Intelligenza artificiale al servizio della sicurezza sul lavoro

Venerdì 5 giugno, presso la sala Raffaello della Regione Marche, è stato presentato il progetto di ricerca Sviluppo e sperimentazione di agenti AI specializzati per la salute e la sicurezza sul lavoro” (Sicura AI) promosso dall’Inail, dall’Università degli Studi di Macerata, Dipartimento di scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni internazionali.

Gli interventi. 

Alla giornata di presentazione sono intervenuti l’assessore all’Intelligenza Artificiale della Regione Marche, Giacomo Bugaro, il direttore regionale dell’Inail Marche, Piero Iacono; il direttore del Dipartimento innovazioni tecnologiche dell’Inail, Corrado Delle Site. Ha concluso i lavori il direttore generale Inail, Marcello Fiori.

Ricerca applicata e potenzialità dell’intelligenza artificiale. Nell’ambito delle linee strategiche del Piano triennale per la ricerca Inail 2025 – 2027 – Bando Inail BRIC 2025, il progetto è risultato vincitore nella tematica “La Gen AI all’interno della PA a supporto della divulgazione della cultura della salute e sicurezza sul lavoro”. L’iniziativa rappresenta un esempio significativo di come la ricerca applicata possa tradurre le potenzialità dell’intelligenza artificiale generativa in strumenti concreti a beneficio della collettività e del mondo del lavoro. Il progetto di ricerca è stato illustrato da Emanuele Frontoni, responsabile scientifico dell’iniziativa per l’Università degli studi di Macerata, alla presenza dei responsabili scientifici del Dipartimento innovazioni tecnologiche dell’Inail, Annalisa Nebbioso e Francesca Ceruti, e del segretario regionale della Cisl Marche, Marco Ferracuti. Sicura AI si configura come un progetto di ricerca interdisciplinare finalizzato a supportare l’analisi e la valutazione dei rischi lavorativi, a facilitare l’accesso alle informazioni sulla sicurezza sul lavoro e ad assistere operatori e stakeholder nelle attività di prevenzione.

Fiori: “Il progetto sviluppa soluzioni innovative per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali”.

Il direttore generale Inail Marcello Fiori, nel concludere i lavori, ha dichiarato: “Il progetto si integra nella più ampia visione di adozione di AI e innovazione dell’ente e mira a sviluppare soluzioni innovative per la prevenzione di infortuni e malattie professionali attraverso l’impiego di tecnologie avanzate e dell’intelligenza artificiale. L’iniziativa valorizza le Marche come centro di innovazione, promuovendo la collaborazione tra università, istituzioni e parti sociali per migliorare la sicurezza e la qualità del lavoro.  Grazie a un approccio interdisciplinare, Sicura AI supporta l’analisi dei rischi, facilita l’accesso alle informazioni e integra dati, normative e strumenti operativi in un sistema più efficiente. Il progetto si propone di mettere l’Intelligenza artificiale al servizio delle competenze umane, favorendo una gestione più rapida e accurata della sicurezza sul lavoro e promuovendo un modello di umanesimo digitale con la persona al centro del cambiamento”.

Fonte INAIL.IT

Commissione di studio per la prevenzione e la sicurezza

Sicurezza sul lavoro: le proposte della Commissione del Ministero della Giustizia per una riforma più preventiva e premiale.

La Commissione di studio per la prevenzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro, istituita dal Ministero della Giustizia con D.M. 27 marzo 2024, ha concluso i propri lavori presentando una Relazione finale che propone un intervento di riforma organico in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Il documento nasce dall’esigenza di rafforzare l’efficacia del sistema normativo, non solo attraverso l’apparato sanzionatorio, ma soprattutto promuovendo una cultura della prevenzione più concreta, moderna e condivisa tra istituzioni, imprese e lavoratori.

Dalla sola sanzione alla prevenzione organizzata

Uno dei principi centrali della Relazione è il passaggio da un modello prevalentemente punitivo a un sistema che valorizza l’“adempimento premiante”. L’obiettivo è incentivare le imprese virtuose che adottano modelli organizzativi efficaci, sistemi di gestione della sicurezza, buone prassi e strumenti di prevenzione realmente operativi.

