ESG e patrimonio

ESG e patrimonio: perché oggi il valore non è solo economico

Quando si parla di patrimonio si pensa quasi sempre ai numeri. Bilanci, rendimenti, performance nel tempo. Questo approccio resta centrale, ma non è più l’unico. Negli ultimi anni è cresciuta una nuova attenzione verso l’impatto che le scelte patrimoniali hanno sulla società e sull’ambiente.

È qui che entrano in gioco i criteri ESG. Ambiente, sociale e governance non sono più temi secondari. Sono diventati elementi chiave nella gestione del patrimonio, sia per le imprese sia per gli investitori.

Patrimonio e sostenibilità: un legame sempre più forte

Oggi il valore di un patrimonio non si misura solo in termini economici. Conta anche come quel valore viene generato. Le decisioni di investimento possono influenzare il consumo di risorse, le condizioni di lavoro, il rispetto dei diritti e la trasparenza nella gestione.

Integrare i criteri ESG significa valutare questi aspetti insieme ai dati finanziari. Non si tratta di rinunciare al rendimento, ma di considerare rischi e opportunità più ampie. Un’azienda attenta all’ambiente e alla governance tende a essere più solida nel tempo.

Perché gli investimenti ESG crescono

La crescita degli investimenti ESG è legata a più fattori. Da un lato c’è una maggiore consapevolezza sociale. Dall’altro ci sono norme europee sempre più stringenti su sostenibilità e trasparenza. Anche il mercato spinge in questa direzione. Clienti e investitori chiedono coerenza, responsabilità e visione di lungo periodo.

Per chi gestisce patrimoni questo significa aggiornare i criteri di valutazione. Non basta più guardare ai risultati passati. Serve analizzare l’impatto futuro delle scelte fatte oggi.

Il ruolo dei consulenti nella gestione ESG

I consulenti hanno un ruolo centrale. Devono aiutare clienti e imprese a capire cosa sono davvero i criteri ESG e come applicarli in modo concreto. Serve chiarezza. Niente slogan. Solo dati, obiettivi realistici e strategie coerenti.

La consulenza patrimoniale evolve. Integrare ESG vuol dire proteggere il valore nel tempo e ridurre i rischi legati a cambiamenti normativi, reputazionali e ambientali.

Il concetto di patrimonio sta cambiando. Il valore economico resta fondamentale, ma oggi conta anche l’impatto delle scelte. ESG non è una moda. È un nuovo modo di leggere il futuro degli investimenti e della gestione patrimoniale.

Intelligenza artificiale e mondo del lavoro

L’intelligenza artificiale sta trasformando il lavoro più rapidamente dell’evoluzione normativa e delle competenze. Se non governata, può amplificare disuguaglianze e rischi potenziali; se guidata, può migliorare qualità del lavoro, produttività e inclusione.

Con la legge n. 132/2025, che recepisce l’AI Act europeo, l’Italia è il primo paese che si dota di una norma per il governo dell’intelligenza artificiale. La norma istituisce presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l’Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro. La scelta italiana anticipa l’attuazione dell’AI Act in ambito lavorativo con un modello pubblico, partecipato e umano-centrico, in linea con i principi del G7 Lavoro di Cagliari e del recente G7 di Kananaskis.

L’Osservatorio è una struttura permanente di governance che unisce indirizzo istituzionale, presidio etico, dialogo strutturato con le parti sociali e analisi tecnico-scientifica. Le sue funzioni principali sono la definizione della strategia nazionale sull’IA nel lavoro, il monitoraggio degli impatti su occupazione, produttività, competenze e diritti, l’individuazione dei settori più esposti, l’aggiornamento continuo delle Linee Guida e il supporto alle politiche di formazione e lavoro. La Commissione Etica garantisce che l’adozione dell’IA non riduca il lavoro a una traccia digitale, preservando dignità, non discriminazione, trasparenza e supervisione umana. Gli output attesi includono un documento strategico triennale, relazioni annuali sugli impatti, indicatori di monitoraggio e rapporti pubblici.

Che cos’è l’Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro?

È un organismo permanente istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per governare l’impatto dell’intelligenza artificiale su lavoro, competenze, diritti e relazioni industriali. È previsto dalla legge 132/2025, che ha recepito l’AI Act europeo.


Introduzione del delitto di femminicidio

Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime. (25G00187) (GU Serie Generale n.280 del 02-12-2025)

Violenza nei confronti delle donne, in Gazzetta la Legge che introduce il delitto di femminicidio e altri interventi normativi

La Legge n. 181, del 2 dicembre 2025, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 280 del 02/12/2025. Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne e per la tutela delle vittime.

