Temperature elevate, Circolare INL

La circolare 4753 del 26/07/2022, rischi legati ai danni da calore fornisce ulteriori indicazioni operative ai fini di una più incisiva attività di prevenzione dei rischi da stress termico causato dalle ondate di calore.


Rischi da stress termico

“Tutela dei lavoratori sul rischio legato ai danni da calore. Strumenti preventivi e indicazioni operative”.

Per definizione, negli ambienti outdoor è impossibile attuare modifiche dei parametri fisici ambientali che caratterizzano l’esposizione. In ragione della valutazione del rischio “microclima”, debbono essere, pertanto, predisposte opportune misure di prevenzione che permettano di ridurre al minimo i rischi connessi alle ondate di calore che possono incidere negativamente sullo svolgimento dell’attività lavorativa, provocando importanti conseguenze sulla salute, malesseri o anche infortuni.

Di conseguenza, qualora durante l’attività ispettiva si riscontri, nei settori in cui il rischio è maggiore (ad es. lavori all’aperto), l’assenza della valutazione del rischio specifico o delle misure di prevenzione da porre necessariamente in atto, si ritiene che si debba procedere non solo ad emettere il verbale di prescrizione ai sensi dell’art. 181, comma 1, del d.lgs. n. 81/2008, in combinato disposto con l’art. 28, co 2, lett. a) (assenza della valutazione del rischio “microclima”), ovvero lett. b) (mancata indicazione delle misure di prevenzione e protezione) del medesimo d.lgs., ma anche ad impartire un ordine di Polizia Giudiziaria, ai sensi dell’art. 55 del c.p.p.

Quest’ultimo comporta la sospensione immediata dei lavori o, nei confronti dei lavoratori interessati, delle attività lavorative prive di una valutazione del rischio specifico.

I lavori potranno riprendere non appena il datore di lavoro abbia adottato tutte le misure necessarie atte ad evitare/ridurre il rischio, in adempimento del verbale di prescrizione.

Qualora invece, durante l’accesso ispettivo, risulti che il datore di lavoro abbia proceduto alla valutazione del rischio e abbia individuato le misure di prevenzione e protezione, e tuttavia le stesse non siano rispettate, si procederà ad emettere un verbale di prescrizione nei confronti del preposto ai sensi dell’art. 19, co. 1, lett. a), per non aver vigilato “sulla osservanza delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.

Nelle attività ricadenti nel campo di applicazione del Titolo IV del d. lgs 81/2008 (cantieri temporanei o mobili), il Coordinatore per la progettazione, qualora previsto, all’atto dell’elaborazione del Piano di sicurezza e di coordinamento (PSC) dovrà prendere in considerazione anche il rischio microclima, in quanto le misure di prevenzione e protezione da attuare incidono sull’organizzazione del cantiere, sul suo allestimento, sulle lavorazioni e la loro interferenza (cfr. allegato XV, punto 2.1.2, lett. c) d.lgs. n. 81/2008).

Nell’ambito del PSC potranno, pertanto, essere previste misure di prevenzione idonee al fine di ridurre il rischio come, ad esempio, la presenza di aree di ristoro adeguate alle pause, la variazione dell’inizio delle lavorazioni, ecc.

Anche i datori di lavoro delle ditte in appalto dovranno prevedere, all’interno dei relativi POS, misure specifiche di organizzazione delle lavorazioni in cantiere, quali, ad esempio, l’idoneità dei DPI alla stagione in corso, la possibilità di pause o l’anticipo/posticipo delle lavorazioni, la fornitura di bevande, l’accesso all’ombra, ecc., come previsto dall’art. 96, co 1, lett. d), d.lgs. n. 81/2008.

Pertanto il Coordinatore per l’esecuzione, nell’ambito dei compiti ad esso attribuiti, dovrà verificare l’applicazione delle misure individuate nel PSC da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi e la presenza delle stesse misure nei relativi POS, provvedendo anche alla sospensione dei lavori per condizioni meteoclimatiche che possano configurare la presenza di un “pericolo grave e imminente” per la salute e la sicurezza dei lavoratori (art. 92, co 1 lett. f), d.lgs. n. 81/2008).

