La SICUREZZA NELLE STRUTTURE SANITARIE

LA DISINFEZIONE AMBIENTALE E DI SUPERFICI DIVERSIFICATE COME MISURA DI SICUREZZA NELLE STRUTTURE SANITARIE ED IN QUELLE AD ESSE ASSIMILABILI

SICUREZZA NELLE STRUTTURE SANITARIE

Pubblicazione INAIL 2022


Negli ultimi anni la disinfezione eff ettuata manualmente o mediante apparecchiature, impianti, dispositivi di tipologia diversifi cata si considera di importanza fondamentale per contrastare le infezioni causate da agenti biologici sempre più aggressivi e diffusivi, per i quali spesso non sono più disponibili effi caci terapie farmacologiche poiché gli stessi frequentemente si dimostrano resistenti anche ai farmaci più innovativi.

Infezioni correlate all’assistenza

La situazione descritta si è manifestata in modo particolarmente allarmante nelle strutture sanitarie ed in quelle ad esse assimilabili per l’aumento esponenziale negli anni delle cosiddette Ica (Infezioni correlate all’assistenza) e si presenta chiaramente come realtà maggiormente preoccupante nei casi di pandemia come quella causata dal Sars CoV-2.

Le indicazioni tecnico – scientifi che descritte nel presente documento, per osservare quanto indicato nella legislazione di igiene e sicurezza in ambiente di lavoro quale garanzia di tutela della salute per i soggetti presenti, si intendono attuabili anche nell’esecuzione di altre attività per le quali la valutazione del rischio individua un considerevole rischio di esposizione. Si evidenzia che nell’attuale accezione con l’acronimo Ica si comprendono le infezioni/patologie infettive contratte nelle strutture sopra menzionate sia dagli utenti che dagli stessi operatori.

RISCHIO BIOLOGICO ED ATTIVITÀ DI DISINFEZIONE

Nell’eseguire un’attività assistenziale od una procedura clinico – diagnostica e/o terapeutica, nell’eff ettuare procedure sociosanitarie e/o similari, si deve considerare il rischio biologico, ossia il rischio per pazienti ed operatori di contrarre un’infezione. Ne consegue la necessità di una corretta e appropriata disinfezione.

L’individuazione delle misure di prevenzione-protezione da dover realizzare e mantenerle attuate nel tempo si effettua a seguito del procedimento di valutazione del rischio biologico osservando i disposti degli artt. 271, 272 e seguenti del Titolo X (d.lgs. 81/2008 e s.m.i.), per poter individuare le condizioni di “rischio di esposizione” ad agenti biologici e defi nire e caratterizzare le misure di sicurezza da mettere in atto, in relazione al contesto
della struttura sanitaria, socio sanitaria e residenziale e delle attività che si espletano in essa.

SICUREZZA NELLE STRUTTURE SANITARIE RISCHIO BIOLOGICO ED ATTIVITÀ DI DISINFEZIONE
SICUREZZA NELLE STRUTTURE SANITARIE RISCHIO BIOLOGICO ED ATTIVITÀ DI DISINFEZIONE

Elenchi ISI 2020, Investimenti 4.0, Rischio biologico, PNRR

News sicurezza ambiente qualità  E-learning HSE, Banca dati Newsletter 15 del 20 Aprile 2022, Elenchi ISI 2020, Investimenti 4.0, Rischio biologico, PNRR.

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Elenchi cronologici bando ISI 2020

 

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Attività Agro-Zootecniche Rischio biologico

 

La pubblicazione ha l’obiettivo di fornire informazioni sulle misure di prevenzione e protezione correlate al rischio biologico per la tutela della salute degli operatori del settore agro-zootecnico. Pubblicazione realizzata da …LEGGI TUTTO


Norma UNI 11856-1:2022

 

Modalità di asseverazione da parte di Organismi Paritetici Gli Organismi Paritetici (in virtù del D. Lgs. 81/2008) possano effettuare, su richiesta delle aziende aderenti, l’attività di asseverazione dei Modelli di …LEGGI TUTTO


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Newsletter 15 del 20 Aprile 2022

Attività Agro-Zootecniche Rischio biologico

La pubblicazione ha l’obiettivo di fornire informazioni sulle misure di prevenzione e protezione correlate al rischio biologico per la tutela della salute degli operatori del settore agro-zootecnico.