Secondo la Commissione, la sicurezza sul lavoro deve essere il risultato di un “gioco di squadra”, in cui datore di lavoro, responsabili della prevenzione, lavoratori e istituzioni collaborano per ridurre il rischio di infortuni e malattie professionali.

Le principali proposte di modifica

La Relazione interviene su tre ambiti principali:

Codice penale
Si propone l’aumento delle pene per omicidio colposo e lesioni colpose commessi in violazione delle norme antinfortunistiche. Al tempo stesso viene introdotto un nuovo criterio premiale: se il datore di lavoro ha adottato un modello di organizzazione e gestione conforme all’art. 30 del D.Lgs. 81/2008, la responsabilità penale potrebbe essere limitata ai soli casi di colpa grave.

Codice di procedura penale
La Commissione propone strumenti per accelerare le indagini in caso di reati connessi alla sicurezza sul lavoro, prevedendo maggiore tempestività nell’assunzione delle informazioni dalla persona offesa e un rafforzamento delle garanzie per vittime e familiari.

D.Lgs. 81/2008
Una delle novità più rilevanti riguarda il rafforzamento del ruolo del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, che verrebbe valorizzato come figura tecnica autonoma, dotata di maggiori responsabilità, competenze e risorse operative.

Il nuovo ruolo del RSPP

Il documento propone di superare la visione del RSPP come semplice collaboratore del datore di lavoro, riconoscendogli un ruolo più centrale nella valutazione e gestione dei rischi.

Tra le novità indicate figurano:

  • maggiore autonomia operativa;
  • risorse finanziarie adeguate per svolgere i compiti di prevenzione;
  • requisiti professionali più stringenti;
  • responsabilità specifiche in caso di violazione degli obblighi previsti.

Questa impostazione mira a rendere più efficace la prevenzione e a distribuire in modo più equilibrato le responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale.

Modelli organizzativi, DVR e formazione al centro della riforma

La Relazione conferma l’importanza di alcuni presidi fondamentali: Documento di Valutazione dei Rischi, nomina del medico competente e del RSPP, fornitura dei DPI, formazione e informazione dei lavoratori.

La violazione di questi obblighi essenziali comporterebbe comunque la qualificazione della colpa come grave, anche in presenza di modelli organizzativi adottati dall’impresa.

Il messaggio è chiaro: gli strumenti premiali sono destinati solo alle aziende che dimostrano un impegno concreto e sostanziale nella tutela della salute e sicurezza.

Una riforma per responsabilizzare le imprese virtuose

La Commissione sottolinea che il solo aumento delle sanzioni non è sufficiente a ridurre gli infortuni. Serve un sistema capace di orientare i comportamenti, premiare chi investe davvero nella prevenzione e rendere la sicurezza parte integrante dell’organizzazione aziendale.

La proposta si fonda quindi su un equilibrio: mantenere alta la tutela dei lavoratori, rafforzare la risposta nei casi più gravi e, al tempo stesso, incentivare le imprese che adottano comportamenti responsabili.

La Relazione finale della Commissione rappresenta un contributo significativo al dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Il documento propone una riforma non rivoluzionaria, ma mirata a sciogliere alcuni nodi critici dell’attuale sistema, valorizzando prevenzione, organizzazione, competenze tecniche e responsabilità condivisa.

La sicurezza sul lavoro, come evidenziato nel documento, non può essere considerata un adempimento formale: deve diventare una scelta consapevole di tutti i protagonisti del mondo produttivo.

Commissione del Ministero della Giustizia per una riforma più preventiva e premiale
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Stress lavoro-correlato e smart working: metodologia INAIL 2026

Il mondo del lavoro sta cambiando rapidamente: smart working, lavoro da remoto, strumenti digitali e nuove tecnologie stanno trasformando l’organizzazione aziendale, il modo in cui collaboriamo e l’equilibrio tra vita privata e professionale.