Nel corso della vigilanza, l’ispettore avrà quindi cura di verificare la presenza della suddetta valutazione nel PSC (ove previsto) e nei vari POS.

Laddove si riscontri la carenza della valutazione del rischio “microclima” e delle relative misure di prevenzione nell’ambito del PSC, si procederà alla redazione del verbale di prescrizione nei confronti del CSE ai sensi dell’art. 92, co 1, lett. b) del d.lgs. n. 81/2008 per non aver adeguato il PSC in relazione al rischio microclimatico e/o per non aver individuato le misure di prevenzione.

Se la suddetta valutazione non è presente nei POS, il verbale di prescrizione sarà emesso nei confronti del datore di lavoro, ai sensi dell’art. 96, co 1, lett. d) del d.lgs. n. 81/2008, per non aver curato “la protezione dei lavoratori contro le influenze atmosferiche”, e nei confronti del CSE, qualora il rischio sia stato valutato nel PSC, per non aver verificato “l’idoneità del piano operativo di sicurezza, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento di cui all’articolo 100, assicurandone la coerenza con quest’ultimo”, ai sensi dell’art. 92, co 1, lett. b) del d.lgs. n. 81/2008.

Nei confronti dell’impresa affidataria, laddove essa sia presente, dovrà anche essere accertato l’adempimento dell’obbligo di cui all’art. 97, co 1, d.lgs. n. 81/2008 (“verifica le condizioni di sicurezza dei lavori affidati e l’applicazione delle disposizioni e delle prescrizioni del piano di sicurezza e coordinamento”) e di cui al successivo comma 3, lett. b), del medesimo articolo (“verificare la congruenza dei piani operativi di sicurezza (POS) delle imprese esecutrici rispetto al proprio, prima della trasmissione dei suddetti piani operativi di sicurezza al coordinatore per l’esecuzione”) emettendo, in caso di accertato inadempimento, apposito verbale di prescrizione ai sensi del d.lgs. n. 758 del 1994.

Qualora, infine, sia nell’ambito del PSC, ove previsto, sia nell’ambito del POS sia stato valutato il rischio “microclima” e siano state individuate le relative misure di prevenzione, e tuttavia le stesse non siano rispettate, il verbale di prescrizione andrà emesso nei confronti del preposto ai sensi dell’art. 19, co. 1, lett. a), per non aver vigilato “sulla osservanza delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.

Titolo IV

Nelle attività ricadenti nel campo di applicazione del Titolo IV del d. lgs 81/2008 (cantieri temporanei o mobili), il Coordinatore per la progettazione, qualora previsto, all’atto dell’elaborazione del Piano di sicurezza e di coordinamento (PSC) dovrà prendere in considerazione anche il rischio microclima, in quanto le misure di prevenzione e protezione da attuare incidono sull’organizzazione del cantiere, sul suo allestimento, sulle lavorazioni e la loro interferenza (cfr. allegato XV, punto 2.1.2, lett. c) d.lgs. n. 81/2008).

Nell’ambito del PSC potranno, pertanto, essere previste misure di prevenzione idonee al fine di ridurre il rischio come, ad esempio, la presenza di aree di ristoro adeguate alle pause, la variazione dell’inizio delle lavorazioni, ecc.

Anche i datori di lavoro delle ditte in appalto dovranno prevedere, all’interno dei relativi POS, misure specifiche di organizzazione delle lavorazioni in cantiere, quali, ad esempio, l’idoneità dei DPI alla stagione in corso, la possibilità di pause o l’anticipo/posticipo delle lavorazioni, la fornitura di bevande, l’accesso all’ombra, ecc., come previsto dall’art. 96, co 1, lett. d), d.lgs. n. 81/2008.

Coordinatore per l’esecuzione

Pertanto il Coordinatore per l’esecuzione, nell’ambito dei compiti ad esso attribuiti, dovrà verificare l’applicazione delle misure individuate nel PSC da parte delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi e la presenza delle stesse misure nei relativi POS, provvedendo anche alla sospensione dei lavori per condizioni meteoclimatiche che possano configurare la presenza di un “pericolo grave e imminente” per la salute e la sicurezza dei lavoratori (art. 92, co 1 lett. f), d.lgs. n. 81/2008).