Entrata in vigore del provvedimento: 17/12/2025

Art. 1 – Modifiche al codice penale
Art. 2 – Relazione annuale sullo stato di applicazione delle norme in materia di femminicidio e di contrasto alla violenza nei confronti delle donne
Art. 3 – Modifiche al codice di procedura penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del medesimo codice
Art. 4 – Tutela degli orfani di femminicidio in caso di relazione affettiva
Art. 5 – Modifiche in materia di ordinamento penitenziario
Art. 6 – Campagne di sensibilizzazione per la prevenzione delle aggressioni di tipo sessuale attraverso l’uso di stupefacenti
Art. 7 – Linee guida e raccomandazioni per contrastare il fenomeno della violenza sessuale attraverso l’uso di sostanze stupefacenti
Art. 8 – Rafforzamento degli obblighi formativi in materia di contrasto alla violenza sulle donne e alla violenza domestica
Art. 9 – Introduzione dell’articolo 5-ter del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, in materia di accesso ai centri antiviolenza
Art. 10 – Modifiche alle disposizioni in materia di organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero
Art. 11 – Disposizioni sulla registrazione a debito
Art. 12 – Garanzie di accesso delle donne vittime di violenza di genere al patrocinio a spese dello Stato
Art. 13 – Disposizioni di coordinamento
Art. 14 – Clausola di invarianza finanziaria

Introduzione del delitto di femminicidio e altri interventi normativi per il contrasto alla violenza nei confronti delle donne
LEGGE 2 dicembre 2025, n. 181

IA entra nel Codice deontologico

Il Consiglio Nazionale dei commercialisti, in considerazione delle previsioni contenute all’art. 13 della legge 23 settembre 2025, n. 132, relative alla disciplina dell’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali, ha deliberato di apportare modifiche agli articoli 21 e 45 del Codice deontologico della professione.

Nell’esecuzione dell’incarico il professionista può impiegare i sistemi di intelligenza artificiale esclusivamente per le attività strumentali e di supporto alla propria attività professionale, dovendo assicurare che l’esito della prestazione sia il risultato prevalente della propria attività intellettuale resa nel rispetto dei principi di competenza, diligenza, qualità, indipendenza e autonomia. È fatto divieto al professionista di utilizzare i sistemi di intelligenza artificiale in modo tale che questi sostituiscano la propria  attività intellettuale e la valutazione o interpretazione di fatti e delle norme oggetto dell’incarico professionale.

Il professionista, quando si avvale del contributo dei sistemi di intelligenza artificiale, se ne assume pienamente la responsabilità e il controllo e ha il dovere di:

  • verificare le fonti e la veridicità dei dati e delle informazioni utilizzati;
  • accertarsi che i sistemi di intelligenza artificiale di cui si avvale siano dotati di adeguate misure di sicurezza e riservatezza e conformi alle normative in materia di protezione dei dati personali.

In caso di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale da parte del professionista, i doveri di competenza e di capacità adeguate di cui all’art. 8 del presente codice comportano per il professionista medesimo e per i suoi dipendenti e collaboratori la conoscenza del funzionamento e della tecnologia utilizzata.

In nessun caso il ricorso ai sistemi di intelligenza artificiale può considerarsi esimente in tema di obblighi derivanti dal presente codice deontologico e dalle norme vigenti in materia.

In ogni caso, per assicurare e mantenere il rapporto fiduciario tra professionista e cliente, il professionista deve comunicare al cliente e alla parte assistita le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nell’erogazione della prestazione professionale, facendone menzione, con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo, anche nella eventuale documentazione prodotta.

Fonte: Consiglio Nazionale dei commercialisti

Codice-Deontologico_modifiche-2025

Pubblicata la delibera n. 6 del 26 novembre 2025

La delibera n. 6 del 2025 riforma il ruolo del responsabile tecnico (RT), aggiornando requisiti e verifiche di idoneità. ALBO NAZIONALE GESTORI AMBIENTALI.

La delibera n. 6 del 2025 costituisce una riforma della materia del responsabile tecnico (RT) con importanti novità riguardo ai requisiti e alle verifiche di idoneità. Abrogando 7 precedenti delibere sulla materia, la riforma ha l’obiettivo di introdurre nuovi elementi di semplificazione, razionalizzando anche le modalità di svolgimento delle verifiche di idoneità.