Per supportare le aziende nella gestione di questi cambiamenti, INAIL ha pubblicato nel 2026 il documento “The methodology for the assessment and management of work-related stress risk – Module contextualised to remote work and technological innovation”, un modulo dedicato alla valutazione e gestione dei rischi psicosociali emergenti connessi al lavoro da remoto e all’innovazione tecnologica.

Perché è importante per le aziende

Il lavoro da remoto e l’uso intensivo delle tecnologie possono offrire importanti vantaggi: maggiore flessibilità, autonomia, efficienza e miglior bilanciamento tra vita privata e lavoro. Allo stesso tempo, però, possono generare nuovi fattori di rischio, tra cui:

  • iperconnessione;
  • difficoltà nel diritto alla disconnessione;
  • aumento del carico di lavoro digitale;
  • isolamento dal gruppo di lavoro;
  • difficoltà di comunicazione e coordinamento;
  • tecnostress;
  • confini sempre meno chiari tra vita privata e attività lavorativa.

La metodologia INAIL nasce proprio per aiutare le organizzazioni a individuare questi aspetti e a pianificare azioni correttive o preventive.

Il nuovo modulo per smart working e innovazione tecnologica

Il documento introduce strumenti integrativi da affiancare alla metodologia INAIL già utilizzata per la valutazione dello stress lavoro-correlato. Il modulo prende in esame due grandi ambiti:

Lavoro da remoto, inteso come tutte le forme di attività svolte fuori dai locali aziendali, anche con modalità ibride.

Innovazione tecnologica, riferita all’introduzione di strumenti hardware e software che modificano processi, modalità operative, comunicazione e collaborazione.

Tra gli indicatori analizzati rientrano la disponibilità di attrezzature tecnologiche adeguate, la formazione sugli strumenti digitali, le procedure di coordinamento tra lavoratori e responsabili, l’individuazione delle attività compatibili con il lavoro da remoto e le misure per garantire la disconnessione.

I rischi analizzati: techno-overload, techno-invasion e techno-complexity

La metodologia approfondisce alcune dimensioni particolarmente rilevanti per le aziende digitalizzate:

Techno-overload, quando la tecnologia porta il lavoratore a svolgere più attività, più velocemente o con maggiore pressione.

Techno-invasion, quando gli strumenti digitali favoriscono l’invasione del lavoro nella vita privata, ad esempio tramite email, messaggi o richieste fuori orario.

Techno-complexity, quando l’uso di nuove tecnologie richiede un impegno eccessivo in termini di apprendimento, adattamento o gestione degli strumenti.

A queste si aggiungono aspetti come il conflitto casa-lavoro, l’accettabilità degli strumenti tecnologici, le criticità del lavoro da remoto e la frequenza delle interazioni con colleghi e responsabili.

Dalla valutazione alle azioni correttive

Uno degli aspetti più utili del modulo INAIL è l’orientamento pratico. La valutazione non si limita a fotografare il rischio, ma aiuta l’azienda a individuare azioni di miglioramento concrete, come:

  • fornire dotazioni tecnologiche adeguate;
  • attivare percorsi formativi sugli strumenti digitali;
  • definire fasce orarie di reperibilità;
  • tutelare il diritto alla disconnessione;
  • migliorare la comunicazione tra team in presenza e team da remoto;
  • promuovere momenti di confronto e socializzazione virtuale;
  • supportare manager e responsabili nella gestione dei collaboratori da remoto;
  • fornire indicazioni su ergonomia e organizzazione della postazione domestica.

Un’opportunità per migliorare benessere e produttività

La corretta gestione dello stress lavoro-correlato non è solo un obbligo di prevenzione, ma anche un’opportunità strategica. Integrare questi strumenti consente alle aziende di promuovere ambienti di lavoro più sostenibili, migliorare il benessere organizzativo e favorire un uso più consapevole delle tecnologie.