Pubblicazione realizzata da Inail
Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici Dipartimento di medicina, epidemiologia e igiene del lavoro e ambientale Inail Ascoli Piceno


I dati Inail evidenziano che nei primi 10 mesi del 2021 nel settore agricolo si registrano 22.766 infortuni sul lavoro denunciati (+1,4%), 7.541 casi di denunce per malattie professionali (+20,8%) e 112 denunce di casi mortali (+19,1%). Le motivazioni di tale fenomeno sono molteplici.

Le attività vengono svolte utilizzando macchine e attrezzature che in alcuni casi non possiedono i requisiti essenziali di sicurezza; gli ambienti e i processi lavorativi non sono facilmente standardizzabili; l’età media degli agricoltori è spesso elevata, in particolare in aziende a conduzione familiare, l’arruolamento, a volte irregolare, di manodopera poco formata ed addestrata. Un aspetto poco considerato della sicurezza e salute dei lavoratori agricoli riguarda l’esposizione agli agenti biologici, fatta eccezione per il comparto zootecnico.

Nel settore agro-zootecnico e forestale, infatti, sono diversi i fattori che possono favorire lo sviluppo e la diffusione di agenti biologici: il tipo di attività, il processo o la fase lavorativa, le materie prime utilizzate, il cattivo funzionamento e la manutenzione degli impianti di ventilazione, il microclima, le scarse condizioni igienico-ambientali, il contatto diretto e/o indiretto con fluidi biologici animali, la presenza ed il numero di occupanti. Questi ultimi fattori di rischio sono quelli che maggiormente favoriscono la trasmissione di microrganismi al lavoratore.

Oltre alla difficoltà oggettiva nell’individuazione delle precise modalità di contagio da agenti biologici, nella misurazione ambientale dei microrganismi e nella stima di contaminazione microbica relativa a differenti ambiti lavorativi, si osserva spesso la mancanza di un’adeguata opera di prevenzione dai rischi lavorativi, per una serie di motivazioni. Molte aziende agro-zootecniche sono a gestione familiare, questo comporta la difficoltà di accesso alle risorse, al supporto di figure professionali della prevenzione, ai percorsi di informazione e formazione sui rischi lavorativi e alla realizzazione dei programmi di immunoprofilassi.

Inoltre i dati relativi alle malattie professionali denunciate non sono indicativi riguardo il rischio biologico, per diverse cause. Il lungo periodo che può intercorrere tra l’esposizione all’agente biologico e la manifestazione della malattia, la difficile identificazione in modo certo del nesso causale tra l’esposizione e la malattia.

Il lungo periodo nella manifestazione della malattia può interferire, non solo sull’individuazione delle modalità di esposizione ma, in caso di lavoratori per conto terzi, sulla identificazione dell’azienda o del comparto produttivo nei quali si è verificata l’esposizione.

A questo si aggiungono i fattori individuali quali stile di vita, patologie pregresse o in atto, età e sesso che possono rendere il soggetto particolarmente suscettibile ad alcune infezioni.

Non ultima è da considerare la difficoltà di effettuare una sorveglianza sanitaria standardizzabile rispetto ad altri settori a causa della variabilità delle tipologie produttive, la prevalenza di particolari realtà aziendali (imprese familiari, coltivatori diretti, società agricole semplici), il lavoro stagionale, la presenza di molti lavoratori extracomunitari e il lavoro irregolare.