Nel corso della vigilanza, l’ispettore avrà quindi cura di verificare la presenza della suddetta valutazione nel PSC (ove previsto) e nei vari POS.

Laddove si riscontri la carenza della valutazione del rischio “microclima” e delle relative misure di prevenzione nell’ambito del PSC, si procederà alla redazione del verbale di prescrizione nei confronti del CSE ai sensi dell’art. 92, co 1, lett. b) del d.lgs. n. 81/2008 per non aver adeguato il PSC in relazione al rischio microclimatico e/o per non aver individuato le misure di prevenzione.

Se la suddetta valutazione non è presente nei POS, il verbale di prescrizione sarà emesso nei confronti del datore di lavoro, ai sensi dell’art. 96, co 1, lett. d) del d.lgs. n. 81/2008, per non aver curato “la protezione dei lavoratori contro le influenze atmosferiche”, e nei confronti del CSE, qualora il rischio sia stato valutato nel PSC, per non aver verificato “l’idoneità del piano operativo di sicurezza, da considerare come piano complementare di dettaglio del piano di sicurezza e coordinamento di cui all’articolo 100, assicurandone la coerenza con quest’ultimo”, ai sensi dell’art. 92, co 1, lett. b) del d.lgs. n. 81/2008.

Nei confronti dell’impresa affidataria, laddove essa sia presente, dovrà anche essere accertato l’adempimento dell’obbligo di cui all’art. 97, co 1, d.lgs. n. 81/2008 (“verifica le condizioni di sicurezza dei lavori affidati e l’applicazione delle disposizioni e delle prescrizioni del piano di sicurezza e coordinamento”) e di cui al successivo comma 3, lett. b), del medesimo articolo (“verificare la congruenza dei piani operativi di sicurezza (POS) delle imprese esecutrici rispetto al proprio, prima della trasmissione dei suddetti piani operativi di sicurezza al coordinatore per l’esecuzione”) emettendo, in caso di accertato inadempimento, apposito verbale di prescrizione ai sensi del d.lgs. n. 758 del 1994.

Qualora, infine, sia nell’ambito del PSC, ove previsto, sia nell’ambito del POS sia stato valutato il rischio “microclima” e siano state individuate le relative misure di prevenzione, e tuttavia le stesse non siano rispettate, il verbale di prescrizione andrà emesso nei confronti del preposto ai sensi dell’art. 19, co. 1, lett. a), per non aver vigilato “sulla osservanza delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza sul lavoro”.


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Misure delle vibrazioni in ambienti di lavoro

Misure delle vibrazioni in ambienti di lavoro e problematiche tecniche

Materiali didattici dei corsi webinar organizzati dalla Regione Toscana nell’ambito dell’accordo di collaborazione INAIL – Regione Toscana per lo sviluppo e la diffusione del Portale Agenti Fisici


Dott. Nicola Stacchini Azienda U.S.L. Toscana Sud Est Laboratorio di Sanità Pubblica Area Vasta Toscana Sud Est

Tipologie Strumenti
Tipologie Strumenti

Tipologie di trasduttori

Accelerometri in carica (rilevatori piezoelettrici che necessitano di una amplificazione esterna).
• Accelerometri “ICP” (rilevatori piezoelettrici con all’interno un circuito miniaturizzato amplificatore non necessitano di amplificazione esterna).
• Accelerometri “mems” ultima generazione.

Adattatori per Vibrazioni Mano-Braccio
Misure delle vibrazioni Mano/Braccio
Misure delle vibrazioni Corpo Intero
Misure delle vibrazioni: calibrazione
Misure di esposizione mano braccio utensili lavorazione marmo
Misure di esposizione mano braccio taglio con motosega
Misure di Vibrazioni Trapani Dentisti
Misure Pezzo Impugnato
Strategia di misura
Pezzo IMPUGNATO pulimentatura metalli
Indagine vibrazioni HA macchine per tatoo
Misure di esposizione corpo intero
Misure Corpo Interno su Carrello elevatore

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6 modi per essere più attivi sul lavoro

La percentuale maggiore della popolazione attiva nel mondo occupa circa nove ore al giorno, 5 giorni alla settimana.

