Rischi psicosociali nella scuola

Rischi psicosociali nella scuola: stress, burnout e benessere degli insegnanti

Rischi psicosociali nella scuola: stress e burnout mettono alla prova il benessere degli insegnanti

Stress, sovraccarico di lavoro, richieste emotive sempre più complesse, difficoltà nel conciliare vita professionale e privata, digitalizzazione e rapporti problematici con studenti, famiglie o colleghi. Il benessere psicologico degli insegnanti è diventato una delle questioni centrali per la salute e sicurezza nel settore dell’istruzione.

A richiamare l’attenzione sul problema è il nuovo rapporto dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), dedicato ai rischi psicosociali nel mondo dell’educazione e ai fattori lavorativi che incidono sul benessere degli insegnanti.

Il dato di partenza è significativo: quasi il 50% degli insegnanti della scuola secondaria inferiore dichiara di sperimentare stress sul lavoro. Inoltre, il 24% segnala un impatto negativo della propria attività sulla salute mentale e il 22% sulla salute fisica.

Il problema, però, non riguarda soltanto la salute individuale del docente. Le conseguenze possono estendersi alla qualità dell’insegnamento, alla continuità del personale, al clima scolastico e, indirettamente, anche agli studenti.

Un settore che occupa oltre 10 milioni di persone in Europa

Il peso del fenomeno emerge con maggiore chiarezza considerando le dimensioni del settore. Nel 2022 più di 10 milioni di persone lavoravano come professionisti dell’insegnamento nell’Unione europea, circa il 5% dell’occupazione complessiva.

La scuola europea deve inoltre affrontare una progressiva trasformazione demografica: circa il 35% degli insegnanti si sta avvicinando all’età pensionabile, mentre in diversi Paesi cresce la difficoltà di reperire e trattenere nuovo personale.

La tutela della salute psicologica degli insegnanti diventa quindi non solo un tema di sicurezza sul lavoro, ma anche una questione di sostenibilità del sistema educativo.

Quali sono i principali rischi psicosociali per gli insegnanti?

Il report EU-OSHA individua diverse categorie di rischio tra loro strettamente collegate. Non esiste, infatti, una sola causa dello stress lavorativo nella scuola: spesso è la combinazione di più fattori a generare condizioni di disagio prolungato.

Carichi di lavoro e pressione del tempo

Una delle criticità principali è rappresentata dalle richieste quantitative del lavoro.

L’attività dell’insegnante non termina con le ore trascorse in aula. Preparazione delle lezioni, correzione degli elaborati, riunioni, rapporti con le famiglie, formazione e attività amministrative possono aumentare sensibilmente il carico complessivo.

Secondo i dati TALIS richiamati dal rapporto, per gli insegnanti della scuola secondaria inferiore circa il 71,5% del tempo analizzato è collegato all’insegnamento, mentre una quota significativa viene assorbita dalla gestione della disciplina e dagli adempimenti amministrativi. Carichi elevati e orari prolungati risultano associati a stress cronico ed esaurimento emotivo.

Nell’università la situazione può essere ulteriormente complicata dalla necessità di conciliare didattica, ricerca, pubblicazioni, gestione di progetti e obiettivi di performance.

Il peso emotivo della professione docente

Insegnare è anche un lavoro ad alta intensità relazionale ed emotiva.

Il docente deve gestire quotidianamente studenti con esigenze, comportamenti e situazioni personali differenti. Possono entrare in gioco episodi di bullismo, difficoltà familiari, disagio psicologico, problemi disciplinari o conflitti tra studenti.

Il rapporto EU-OSHA segnala che il 40% degli insegnanti considera i comportamenti disturbanti degli studenti una fonte di preoccupazione. Allo stesso tempo, il personale scolastico è frequentemente chiamato a fornire un sostegno emotivo agli alunni nei momenti di difficoltà.

Quello che viene definito emotional labour, cioè il lavoro emotivo necessario per gestire continuamente le relazioni professionali, può contribuire nel tempo all’esaurimento emotivo e al burnout.

Digitalizzazione e nuove competenze: opportunità ma anche stress

La trasformazione digitale ha modificato profondamente il lavoro nella scuola.

Registro elettronico, piattaforme didattiche, lezioni online, strumenti collaborativi e, più recentemente, intelligenza artificiale richiedono un aggiornamento continuo delle competenze.