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45003:2021, contributi, rischio biologico, cybersicurezza

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Gestione della salute e sicurezza sul lavoro — Salute psicologica e sicurezza sul lavoro ISO 45003 è il primo standard globale che fornisce una guida pratica sulla gestione della salute …LEGGI TUTTO


 

EN 13819 parte 2 ed EN ISO 11393

 

Di qualsiasi lavoro ci si occupi l’importante è svolgerlo in sicurezza. La normazione sempre accanto ai lavoratori grazie alla commissione Sicurezza propone nuovi documenti a tema. Nello specifico sono recenti …LEGGI TUTTO


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AMBIENTE LAVORO
PUBBLICITA’: AMBIENTE LAVORO 2021

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Newsletter 38 del 10 Novembre 2021

Il rischio biologico nei luoghi di lavoro

Schede tecnico informative

Riproponiamo una pubblicazione INAIL del 2011 con le schede del rischio biologico

Guida alla consultazione delle schede

Le schede hanno colori identificativi diversi, ciascuno riconducibile, in linea di massima, a diversi macrosettori ATECO.

Ogni scheda, in generale, si articola secondo i seguenti punti che possono però subire variazioni in base alla tipologia di ambiente.

1. CICLO PRODUTTIVO/ATTIVITÀ LAVORATIVA Vengono schematizzati i cicli produttivi o di lavoro, al fine di rendere evidenti i punti con maggiore probabilità di contatto con gli agenti biologici.
2. PUNTI CRITICI Vengono riportati i principali punti critici (fasi lavorative o mansioni), ossia quelli con maggiori probabilità di contatto con gli agenti biologici, sottolineando le modalità di esposi-zione in quei determinati punti.
3. FONTI DI PERICOLO BIOLOGICO Viene riportato un breve elenco di strumenti, attrezzature, ambienti, processi, materie prime, ecc. che possono costituire un pericolo biologico (Pericolo: potenzialità di una determinata entità – processo, macchina, sostanza – di causare danno).
4. VIE DI ESPOSIZIONE Indica le principali vie di esposizione nello specifico comparto lavorativo.
5. AGENTI BIOLOGICI POTENZIALMENTE PRESENTI Sono elencati i principali agenti biologici potenzialmente presenti negli ambienti oggetto dello studio; alcuni sono stati riscontrati in indagini svolte dagli stessi Autori delle schede, altri sono ripresi da fonti bibliografiche. E’ un elenco che può essere ampliato da altre indagini e che non implica la necessaria presenza degli stessi in tutti gli specifici ambienti di lavoro.
6. EFFETTI SULLA SALUTE Sono riportate genericamente le principali categorie di patologie causate dagli agenti biologici riscontrati. Nella Tabella 1 è riportato un elenco degli agenti citati nelle schede e delle principali malattie ad essi associate.
7. PREVENZIONE E PROTEZIONE Sono elencate le principali misure di prevenzione e protezione studiate per lo specifico ambiente di lavoro. Alle indicazioni specifiche per il rischio biologico, vanno naturalmente aggiunte tutte le altre previste per gli altri rischi e tutti gli adempimenti di legge. Anche coloro che si recano negli ambienti di lavoro per effettuare il monitoraggio ambientale devono attenersi alle misure di protezione previste, utilizzando DPI che abbiano almeno le stesse caratteristiche di quelli usati dal personale che opera nello specifico ambiente, oltre ai guanti monouso per il campionamento.
8. MONITORAGGIO AMBIENTALE Vengono riportate alcune indicazioni tecniche per lo svolgimento del monitoraggio ambientale, le quali, per la diversa peculiarità degli ambienti di lavoro, risultano alquanto variegate e spesso di difficile generalizzazione. Si rimandano i tecnici del settore, proprio per l’estrema importanza del monitoraggio ambientale nella valutazione dei rischi, a testi specialistici (linee guida, riferimenti bibliografici e normativi) per approfondimenti ed ulteriori dettagli.

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