Se il lavoro non richiede di sederti a una scrivania, ci sono conferenze e riunioni settimanali che ti costringeranno a stare seduto per lunghe ore. E poiché molto probabilmente guiderai a casa o prenderai un autobus/treno, hai ancora un’altra ora di tempo giornaliero in sedia. In questa luce, è necessario trovare modi efficaci per darsi una tonificazione muscolare sufficiente per una vita migliore e più attiva.

Ci sono tonnellate di rischi per la salute che sparano da tempo prolungato sulla sedia. Per cominciare, stare seduti per periodi prolungati è tra i fattori chiave che contribuiscono ai casi di obesità tra gli americani di mezza età. Altri rischi includono disturbi cardiaci, cancro e diabete di tipo 2. Questi rischi sono principalmente il risultato del rallentamento del metabolismo del tuo corpo: più il tuo corpo è inattivo, più lento diventa il suo metabolismo. Il metabolismo lento significa una scarsa scomposizione del grasso corporeo, una ridotta capacità di regolare lo zucchero corporeo e una pressione corporea irregolare.

Se stai cercando modi per inserire l’attività fisica nella tua giornata di lavoro, ecco 6 metodi collaudati per trasformare ogni giornata di lavoro in un mini-allenamento attivo:

Prova le flessioni sulla sedia
Hai bisogno di una sedia da ufficio con ruote e uno spazio sul pavimento che permetta alla sedia di muoversi liberamente e facilmente. Detto questo, vai avanti e siediti al centro della sedia in modo che la tua schiena non si appoggi allo schienale della sedia. Ora piegati leggermente in avanti finché non senti che il tuo petto è a circa 2 pollici dall’abbracciare la tua scrivania.

Con i gomiti leggermente piegati lungo i lati del corpo, senza regolare la posizione del torace o della sedia, allunga la mano verso la scrivania o qualsiasi altro oggetto ingombrante e largo fino alle spalle sulla scrivania. Afferra l’oggetto con entrambe le mani e inizia a spostare indietro la sedia senza regolare la posizione del tuo corpo, finché le braccia non sono estese al massimo. Ripetere l’operazione per almeno 15 volte al giorno per una parte superiore del corpo più forte. Questo semplice esercizio allena tricipiti, pettorali, muscoli delle spalle, bicipiti e quasi tutti i muscoli centrali della parte superiore del corpo.

Abbandona la macchina
Se hai bisogno di una rivista mentre sei al lavoro, vai al negozio di riviste a pochi isolati dal tuo ufficio. Se vivi nelle vicinanze in modo da poter comodamente andare e tornare dal lavoro a piedi, fallo con tutti i mezzi. Se vivi lontano dal posto di lavoro ma non troppo lontano per una bicicletta, ti preghiamo di andare al lavoro in bicicletta il più spesso possibile.

Andare in bicicletta brucia quasi tante calorie quanto fare jogging e sottopone le articolazioni a uno stress significativamente inferiore. Migliora anche la tua forma fisica cardiovascolare e aerobica, aiuta a costruire i muscoli della parte superiore del corpo e delle gambe, migliora la coordinazione del corpo e abbassa la pressione sanguigna, tra gli altri vantaggi. Vai avanti e acquista una bicicletta o anche una bicicletta elettrica per un giro più attivo al lavoro.

Prendi le scale
Questo dovrebbe essere ovvio. O è? Milioni di lavoratori scelgono di prendere l’ascensore invece di fare la cosa più ovvia : fare le scale . Credimi, preferiresti salire le scale per dieci minuti e scendere per altri dieci piuttosto che prendere un ascensore. Brucerai oltre 300 calorie per fare “l’ovvio”.

