in appalto da una società madre (Il gruppo di criminali informatici Blackmatter, ex Darkside) in cambio di una quota dei riscatti ottenuti da chi lo utilizza “affiliandosi”.

Secondo le prime ricostruzioni degli esperti, la Regione non sarebbe quindi stata colpita direttamente e non sarebbe l’unica vittima poiché “l’intrusione” avrebbe riguardato un importante MSSP italiano, ossia un fornitore di servizi a cui si appoggia la regione ma non solo.

Lockbit, la gang criminale che ha creato il ransomware che ne porta il nome, sul proprio sito nel Darkweb offre un articolato sistema di affiliazione, per consentire ad altri criminali informatici di usare il loro software e guadagnarci.

Pertanto il rischio immediato è che, sull’onda del successo di questo attacco ransomware, altri soggetti vorranno “affittare” il software malevolo, aprendo così uno scenario completamente nuovo e ancora più pericoloso. I gruppi ransomware si creano e si disfano a piacere, comportandosi come aziende legittime con tanto di customer care per gestire le richieste delle vittime sui pagamenti e i tempi della decifrazione dei sistemi bloccati.

Somigliano a delle startup che si fanno finanziare, crescono, creano nuovi prodotti, e poi vendono rami d’azienda, ne creano di nuove in seguito alle “cessioni societarie” o ne avviano altre come “forks” cioè sviluppando in proprio l’evoluzione ulteriore del software originario, malevolo in questo caso.

La statunitense Colonial Pipeline, colpita da un ransomware (virus informatico che “sequestra” i dati criptandoli e li “libera” solo dietro pagamento di un riscatto, generalmente in bitcoin, ndr) dopo ripetuti tentativi falliti per ripristinare la funzionalità delle sue infrastrutture ha scelto di pagare. In entrambi i casi parliamo di grandi società che non mancano di risorse finanziarie e/o tecniche.

Il LockBit Ransomware è emerso nel panorama dei malware nel settembre 2019, quando è stato offerto in uno schema RaaS (Ransomware-as-a-Service). Gli operatori della minaccia stavano cercando affiliati che eseguissero gli attacchi ransomware effettivi e poi dividessero i profitti: gli affiliati avrebbero incassato circa il 70-80% dei fondi mentre il resto sarebbe stato dato ai creatori di LockBit.