Secondo i dati riportati da EU-OSHA, dopo la pandemia il 63% dei professionisti dell’insegnamento nell’UE ha dovuto imparare a utilizzare nuove tecnologie digitali per svolgere il proprio lavoro, mentre il 64% ha investito nello sviluppo di ulteriori competenze digitali.

L’innovazione può migliorare la didattica e l’organizzazione, ma quando non è accompagnata da formazione, assistenza e tempi adeguati può trasformarsi in un ulteriore fattore di pressione.

Il rapporto evidenzia inoltre che gli insegnanti più anziani possono incontrare maggiori difficoltà nell’adattamento alle trasformazioni tecnologiche.

Autonomia, organizzazione del lavoro e possibilità di carriera

Il benessere degli insegnanti dipende anche dal livello di autonomia professionale.

Curricoli particolarmente rigidi, procedure standardizzate, sistemi di valutazione e pressioni legate ai risultati possono ridurre la percezione di controllo sul proprio lavoro.

Accanto all’autonomia emerge anche il tema dello sviluppo professionale.

La partecipazione alla formazione è molto diffusa, ma non sempre semplice: tra gli ostacoli citati dagli insegnanti figurano la mancanza di tempo, i costi e la difficoltà nel conciliare formazione e vita familiare. Il rapporto sottolinea inoltre che la professione docente presenta spesso strutture di carriera relativamente piatte, con opportunità di avanzamento limitate rispetto ad altri settori.

Rapporti con colleghi e dirigenti: il ruolo decisivo della leadership

Le relazioni all’interno dell’organizzazione scolastica rappresentano un altro elemento essenziale.

Secondo EU-OSHA, rapporti positivi con colleghi e superiori e il riconoscimento del lavoro svolto sono fattori determinanti per soddisfazione professionale, motivazione e benessere.

Una leadership scolastica capace di ascoltare, coinvolgere e sostenere il personale può quindi svolgere una funzione protettiva.

Al contrario, mancanza di supporto, scarso riconoscimento e conflitti interni possono amplificare le conseguenze di carichi di lavoro già elevati.

Equilibrio vita-lavoro e diritto alla disconnessione

Il confine tra lavoro e vita privata è diventato progressivamente più sottile.

Email, piattaforme digitali e comunicazioni con studenti e famiglie possono prolungare la giornata professionale molto oltre l’orario scolastico.

EU-OSHA inserisce infatti tra i principali rischi l’interferenza tra lavoro e vita individuale, comprendendo sia l’insicurezza occupazionale sia lo squilibrio tra responsabilità professionali e personali.

Tra le buone pratiche analizzate dal rapporto compare anche il diritto alla disconnessione degli insegnanti, con un riferimento specifico all’esperienza italiana.

La capacità di definire tempi chiari per le comunicazioni professionali può diventare uno strumento concreto di prevenzione dello stress.

Violenza, molestie e cyberbullismo contro il personale scolastico

Un capitolo particolarmente delicato riguarda conflitti, aggressioni e comportamenti offensivi.

Il rischio può andare dai comportamenti provocatori degli studenti fino ad aggressioni fisiche, molestie da parte delle famiglie, minacce, bullismo tra colleghi e violenza verbale.

EU-OSHA considera la violenza sul luogo di lavoro un importante rischio psicosociale nel settore dell’istruzione.

Con la diffusione della comunicazione digitale il problema può estendersi anche online. Il rapporto richiama l’aumento dell’esposizione degli insegnanti a cyberbullismo, molestie e commenti offensivi attraverso social network e piattaforme digitali. Violenza e cyberbullismo risultano associati a un maggior rischio di stress, ansia e disturbi del sonno.

Burnout degli insegnanti: quali conseguenze?

L’esposizione prolungata ai rischi psicosociali può incidere direttamente sulla salute mentale.

Stress cronico, esaurimento emotivo e burnout possono aumentare assenze, intenzione di abbandonare la professione e difficoltà nel mantenere elevata la qualità del lavoro.

Ma l’impatto non si limita al docente.

La letteratura analizzata da EU-OSHA evidenzia collegamenti tra turnover degli insegnanti, stabilità delle scuole e risultati degli studenti. Le strutture che operano nei contesti socioeconomici più svantaggiati possono essere particolarmente vulnerabili, perché condizioni di lavoro difficili rendono ancora più complesso trattenere personale qualificato.