In un contesto in cui lavoro ibrido, digitalizzazione e innovazione sono ormai parte integrante dei processi aziendali, valutare i rischi psicosociali emergenti diventa fondamentale per proteggere le persone e rafforzare la competitività dell’organizzazione.

INAIL pubblica la metodologia 2026 per valutare e gestire i rischi da stress lavoro-correlato legati a lavoro da remoto, tecnologie digitali e innovazione.
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Modello 231 e sicurezza sul lavoro nelle PMI

Modello 231 e sicurezza sul lavoro nelle PMI: obblighi, rischi e ambiti operativi

Il tema del Modello 231 e sicurezza sul lavoro nelle PMI è sempre più centrale. Molte piccole e medie imprese pensano che il D.Lgs. 231/2001 riguardi solo le grandi aziende. In realtà non è così. Anche una PMI può essere ritenuta responsabile per reati legati alla violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Il collegamento tra D.Lgs. 231/2001 e sicurezza sul lavoro nasce dall’introduzione dei reati di omicidio colposo e lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme antinfortunistiche. Se si verifica un infortunio grave e viene accertata una carenza organizzativa, l’azienda può subire sanzioni molto pesanti.

Responsabilità 231 nelle PMI: cosa si rischia

Per una PMI le conseguenze possono essere critiche. Le sanzioni previste dal Modello 231 non si limitano alle multe. Possono includere:

  • sanzioni pecuniarie rilevanti

  • interdizione temporanea dall’attività

  • sospensione o revoca di autorizzazioni

  • esclusione da bandi e appalti pubblici

  • danno reputazionale

In caso di infortunio sul lavoro grave, l’attenzione degli organi di vigilanza si concentra sull’organizzazione aziendale. La domanda è semplice: l’impresa aveva adottato un modello organizzativo idoneo a prevenire il reato?

Modello 231 e sicurezza sul lavoro: perché è strategico per le PMI

Per le piccole e medie imprese il Modello Organizzativo 231 non deve essere visto come un adempimento formale. È uno strumento di tutela. Serve a dimostrare che l’azienda ha adottato procedure, controlli e responsabilità chiare per prevenire violazioni in materia di sicurezza.

Spesso nelle PMI la gestione operativa è concentrata su poche figure. Il datore di lavoro coincide con l’amministratore. Le deleghe non sono formalizzate. I controlli sono poco tracciati. Questo aumenta il rischio in caso di incidente.

Un Modello 231 integrato con il sistema di gestione della sicurezza permette invece di:

  • definire ruoli e responsabilità in modo chiaro

  • formalizzare deleghe con poteri reali

  • tracciare controlli e verifiche periodiche

  • collegare DVR, procedure e formazione a un sistema di vigilanza

Ambiti operativi del Modello 231 nella sicurezza sul lavoro

Quando si parla di ambiti operativi 231 nelle PMI, il focus è sull’organizzazione concreta delle attività aziendali. I punti chiave sono:

Valutazione dei rischi

Il Documento di Valutazione dei Rischi deve essere coerente con le lavorazioni reali. Non deve essere generico. Deve essere aggiornato quando cambiano processi, macchinari o layout produttivi.

Procedure operative

Le procedure devono essere scritte ma soprattutto applicate. Nei reparti produttivi, nei cantieri, nelle attività di manutenzione, devono essere chiari i comportamenti obbligatori e i divieti.

Sistema di deleghe

La delega di funzioni in materia di sicurezza deve essere formale, con attribuzione di poteri di spesa e autonomia decisionale. Senza questi elementi, la responsabilità resta in capo al datore di lavoro.

Formazione e addestramento

La formazione sulla sicurezza deve essere pianificata, documentata e coerente con i rischi effettivi. In caso di infortunio, la verifica della formazione è uno dei primi controlli effettuati.

Sistema di controllo e vigilanza

Il Modello 231 prevede un sistema di controllo interno e un Organismo di Vigilanza. Anche nelle PMI può essere strutturato in modo proporzionato, ma deve esistere un meccanismo di verifica reale.