Inclina quel bacino
Come con le flessioni, fare il bacino è semplice. Posizionarsi al centro della sedia e assicurarsi che i piedi poggino sul pavimento facilmente e il più piatto possibile. Non che le gambe NON DEVONO muoversi durante questo esercizio. Ora tira fuori il sedere e metti le mani sul bordo della scrivania. Da quella posizione, senza muovere le gambe o le braccia, tira lentamente i fianchi in avanti in modo che poggino sotto lo stomaco. Se lo stai facendo bene, il sedere si sarà automaticamente spostato di nuovo sotto la parte superiore del corpo. Mantieni questa posizione per mezzo minuto e poi ripeti la procedura. Fallo per 20 volte consecutive, quante più volte puoi durante il giorno. Questo esercizio ti aiuta con la flessibilità.

Alzati regolarmente e muoviti di più
Un altro ovvio: rompi la routine monotona di 8 ore seduto alzandoti ogni 30 minuti. Devi stare in piedi per almeno 2 ore durante la giornata lavorativa per migliorare la salute vascolare. Trova dei motivi per andare da un collega. Non gettare oggetti in giro o rotolare sulla sedia. Non limitarti a inviare un’e-mail o un SMS a un collega. Alzati e vai al loro ufficio. Puoi persino acquistare una scrivania in piedi da utilizzare quando invii e-mail, pinzatura di documenti o durante la digitazione sul tuo computer.

Sfrutta al meglio la tua pausa pranzo
L’ora di pranzo non dovrebbe essere il momento di chattare su WhatsApp o controllare Instagram e rispondere alle e-mail. Fai una vera pausa fuori dall’ufficio, mettiti attivo mentre ci sei. Inoltre, se trovi un po’ di tempo extra per essere creativo e metti delle luci di coltivazione per i tuoi fiori o piante vicino alla tua scrivania, mettere delle belle piante vicino alla tua scrivania ti gioverà solo. Questo ti darà una sensazione di freschezza. Ti sentirai meglio, energizzato e rinfrescato per la restante metà della giornata.

Conclusione

Non sarà facile ottenere una routine di lavoro attiva quando il tuo lavoro richiede di fare il contrario. Richiederà resilienza, impegno e resilienza da parte tua. Inizia in piccolo e sali gradualmente. Molte persone l’hanno fatto prima di te. Anche tu puoi!

Progettazione acustica

Pubblicazione realizzata da Inail Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale

Corretta progettazione acustica di ambienti di lavoro industriali e non – Manuale operativo

Il luogo di lavoro propriamente detto rappresenta una parte integrante e importante dell’habitat, ovvero del contesto di vita, le cui caratteristiche permettono a una comunità di svilupparsi e progredire. In quanto tale, l’ambiente di lavoro si collega agli ecosistemi e ai modelli di sviluppo e, in questi ambiti, al pari degli altri elementi che caratterizzano gli habitat, influenza la qualità della vita delle comunità che lo abitano.

Negli ambienti di lavoro l’esposizione al rumore rappresenta uno dei fattori che maggiormente influenza la qualità percepita dei luoghi.

L’inquinamento acustico, prodotto da sorgenti interne ed esterne, determina scenari nei quali ai livelli di rischio uditivo ed extra-uditivo per la salute dei lavoratori, si uniscono livelli di peggioramento e degrado della qualità e della vivibilità degli ambienti, con conseguenze spesso legate a bassi livelli di produttività e difficoltà di concentrazione. Inoltre, accade spesso che in questo tipo di contesti il rumore prodotto dalle macchine e dalle attività lavorative sia amplificato dalla riverberazione presente, soprattutto se si tratta di ambienti non adeguatamente studiati e trattati dal punto di vista del comfort acustico.

Allo stato attuale le disposizioni contenute nel d.lgs. 81/2008 (e s.m.i.) che interessano i rischi fisici, e in particolare la valutazione del rischio rumore, sono ampiamente consolidate nella maggior parte dei contesti di lavoro in riferimento alla valutazione dell’esposizione al rumore dei lavoratori. Tuttavia, non è altrettanto diffusa la pratica di una progettazione acustica corretta dei luoghi di lavoro nei quali spesso si rilevano livelli di rumorosità superiore ai valori di azione previsti dal d.lgs. 81/2008.