La prevenzione dei rischi psicosociali diventa quindi parte integrante della qualità dell’intero sistema educativo.

Cosa protegge il benessere degli insegnanti?

Il report non individua soltanto fattori di rischio. Esistono anche risorse organizzative capaci di ridurre gli effetti negativi delle pressioni lavorative.

Tra i principali fattori protettivi emergono:

  • autonomia e possibilità di incidere sull’organizzazione del proprio lavoro;
  • relazioni positive e collaborazione tra colleghi;
  • rapporti costruttivi con le famiglie degli studenti;
  • leadership scolastica disponibile e competente;
  • opportunità di formazione e sviluppo professionale;
  • supporto sociale all’interno dell’organizzazione.

Queste risorse possono attenuare gli effetti delle richieste professionali e favorire soddisfazione lavorativa e salute mentale.

Prevenire i rischi psicosociali: non basta intervenire sul singolo docente

Uno degli aspetti più importanti del rapporto EU-OSHA riguarda il modo in cui affrontare il problema.

Le iniziative dedicate esclusivamente alla capacità individuale di gestire lo stress possono essere utili, ma non sono sufficienti quando le cause dipendono dall’organizzazione.

Occorre invece intervenire anche su carichi di lavoro, leadership, orari, autonomia, comunicazione interna, organizzazione delle attività e prevenzione della violenza.

EU-OSHA indica tra le misure utili la valutazione sistematica dei rischi psicosociali, politiche organizzative sul rapporto tra vita privata e lavoro, formazione, programmi di mentoring, strumenti per la valutazione dei rischi come OiRA e interventi di job crafting, attraverso i quali i lavoratori possono contribuire a migliorare alcuni aspetti della propria organizzazione del lavoro.

Un elemento decisivo è il coinvolgimento della direzione. Il rapporto sottolinea che gli interventi hanno maggiori possibilità di produrre risultati duraturi quando esiste un forte impegno della leadership, quando le iniziative vengono integrate nelle politiche scolastiche e quando il personale può accedere a un sostegno continuativo.

Salute mentale degli insegnanti: una priorità per la scuola del futuro

La conclusione che emerge dallo studio EU-OSHA è chiara: i rischi psicosociali non possono essere considerati un problema secondario rispetto ai tradizionali rischi per la sicurezza.

La salute psicologica dei lavoratori rappresenta a tutti gli effetti una componente della sicurezza e della salute sul lavoro.

Per il mondo della scuola questo significa passare da un approccio prevalentemente reattivo — intervenire quando stress o burnout sono già presenti — a un modello preventivo, nel quale l’organizzazione viene progettata tenendo conto del benessere delle persone.

Proteggere gli insegnanti significa infatti proteggere anche la continuità del servizio educativo, la qualità della didattica e il benessere degli studenti.

Il tema sarà inoltre al centro delle attività europee dei prossimi anni: la ricerca EU-OSHA rientra in un programma sui rischi psicosociali e sulla salute mentale al lavoro destinato a confluire nella campagna europea 2026-2028 dedicata a questi temi.

Fonte: European Agency for Safety and Health at Work (EU-OSHA), Psychosocial risks in education: understanding work-related factors affecting teachers’ well-being, 2026

EU-OSHA sul lavoro al freddo

L’Inail segnala un nuovo approfondimento EU-OSHA sul lavoro al freddo

L’Inail informa della pubblicazione di un articolo dell’Agenzia europea EU-OSHA che mette a disposizione indicazioni pratiche su rischi e prevenzione per chi lavora in ambienti freddi.

Stress da freddo: un rischio da non sottovalutare
Lo “stress da freddo” si verifica quando l’ambiente provoca una perdita di calore corporeo tale da alterare le normali funzioni dell’organismo. Il pericolo è più evidente sotto i +5 °C, ma cali di performance possono comparire già sotto i 20 °C. Il problema riguarda soprattutto edilizia e agricoltura per le attività all’aperto, ma anche settori come alimentare e farmaceutico, dove si opera in spazi refrigerati.