Con riferimento ai requisiti, dal 2 gennaio 2026 i legali rappresentanti delle imprese iscritte all’Albo con tre anni di esperienza continuativa nel ruolo, per ottenere l’incarico di RT unicamente nella propria impresa, dovranno dimostrare di essere in possesso del Diploma di scuola superiore di secondo grado, lo stesso titolo di studio richiesto oggi per l’ammissione alle verifiche di idoneità. La delibera non avrà valore retroattivo: pertanto, tutte le istanze di nomina di RT presentate da legali rappresentanti d’imprese dispensati dalle verifiche di idoneità, fino al 1° gennaio 2026 verranno gestite con le regole ad oggi vigenti.

La verifica di aggiornamento sarà costituita da un unico MODULO (“specialistico”) integrato con alcuni quiz del modulo generale (ex “obbligatorio”). Una ulteriore agevolazione introdotta è costituita dalla possibilità di svolgere la verifica di aggiornamento nei 12 mesi successivi alla scadenza del quinquennio.

Entro la data di entrata in vigore della delibera verranno pubblicati nuovi quiz, aggiornati alle recenti norme e più aderenti alla realtà operativa, che sostituiranno integralmente quelli attuali. Al fine di concedere ai candidati un tempo congruo per prepararsi sulla base dei nuovi quiz, le sessioni d’esame del 2026 riprenderanno a partire dal 14 luglio 2026, secondo il calendario delle verifiche del 2026, pubblicato sul sito dell’Albo.

Pubblicata la delibera n. 6 novembre 2025 riforma il ruolo del responsabile tecnico (RT), aggiornando requisiti e verifiche di idoneità.
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ESG e ambiente

ESG e ambiente: uno sguardo più ampio su cosa sta cambiando. Nel 2025 il tema ESG non è più un argomento tecnico per esperti. È entrato nella vita quotidiana delle aziende, nelle scelte degli investitori e persino nelle discussioni pubbliche. L’attenzione verso l’ambiente cresce ogni mese. Molti parlano di transizione ecologica, ma spesso non è chiaro cosa significhi davvero per una impresa, per una filiera o per un territorio.


Perché l’ambiente domina il discorso ESG

Nel mondo aziendale il pilastro “E” dell’ESG, quello ambientale, è diventato il più rilevante.
Non solo per obblighi normativi, ma perché gli impatti sono ormai visibili.
Le imprese, oggi, sentono il cambiamento in modo concreto.

La spinta arriva da più fronti

La prima spinta viene dalla politica europea.
Regole più precise obbligano le aziende a raccogliere dati che prima non servivano.
Molte imprese si rendono conto che devono riorganizzare processi interni, flussi informativi e procedure che per anni erano rimaste ferme.

La seconda spinta arriva dal clima.
Le stagioni sono meno prevedibili. Gli eventi estremi colpiscono fabbriche, magazzini, trasporti, fornitori.
Molti manager si trovano a modificare piani di produzione per condizioni meteo fuori norma.

La terza spinta arriva dal mercato.
Clienti e investitori chiedono più trasparenza.
Non si accontentano di una dichiarazione generica.
Vogliono numeri, obiettivi e prove.

L’impatto sull’organizzazione interna

Il tema ambientale non è più confinato a un dipartimento tecnico.
Oggi coinvolge:

  • chi gestisce gli impianti

  • chi si occupa di acquisti

  • chi segue la logistica

  • chi produce bilanci

  • chi comunica con il mercato

Questa diffusione del tema crea un cambiamento culturale.
Le aziende devono imparare a collaborare in modo diverso.


Il 2025 segna un salto normativo importante

La UE ha introdotto una serie di norme che ridisegnano il modo in cui le imprese raccontano il proprio impatto ambientale.

La CSRD cambia le regole del gioco

La CSRD amplia enormemente il numero di imprese obbligate alla rendicontazione.
Per molte è la prima volta che devono misurare davvero emissioni, consumi, rifiuti, materie prime e rischi climatici.

Il concetto centrale è la “materialità doppia”.
Un’azienda deve capire:

  • come l’ambiente la influenza

  • come lei influenza l’ambiente

Non è solo una questione tecnica.
È una nuova mentalità.

Standard più dettagliati

Gli ESRS portano un livello di dettaglio che molte imprese non avevano mai affrontato.
Misurare emissioni Scope 3, ad esempio, richiede dati dai fornitori, dai clienti e dai trasportatori.
In molti casi queste informazioni non sono pronte e vanno costruite da zero.