Inoltre, con l’evoluzione del concetto stesso di ‘luogo di lavoro’, legato allo sviluppo delle tecnologie informatiche e ai nuovi modelli economici dominanti, è da considerare una possibile nuova visione aggiornata delle categorie ambientali di lavoro e delle metodiche che hanno fin qui caratterizzato la valutazione e la bonifica del rumore in ambito occupazionale. Vi sono nuove e diverse sorgenti acustiche, nuove e diverse postazioni, condizioni e tempistiche di lavoro.

Ferme restando le procedure di valutazione dei rischi che si sono affermate e aggiornate nel decennio di attuazione delle disposizioni del d.lgs. 81/2008, si hanno sempre maggiori evidenze di nuove correlazioni tra qualità degli ambienti di lavoro e situazioni di disagio occupazionale, che meritano considerazione e, ove possibile, la definizione di nuove metodologie valutative da affiancare alle suddette procedure.

Negli ambienti di lavoro, così definiti, la progettazione degli elementi di funzionalità e di sicurezza può essere contemporanea e integrata con la progettazione delle fonti di benessere percepito. Analogamente la considerazione, la conoscenza e la catalogazione di nuove patologie extra-uditive e di nuove forme di malessere ‘da edificio malato’, derivanti da carenza di comfort ambientale, può portare a nuovi e diversi modelli valutativi, rispetto a quelli basati sulle consolidate procedure metrologiche e analitiche stabilite dal d.lgs. 81/2008.

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Eu-Osha muoversi sul lavoro

Campaign 2020-2022, Disturbi muscoloscheletrici, Promozione della salute nei luoghi di lavoro

Essere più attivi al lavoro può aiutare a prevenire problemi di salute come i disturbi muscoloscheletrici (DMS) e cardiopatie legate al lavoro sedentario, oltre a migliorare le prestazioni.

Punti chiave

• Poiché molti lavori diventano più sedentari, ci sono prove crescenti che collegano la cattiva salute a uno stile di vita sedentario.
• Il nostro corpo ha bisogno di movimento: evitare posture statiche fa parte del rendere il lavoro sostenibile.
• Stare semplicemente in piedi invece di stare seduti non è la soluzione, poiché anche stare in piedi a lungo può comportare rischi per la salute.
• È importante cambiare il più possibile la postura: i lavoratori dovrebbero essere in grado di adottare una varietà di posizioni durante il lavoro, preferibilmente in grado di variare tra seduti, in piedi e muoversi.
• Il modo migliore per sedersi è la “seduta dinamica”, in cui le posizioni di seduta vengono continuamente modificate.
• Lavorando insieme, datori di lavoro e lavoratori possono trovare modi pratici per promuovere modalità di lavoro più attive.
• La nostra prossima postura è la migliore postura!

Ambienti di lavoro sani alleggeriscono il carico

L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) sta conducendo una campagna a livello europeo dal 2020 al 2022 per aumentare la consapevolezza sui disturbi muscoloscheletrici (DMS) legati al lavoro e sull’importanza di prevenirli.

L’obiettivo è incoraggiare i datori di lavoro, i lavoratori e le altre parti interessate a collaborare per prevenire i disturbi muscoloscheletrici e promuovere una buona salute muscoloscheletrica tra i lavoratori dell’UE.

Il comportamento sedentario è in aumento sia al lavoro che al di fuori del lavoro e vi sono prove crescenti degli effetti negativi sulla salute degli stili di vita sedentari. I rischi per la salute includono diabete e malattie cardiache e vascolari, oltre a problemi muscoloscheletrici.

Gli stili di vita sedentari sono stati anche collegati alla depressione e ad alcuni tipi di cancro. Gli effetti sulla salute si verificano perché i nostri corpi hanno bisogno di movimento per far pompare il nostro sangue e far circolare l’ossigeno intorno ai nostri corpi.