Effetti sul corpo e riduzione della destrezza
Per proteggere gli organi vitali, il corpo reagisce con vasocostrizione e brividi. Questo riduce la circolazione nelle estremità e fa raffreddare più velocemente mani e piedi. Gli studi indicano che la manualità diminuisce quando la temperatura della pelle scende sotto i 22 °C e diventa critica sotto i 15 °C, aumentando il rischio di errori, congelamenti e disturbi nel tempo.

Freddo e attenzione: più errori e più infortuni
Alcune ricerche mostrano che il freddo agisce anche sul piano mentale. Una parte delle risorse cognitive viene usata per gestire il disagio fisico, riducendo concentrazione e lucidità. Questo può portare a tempi di reazione più lunghi e a scelte meno precise. Studi svolti in Spagna e Italia segnalano un aumento del 4% del rischio di infortuni in condizioni di freddo, spesso aggravato da superfici scivolose, scarsa visibilità e ingombro dei DPI.

Patologie da freddo: dai danni locali ai rischi sistemici
Le conseguenze possono essere localizzate, come congelamento, geloni o “piede da trincea”, oppure più gravi, come l’ipotermia, che si manifesta quando la temperatura interna scende sotto i 35 °C. Particolare attenzione è richiesta per lo stress cardiovascolare: la vasocostrizione può aumentare pressione e viscosità del sangue, facendo lavorare di più il cuore e aumentando il rischio di eventi come infarto e ictus. Possono verificarsi anche problemi alla pelle e all’apparato respiratorio.

Valutazione del rischio: un percorso in tre fasi
Secondo gli standard ISO 15265 e 15743, la valutazione deve seguire tre passaggi. Si parte dall’osservazione, con il coinvolgimento dei lavoratori per individuare i pericoli più evidenti. Si prosegue con l’analisi quantitativa tramite indici tecnici come l’IREQ (isolamento richiesto) e la DLE (durata limitata dell’esposizione). L’ultima fase prevede l’intervento di specialisti e misurazioni più complesse, per definire misure mirate sulle reali condizioni del luogo di lavoro.

Prevenzione: prima misure tecniche e organizzative
Le priorità restano gli interventi tecnici e l’organizzazione del lavoro. Dove l’automazione non è possibile, si può agire su barriere frangivento, controllo dell’umidità e pavimentazioni isolate. Sul piano gestionale, serve pianificare turni con pause in aree riscaldate e prevedere tempi di recupero, lasciando spazio anche alla regolazione autonoma del ritmo di lavoro.

DPI: ultima difesa, ma fondamentale
I dispositivi di protezione individuale restano essenziali e devono rispettare standard europei come la EN 342 per il freddo intenso. Conta molto la scelta dei materiali e la stratificazione: indumenti troppo stretti o bagnati di sudore possono peggiorare la situazione invece di proteggerla. In uno scenario climatico più instabile, la corretta dotazione di DPI e la formazione sui segnali iniziali di ipotermia restano punti chiave per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

Fonte INAIL

L’Inail segnala un nuovo approfondimento EU-OSHA sul lavoro al freddo indicazioni su rischi e prevenzione per chi lavora in ambienti freddi.
EU-OSHA

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Strategia dell’EU-OSHA per il periodo 2025-2034

Nuova strategia dell’EU-OSHA per il periodo 2025-2034: proteggere i lavoratori, conseguire risultati.

La strategia dell’EU-OSHA per il periodo 2025-2034 affronta problematiche in evoluzione in materia di salute e sicurezza sul lavoro (SSL), preparando l’Agenzia a reagire di fronte a importanti sviluppi sociali, come la transizione digitale e la transizione verde, nonché l’invecchiamento della forza lavoro.

La strategia si concentra su tre linee d’azione: mettere a disposizione conoscenze per l’elaborazione delle politiche, sviluppare strumenti atti a prevenire i rischi e sensibilizzare al fine di promuovere una cultura della prevenzione, rimanendo al contempo sostenibile sul piano ambientale e sociale.

L’adozione della strategia stimolerà l’EU-OSHA a creare un valore ancora maggiore grazie a una più stretta collaborazione con l’UE e i partner nazionali. L’Agenzia ha posto questa etica della collaborazione al centro della strategia al fine di massimizzare i risultati del proprio lavoro.