Modello 231 semplificato per PMI: approccio proporzionato

La normativa consente un approccio proporzionato alla dimensione aziendale. Un Modello 231 per PMI non deve essere complesso come quello di una grande impresa industriale. Deve però essere concreto e coerente con il livello di rischio.

L’obiettivo non è produrre documenti, ma costruire un sistema organizzativo che funzioni. In caso di procedimento penale, ciò che conta è dimostrare l’efficacia del modello e la sua effettiva applicazione.

Integrazione tra 231, sicurezza e organizzazione aziendale

Integrare Modello 231 e sicurezza sul lavoro significa rafforzare l’organizzazione. Non è solo un tema legale. È un tema gestionale.

Un sistema ben strutturato migliora:

  • il controllo dei processi produttivi

  • la tracciabilità delle decisioni

  • la cultura della prevenzione

  • la gestione dei rischi operativi

Per le PMI che lavorano con grandi aziende o partecipano a gare pubbliche, avere un Modello 231 rappresenta anche un vantaggio competitivo.

Il Modello 231 applicato alla sicurezza sul lavoro nelle PMI non è un obbligo automatico, ma in molti casi è una scelta necessaria. I rischi penali e organizzativi sono concreti. Gli infortuni sul lavoro restano uno dei principali ambiti di responsabilità per le imprese.

Per una piccola o media impresa, adottare un Modello 231 significa proteggere l’azienda, l’amministratore e la continuità dell’attività. La sicurezza non è solo un adempimento tecnico. È un presidio legale e organizzativo che tutela l’impresa nel tempo.


Redazione Portaleconsulenti: Albanese Pellegrino

Salute e sicurezza… insieme

Salute e sicurezza… insieme!”, al via la terza edizione del concorso nazionale per le scuole. Il contest indetto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con l’Inail si rivolge agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e dei percorsi IeFP.

Sensibilizzare le giovani generazioni all’importanza della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, valorizzando la creatività come strumento educativo e di cittadinanza attiva. È questo l’obiettivo della terza edizione del concorso nazionale “Salute e sicurezza… insieme! La prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro si imparano a scuola” indetto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali insieme al Ministero dell’Istruzione e del Merito e in collaborazione con l’Inail. Inserita nel quadro delle politiche di promozione della cultura della prevenzione, l’iniziativa si rivolge agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado e dei percorsi IeFP, che potranno inviare cortometraggi, fumetti, rappresentazioni grafiche o canore, reel e spot, ma anche proposte per rendere più moderni i dispositivi di protezione individuale (dpi) o per iniziative di sensibilizzazione.

Calderone: “Con questo concorso diamo spazio alla voce degli studenti”.

 “Educare alla sicurezza significa educare al rispetto, alla responsabilità e alla consapevolezza”, ha spiegato il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone. “Con questo concorso diamo spazio alla voce degli studenti per stimolarli a riflettere insieme al corpo docente e a proporre visioni nuove e consapevoli su un tema che riguarda il loro presente e il loro futuro. Vogliamo coinvolgerli in un percorso creativo che li renda protagonisti di una cultura della prevenzione che deve iniziare proprio tra i banchi di scuola”.

Valditara: “La scuola è il primo presidio in cui insegnare e garantire la sicurezza sul lavoro”. 

“La sicurezza sul lavoro è un valore imprescindibile – ha dichiarato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara – e la scuola è il primo presidio in cui deve essere insegnata e garantita. Per questo motivo– ha sottolineato – abbiamo previsto, nelle nuove Linee guida per l’educazione civica, la cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro come parte integrante del percorso formativo e abbiamo introdotto regole più stringenti per le aziende che ospitano i ragazzi impegnati nei percorsi di formazione scuola-lavoro. Abbiamo inoltre esteso la copertura assicurativa Inail a tutto il personale scolastico e agli studenti anche per gli incidenti in itinere casa-stage. In questa stessa direzione va il concorso bandito, che coinvolge studentesse e studenti in un percorso di sensibilizzazione, responsabilità e rispetto delle regole necessarie per la propria e altrui sicurezza”.