La due diligence sulle filiere

Le imprese devono vigilare sul comportamento ambientale dei fornitori.
Devono sapere come vengono prodotti materiali e semilavorati.
Questo crea un nuovo dialogo nella supply chain.
Chi non è trasparente rischia di uscire dal mercato.


Come stanno reagendo le aziende italiane

L’Italia mostra una situazione varia.
Ci sono imprese molto avanzate, spesso internazionali, e altre che muovono i primi passi.

Le grandi imprese hanno già avviato processi strutturati

Molte hanno sistemi di monitoraggio, team dedicati e procedure consolidate.
Nel 2025, però, si trovano comunque a rivedere tutto.
Le nuove norme richiedono più precisione, più tracciabilità, più integrazione dei dati.

Le PMI affrontano un percorso più complesso

Le PMI spesso non hanno strumenti digitali per misurare gli impatti ambientali.
Molte dipendono dalle richieste dei clienti più grandi.
Quando arriva una richiesta di dati ESG, devono attrezzarsi in fretta.

Questo genera una nuova domanda di servizi, formazione e soluzioni semplici da adottare.

I settori più esposti

Alcuni settori vivono il cambiamento in modo ancora più diretto.

  • Manifattura: impatti ambientali chiari e misurabili.

  • Logistica: i trasporti sono sotto osservazione per le emissioni.

  • Agroalimentare: forte attenzione a suolo, acqua e origine dei prodotti.

  • Costruzioni: materiali, cantieri e macchinari pesano molto sul tema emissioni.

  • Moda: la tracciabilità dei materiali è diventata un requisito centrale.


Le tecnologie che guidano la nuova fase ambientale

La transizione non è solo normativa.
Le imprese cercano strumenti che rendano tutto più semplice e misurabile.

Sensori e IoT dentro le fabbriche

I sensori permettono di osservare la produzione in tempo reale.
Rilevano consumi, sprechi, anomalie, livelli energetici.
Con dati chiari è più facile capire dove intervenire.

La digitalizzazione dei processi produttivi diventa un alleato naturale dell’ESG.

Piattaforme digitali per il reporting

Molte aziende usano software dedicati per raccogliere dati ambientali.
Queste piattaforme integrano informazioni che altrimenti resterebbero sparse in documenti diversi.

L’obiettivo è avere una visione unica e continua dell’impatto aziendale.

AI per analizzare e prevedere

L’intelligenza artificiale aiuta a stimare emissioni indirette, comprendere trend, individuare inefficienze.
Serve soprattutto nei settori complessi, dove i dati sono tanti e cambiano velocemente.

Energia rinnovabile e sistemi di accumulo

Tetti industriali, parcheggi e terreni inutilizzati diventano luoghi per impianti fotovoltaici.
Lo storage consente di usare l’energia prodotta nei momenti di bisogno.
Le comunità energetiche iniziano a diffondersi anche tra imprese vicine.

Soluzioni per l’economia circolare

Molte aziende ripensano prodotti e materiali:

  • riduzione degli scarti

  • uso di componenti riciclati

  • riciclo interno alla produzione

  • riduzione degli imballaggi

La circolarità non è più una scelta di immagine.
Riduce costi e migliora la resilienza.


Come cambia lo sguardo degli investitori

Gli investitori sanno che un’azienda non preparata ai rischi ambientali è più fragile.
Non guardano solo al profitto, ma alla capacità di restare stabile nel tempo.

Piani di transizione più chiari

Le aziende devono mostrare come ridurranno le emissioni e come affronteranno gli impatti del clima.
Gli investitori vogliono capire quanto sono realistici questi piani.

Valutazione dei rischi climatici

I rischi fisici (alluvioni, siccità, caldo intenso) e i rischi di transizione (nuove regole, costi energetici) diventano indicatori chiave.
Le imprese che non li analizzano vengono considerate meno sicure.

Trasparenza nella filiera

Una filiera poco chiara può nascondere problemi.
Gli investitori ora guardano anche ai fornitori, non solo all’azienda principale.


Comunicazione e trasparenza nel 2025

La comunicazione ESG non può essere vaga.
Serve semplicità, onestà e dati verificabili.

Diminuisce il greenwashing generico

Le autorità controllano di più.
Le aziende sanno che frasi troppo ottimistiche possono portare critiche o sanzioni.

Consumatori più informati

Le persone vogliono capire da dove viene un prodotto, come è stato realizzato, quali impatti ha sull’ambiente.
Anche chi non conosce la parola ESG si aspetta chiarezza.