L’attuale strategia dell’EU-OSHA delinea le sue priorità per un decennio e stabilisce tre assi d’intervento strategici con i seguenti obiettivi:

fornire prove e conoscenze sui rischi attuali, nuovi ed emergenti per quanto riguarda il loro impatto sulla sicurezza e la salute nonché la loro prevenzione, a sostegno dell’elaborazione delle politiche e della ricerca;
promuovere e facilitare lo sviluppo di strumenti e risorse per potenziare le reti e i partner dell’Agenzia, al fine di migliorare la prevenzione dei rischi per la sicurezza e la salute sul lavoro;
realizzare azioni di sensibilizzazione e di rete per consentire all’Agenzia e alle sue parti interessate di promuovere una cultura positiva della prevenzione dei rischi sul lavoro.

Pianificazione per i prossimi anni

Il direttore esecutivo dell’EU-OSHA prepara ogni anno un documento unico di programmazione, poi adottato dal consiglio di amministrazione, che definisce il programma modulato triennale dell’Agenzia. Il documento di programmazione stabilisce priorità chiare e mira a garantire che l’Agenzia faccia il miglior uso delle sue risorse e della sua rete. Il documento unico di programmazione descrive in dettaglio le attività operative da svolgere e gli obiettivi da raggiungere negli anni successivi.

EU-OSHA Strategy 2025-2034

Sicurezza e salute lavoratori piattaforme digitali

Il lavoro tramite piattaforme digitali presenta delle sfide per le normative in materia di lavoro e di sicurezza e salute sul lavoro (SSL), nonché per il monitoraggio e l’applicazione delle stesse. Ciò comporta conseguenze per l’attività degli ispettorati del lavoro e della sicurezza sociale, nonché per i lavoratori delle piattaforme digitali relativamente allo status occupazionale e alle condizioni di lavoro.

Questo studio di caso offre indicazioni sui ruoli e sulle attività degli ispettorati del lavoro e della sicurezza sociale in materia di SSL per i lavoratori delle piattaforme digitali. Attraverso un esame più approfondito delle iniziative degli ispettorati del lavoro di Belgio, Spagna e Polonia, la relazione delinea gli insegnamenti che si possono trarre dalle problematiche emerse e dalle strategie sviluppate per affrontarle.

Lo studio affronta inoltre le implicazioni per le politiche, evidenziando gli aspetti fondamentali delle criticità che permangono, come l’ambiguità dello status occupazionale dei lavoratori delle piattaforme. L’importanza di iniziative coordinate, attività di sensibilizzazione, rafforzamento delle capacità e formazione degli ispettori sono alcune delle buone pratiche a cui gli Stati membri possono ispirarsi.


Questo caso di studio mira a fornire approfondimenti sui ruoli e sulle azioni degli ispettorati del lavoro e della sicurezza sociale nel contesto del lavoro su piattaforma digitale per quanto riguarda la sicurezza e la salute sul lavoro (SSL), lezioni che possono essere apprese dalle problematiche incontrate dai servizi di ispezione, e le strategie che sono state sviluppate per affrontarli.

Le informazioni presentate in questo caso di studio sono state raccolte attraverso una consultazione con i punti focali nazionali dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), nonché interviste con i principali esperti e parti interessate in Stati membri dell’UE selezionati ed è stata integrata con una rassegna della letteratura.

Sebbene l’obiettivo iniziale di questo caso di studio fosse rivolto agli ispettorati del lavoro alla luce della SSL, l’ambito è stato ampliato poiché la ricerca ha rivelato interessanti collaborazioni e scambi di informazioni con altri ispettorati e autorità.

Il lavoro su piattaforma digitale, come con altre forme di lavoro non standard, ha messo in discussione le normative vigenti in materia di lavoro e SSL e il loro monitoraggio e applicazione a causa dell’organizzazione del lavoro (ad esempio, luoghi di lavoro non convenzionali, orari di lavoro irregolari) e degli accordi contrattuali (per ad esempio, nello stesso rapporto di lavoro si trova un mix di elementi di lavoro indipendenti e subordinati) (Páramo e Vega, 2017).

Di fronte a questo “nuovo” fenomeno, le azioni iniziali delle autorità sindacali, previdenziali e fiscali sono variate: dal tentativo di intraprendere il lavoro di piattaforma come hanno fatto con altre attività, al non intraprendere alcuna azione.

Di recente, numerosi casi giudiziari sembrano aver dato nuovo impulso all’applicazione delle normative sul lavoro e sulla SSL, almeno in alcuni Stati membri dell’UE.