Mantenere la stessa postura pone carichi maggiori sui muscoli e sui tendini rispetto al cambiamento di postura. Chiunque abbia una condizione muscoloscheletrica cronica non dovrebbe sedersi troppo a lungo ed evitare posture statiche fa parte del rendere il lavoro sostenibile.

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Check-List Rls – Rlst – Rsu – Rsa

Ambienti di lavoro Check List Rls – Rlst – Rsu – Rsa
A cura dell’ufficio Ambiente Salute e Sicurezza Uilm Nazionale

Il Documento allegato relativo al Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro è sviluppato in forma check list e tiene conto della seguente evoluzione ed aggiornamenti:
1. Protocollo sicurezza condiviso misure Covid-19 negli ambienti di lavoro 14 marzo 2020
2. Protocollo sicurezza condiviso misure Covid-19 negli ambienti di lavoro 24 aprile 2020
3. Protocollo sicurezza condiviso misure Covid-19 negli ambienti di lavoro 06 aprile 2021
Nel Documento check list sono evidenziate le modifiche apportate dall’evoluzione del Protocollo dal 2020 al 2021.

PROTOCOLLO CONDIVISO DI REGOLAMENTAZIONE PER IL CONTENIMENTO DELLA DIFFUSIONE DEL COVID-19 del 14 marzo 2020, INTEGRATO DAL PROTOCOLLO del 24.04.2020. E COSI’ COME MODIFICATO DAL PROTOCOLLO del 06.04.2021

Il documento tiene conto delle misure di contrasto e di contenimento della diffusione del SARS-CoV2/COVID-19 negli ambienti di lavoro, già contenute nei Protocolli condivisi sottoscritti successivamente alla dichiarazione dello stato di emergenza, in particolare il 14 marzo e il 24 aprile 2020, sviluppati anche con il contributo tecnico-scientifico dell’INAIL.

Il presente Protocollo aggiorna tali misure tenuto conto dei vari provvedimenti adottati dal Governo e, da ultimo, del DPCM 2 marzo 2021, nonché di quanto emanato dal Ministero della salute. A tal fine, contiene linee guida condivise tra le Parti per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anticontagio, ovverosia Protocollo di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV- 2/COVID-19 negli ambienti di lavoro.

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Protocollo Covid19

Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro.

8 aprile 2021 Confindustria

Nella serata del 6 aprile 2021 Confindustria ha partecipato alla riunione per l’aggiornamento del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

In coerenza con la previsione dell’art. 29bis della legge n. 40/2020 – che individua nelle previsioni del Protocollo il contenuto concreto dell’art. 2087 del codice civile – la finalità era quella di acquisire nel documento le novità normative e scientifiche (previsioni di legge, circolari esplicative, evoluzione delle conoscenze in relazione, soprattutto, alle varianti) per attualizzare le regole di sicurezza contro l’epidemia e semplificarne l’applicazione per le imprese, superando previsioni non più attuali ed in contrasto con leggi e circolari sopravvenute.

Va sottolineato che l’adozione di misure di sicurezza stringenti (in particolare, il maggior diffusione dell’uso della mascherina) consegue soprattutto alla presenza delle varianti, la cui virulenza appare acuire il rischio di contagio (o, addirittura, in alcune ipotesi, limitare l’efficacia del vaccino).

L’uso della mascherina, infatti, riduce il rischio di contagio e di attivazione del contact tracing e, conseguentemente, l’adozione delle misure di quarantena. Incide, inoltre, riducendo le ipotesi di diffusione del virus al di fuori dei luoghi di lavoro, in famiglia e nella società, limitando così anche le ipotesi di isolamento e quarantena che riflettono i propri effetti, anche indirettamente, sul lavoro (è il caso della scuola).

Ripercorrendo il testo, si evidenzia fin d’ora che restano ferme l’impostazione e la struttura del Protocollo.

Ancora in premessa, rileviamo che i Ministeri avevano inserito in modo formale ed in più parti del testo il riferimento alla valutazione dei rischi ed al relativo documento, che non risulta invece mai presente nel documento definitivo in quanto ha costituito una delle condizioni per la sottoscrizione del Protocollo da parte di Confindustria.

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