Verifiche indipendenti

Molte aziende chiedono audit esterni per confermare i dati.
Questo dà credibilità e riduce il rischio di errori.


I trend ambientali più visibili nel 2025

Il 2025 mostra alcuni movimenti netti.

Emissioni al centro di tutto

Ridurre le emissioni diventa la priorità principale.
Ogni investimento viene valutato con questo criterio.

Energia più pulita e più distribuita

Le imprese adottano sistemi energetici più flessibili.
Non solo grandi impianti, ma anche soluzioni locali e integrate.

Materiali più sostenibili

La scelta dei materiali pesa molto sull’impatto ambientale.
Le imprese sperimentano nuove soluzioni, più leggere e meno inquinanti.

Cresce il settore delle tecnologie pulite

Soluzioni innovative nascono ogni mese.
Molte aziende collaborano con startup per trovare idee fresche.

Biodiversità come nuovo indicatore

Non riguarda solo foreste e animali.
La biodiversità influisce su agricoltura, acqua e stabilità degli ecosistemi.
Le imprese iniziano a misurarla.


Come si muoverà il mercato nei prossimi mesi

Il cambiamento non si ferma nel 2025.
Diverse tendenze sono già visibili.

 Più controlli e più verifiche

Le autorità nazionali dovranno controllare in modo più attento i report ESG.
Le aziende si preparano a maggiore trasparenza.

Collaborazioni tra imprese

Le filiere iniziano a condividere dati, strumenti e procedure.
È difficile rispettare gli standard europei da soli.

Domanda di competenze nuove

Servono figure tecniche capaci di unire ambiente, digitale e organizzazione.
Molte aziende cercano ruoli che pochi anni fa non esistevano.

Più costi per chi resta indietro

Chi non produce dati chiari rischia problemi seri:

  • niente bandi

  • meno credito

  • perdita di clienti

  • reputazione più debole

Redazionale Portaleconsulenti A.P.

Garante privacy: whistleblowing

Garante privacy: whistleblowing – nuovo parere sulle Linee guida di ANAC.

Parere sugli schemi di “Linee guida in materia di whistleblowing sui canali interni di segnalazione” e di delibera di modifica e integrazione della Delibera ANAC recante le recante le “Linee guida in materia di protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione e protezione delle persone che segnalano violazioni delle disposizioni normative nazionali. Procedure per la presentazione e gestione delle segnalazioni esterne” – 9 ottobre 2025

Il Garante per la protezione dei dati personali, nella Newsletter n. 540 del 27 novembre 2025, ha espresso parere su due proposte di delibera dell’Anac relative al whistleblowing. La prima riguarda l’approvazione delle Linee guida per le segnalazioni interne, la seconda l’aggiornamento delle Linee guida per le segnalazioni esterne. L’obiettivo è rendere la gestione delle segnalazioni, sia interne che esterne, più uniforme ed efficace.

Le Linee guida tengono conto delle interlocuzioni intercorse con l’Ufficio del Garante, nella prospettiva di assicurare, in particolare, la piena tutela della riservatezza dell’identità del segnalante e del contenuto della segnalazione, nonché la tutela dei dati delle persone a vario titolo coinvolte.

Molti i punti di attenzione, tra i quali, in particolare, i possibili rischi derivanti dall’utilizzo della posta elettronica come canale di segnalazione; la necessità che sia svolta una previa valutazione di impatto sulla protezione dei dati, anche con l’eventuale supporto dei fornitori di tecnologia; i tempi di conservazione della segnalazione e della relativa documentazione; la possibilità, in talune circostanze, di condividere il canale di segnalazione, ferma restando la necessità di adottare misure tecniche e organizzative per garantire che ciascun ente abbia accesso solo alle segnalazioni di propria competenza.

In continuità con gli orientamenti del Garante in materia, le Linee guida sui canali interni di segnalazione forniscono indicazioni e princìpi che i datori di lavoro potranno tenere in considerazione nell’attivazione dei propri canali di acquisizione e gestione della segnalazione.

Ciò anche con riguardo alle misure tecniche e organizzative che, nel rispetto del principio di accountability, i datori di lavoro pubblici e privati, e gli altri soggetti obbligati, potranno adottare per proteggere i dati delle persone nel corso del processo di acquisizione e gestione della segnalazione, come, ad esempio, accorgimenti per impedire la tracciabilità della persona segnalante che acceda ai canali interni di segnalazione dalla rete dati interna all’organizzazione del datore di lavoro.

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