Tuttavia, questi procedimenti giudiziari sono per lo più limitati a tipi specifici di lavoro su piattaforma (ad esempio consegna di cibo, trasporto passeggeri) e dipendono in gran parte da un ragionamento sull’entità del “controllo” da parte delle piattaforme. In alcuni casi, le piattaforme hanno cercato di adattare il proprio modello di business per tenere conto degli esiti di cause giudiziarie o di misure politiche di nuova introduzione, nel tentativo di evitare la qualificazione di tale controllo come “subordinazione legale” o di evitare che determinate normative diventino applicabili a le loro attività.

In alcuni casi estremi, le piattaforme si sono impegnate nell’elaborazione di strategie legali o di altro tipo e altri mezzi per evitare attivamente o addirittura eludere le ispezioni e i controlli da parte delle autorità competenti.

Diverse iniziative legislative intraprese di recente sono state spesso acclamate dalla critica nella copertura della stampa e nella letteratura accademica.

Tuttavia, nonostante l’inquadramento nello spazio pubblico, è chiaro che dette iniziative legislative non sono state tali da risolvere tutte e nemmeno le questioni più importanti che i servizi di ispezione devono affrontare quando cercano di monitorare il lavoro della piattaforma, rendendo l’applicazione del quadro normativo in materia di SSL in la maggior parte dei casi estremamente difficile o addirittura impossibile.

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Portaleconsulenti documenti da scaricare

Un nuovo documento di sintesi dell’EU-OSHA sottolinea i risultati e i punti salienti di uno studio sui regolamenti, le politiche, le strategie, le iniziative, le azioni e i programmi relativi alla SSL per il lavoro su piattaforma digitale. Si basa su quattro studi di casi, tre dei quali presentano iniziative legislative in Spagna, Italia e Francia. Il quarto spiega le azioni che gli ispettorati del lavoro e della sicurezza sociale possono intraprendere per gestire i rischi di SSL.

Priorità strategiche Sicurezza

Il quadro strategico in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027 della Commissione europea definisce le priorità e le azioni chiave per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori, affrontando i rapidi cambiamenti che si stanno verificando nell’economia, nell’evoluzione demografica e nei modelli di lavoro.

Priorità strategiche

Il quadro strategico adotta un approccio tripartito ─ coinvolgendo le istituzioni dell’UE, gli Stati membri, le parti sociali e altre parti interessate ─ e si concentra su tre priorità chiave:

anticipare e gestire il cambiamento nel contesto della transizione verde, digitale e demografica;
migliorare la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali e adoperarsi per raggiungere un approccio «Visione Zero» rispetto alla mortalità connessa al lavoro;
aumentare la preparazione per rispondere alle crisi sanitarie attuali e future.

Attuare il quadro ─ un ruolo chiave per l’EU-OSHA

Il successo del quadro dipende dalla sua attuazione a livello europeo, nazionale, settoriale e aziendale, in termini di applicazione efficace, dialogo sociale, finanziamento, sensibilizzazione e raccolta di dati.

Grazie alla sua vasta rete di partner, l’EU-OSHA si trova in una posizione privilegiata per agevolare l’azione, la cooperazione e lo scambio e realizzare gli ambiziosi obiettivi del quadro.

Gli studi prospettici e i progetti di sintesi dell’EU-OSHA mirano a prevedere i rischi e a individuare le priorità al fine di orientare la formulazione delle pratiche e delle politiche in materia di SSL in settori quali la digitalizzazione e i lavori ecosostenibili, nonché lo stress e i rischi psicosociali.

L’EU-OSHA fornisce inoltre risorse di facile utilizzo a sostegno dell’applicazione di misure di prevenzione nei luoghi di lavoro, mettendo a disposizione numerose guide che aiutano a preservare la sicurezza dei lavoratori durante la pandemia, siano essi esposti in prima linea o in fase di adattamento al telelavoro da casa.

Il suo coinvolgimento nella tabella di marcia sugli agenti cancerogeni e le sue campagne Ambienti di lavoro sani e sicuri dimostrano l’impegno dell’Agenzia nel promuovere, in tutta Europa e non solo, una cultura della prevenzione che rappresenta un elemento cardine della politica di SSL dell’UE.

Per saperne di più, consulta il quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027

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