Biossido di titanio
Biossido di titanio: applicazioni, rischi per la salute e novità sulla classificazione europea. INAIL 2026
Il biossido di titanio (TiO₂) è uno dei materiali più utilizzati in ambito industriale e tecnologico. Grazie alla sua elevata stabilità chimica, al potere coprente e alle proprietà ottiche e fotocatalitiche, trova impiego in numerosi prodotti, dalle vernici alle plastiche, dagli inchiostri ai cosmetici e alle creme solari. La produzione globale è stimata in circa 10 milioni di tonnellate annue.
Una recente pubblicazione Inail fa il punto sulle principali applicazioni del TiO₂, sulle modalità di esposizione e sulle evidenze scientifiche relative ai possibili effetti sulla salute, con particolare attenzione ai lavoratori esposti alle polveri fini e ultrafini.
Cambia la classificazione del biossido di titanio nell’UE
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’evoluzione normativa europea. Nel 2020 il biossido di titanio in polvere contenente almeno l’1% di particelle con diametro aerodinamico pari o inferiore a 10 μm era stato classificato come sostanza sospettata di provocare il cancro per inalazione, categoria 2, con indicazione di pericolo H351.
Dopo un lungo contenzioso, il Tribunale dell’Unione europea aveva annullato la classificazione nel 2022. Il 1° agosto 2025 la Corte di giustizia dell’UE ha poi respinto gli appelli della Commissione europea e della Francia, rendendo definitivo l’annullamento della classificazione armonizzata del TiO₂ come “Carc. 2 – sospettato di provocare il cancro per inalazione”.
Questo aggiornamento, tuttavia, non elimina la necessità di adottare adeguate misure di prevenzione nei luoghi di lavoro.
Dove viene utilizzato il TiO₂
La forma pigmentaria, costituita principalmente da particelle micrometriche, rappresenta la quasi totalità della produzione e degli impieghi del biossido di titanio. Le particelle nanometriche costituiscono invece una quota molto più ridotta, ma sono oggetto di particolare attenzione per le loro caratteristiche chimico-fisiche e biologiche.
Il TiO₂ è utilizzato, tra gli altri, in:
- vernici e rivestimenti;
- plastiche e carta;
- inchiostri;
- dentifrici;
- cosmetici e creme solari;
- applicazioni fotocatalitiche e industriali.
In ambito alimentare, il biossido di titanio era impiegato come colorante E171. Dal 2022 il suo uso come additivo alimentare è vietato nell’Unione europea sulla base del principio di precauzione, mentre rimane consentito per impieghi non alimentari.
Esposizione professionale: l’inalazione resta il punto più critico
L’esposizione al biossido di titanio può avvenire per ingestione, contatto cutaneo o inalazione. Nei luoghi di lavoro, la principale via di esposizione è rappresentata dall’inalazione delle polveri fini e ultrafini generate durante produzione, manipolazione e lavorazione.
Inail sottolinea quindi l’importanza di un approccio cautelativo, basato innanzitutto su misure tecniche e organizzative come ventilazione localizzata, confinamento dei processi polverosi, automazione e corretta gestione della pulizia. Quando queste misure non sono sufficienti, occorre ricorrere a dispositivi di protezione individuale adeguati, insieme al monitoraggio delle polveri aerodisperse e alla formazione continua dei lavoratori.
Quali sono i possibili effetti sulla salute
Le conoscenze scientifiche disponibili non forniscono ancora un quadro univoco. Gli studi mostrano risultati eterogenei e, in alcuni casi, discordanti. La tossicità del TiO₂ può variare in funzione di dimensione delle particelle, forma, struttura cristallina e proprietà chimiche della superficie.
Particolare attenzione è rivolta alle nanoparticelle, che possono presentare una maggiore reattività e favorire la produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS), con possibili fenomeni di stress ossidativo, infiammazione e danno cellulare.
Anche gli studi epidemiologici sui lavoratori esposti non giungono a conclusioni definitive: alcune ricerche non hanno rilevato aumenti significativi della mortalità per tumore polmonare, mentre altre hanno evidenziato associazioni che richiedono ulteriori approfondimenti. Nel complesso, le evidenze sull’effetto cancerogeno dell’esposizione professionale al TiO₂ restano non concordi.
Prevenzione e ricerca restano centrali
Il biossido di titanio continua a essere un materiale strategico per numerosi comparti produttivi. L’annullamento della classificazione armonizzata come sospetto cancerogeno per inalazione rappresenta un importante aggiornamento normativo, ma non equivale all’assenza di possibili rischi.
Secondo Inail, restano infatti da approfondire le relazioni dose-risposta, i meccanismi molecolari, gli effetti a lungo termine e i valori soglia di esposizione, anche considerando che non esiste attualmente un VLEP nazionale specifico per il TiO.
Fonte: Inail, Biossido di titanio: applicazioni e potenziali effetti dannosi sulla salute, edizione 2026.