D’Ascenzo: “Iniziativa preziosa che rafforza il legame tra il contesto scolastico e quello lavorativo”. 

“Siamo particolarmente soddisfatti di collaborare anche alla terza edizione del concorso – ha aggiunto il presidente dell’Inail, Fabrizio D’Ascenzo – una preziosa iniziativa che contribuisce in maniera significativa al rafforzamento del legame tra il contesto scolastico e quello lavorativo. La sinergia con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con quello dell’Istruzione e del Merito – ha sottolineato – consente di veicolare efficacemente i temi della prevenzione verso le nuove generazioni sulle quali è indispensabile insistere per gettare le basi di un mondo del lavoro sempre più sicuro e sostenibile”.

Gli elaborati entro il 2 marzo 2026

Ai partecipanti è richiesto un progetto creativo, libero nella forma, che racconti e promuova il valore della prevenzione in materia di sicurezza. Si possono realizzare cortometraggi, fumetti, rappresentazioni grafiche o canore, reel, spot e proposte per rendere più moderni i dpi o per iniziative di sensibilizzazione. Gli elaborati dovranno essere inviati entro e non oltre il 2 marzo 2026, secondo le modalità indicate nel bando disponibile al link indicato in basso. Ai tre progetti migliori saranno assegnati premi in denaro da utilizzare per l’acquisto di materiale utile a consolidare le iniziative dell’istituto in tema di salute e sicurezza: 3mila euro al primo classificato, 2mila euro al secondo e mille euro al terzo. La Commissione potrà inoltre attribuire una menzione speciale a un massimo di due ulteriori progetti.

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Note e dibattiti. Chiara Lazzari, Legge 14 maggio 2025, n. 76

Note e dibattiti. Chiara Lazzari, Legge 14 maggio 2025, n. 76 e tutela della salute e sicurezza sul lavoro: primi spunti per una lettura organizzativa. Rivista scientifica di Classe A, Area 12. Osservatorio Olympus. 2025

“Diritto della Sicurezza sul lavoro” è una rivista scientifica di Classe A, Area 12, pubblicata on line, che consta di due fascicoli all’anno e che raccoglie contributi scientifici originali dedicati specificamente al Diritto della salute e sicurezza sul lavoro. La rivista si colloca fra le iniziative dell’Osservatorio “Olympus” dell’Università di Urbino Carlo Bo (http://olympus.uniurb.it) mirando ad approfondire l’attività di monitoraggio della legislazione e della giurisprudenza sulla sicurezza del lavoro svolta dall’Osservatorio.

Suddivisione

Prima parte: Saggi (sottoposti a referaggio e/o commissionati).
Seconda parte: Note e dibattiti.
Previsione di supplementi/numeri speciali.

Oggetto

I saggi destinati alla pubblicazione su “Diritto della Sicurezza sul lavoro” debbono riguardare prevalentemente tematiche attinenti al Diritto della salute e della sicurezza dei lavoratori analizzate da una o più delle seguenti prospettive: Diritto del lavoro, Diritto penale, Diritto costituzionale, Diritto civile, Diritto processuale civile, Diritto processuale penale, Diritto comunitario, Diritto internazionale, Diritto comparato, Diritto amministrativo, Storia del diritto. Dato il necessario carattere interdisciplinare della  materia, oltre a saggi giuridici possono essere pubblicati anche saggi che si occupino della salute e della sicurezza dei lavoratori da altri punti di vista scientifici – quali, ad esempio, quello economico, statistico, sociologico, medico, psicologico, dell’organizzazione, ingegneristico ecc. – purché tali saggi siano riferibili ad aspetti considerati nella legislazione o nella giurisprudenza.

Note e dibattiti. Chiara Lazzari, Legge 14 maggio 2025, n. 76
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Sicurezza sul lavoro, manca sistema unico

La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti ha approvato, con Delibera n. 44/2025/G, l’analisi sull’azione di vigilanza svolta dall’Ispettorato nazionale del lavoro in materia di salute e sicurezza in ambito professionale, nel triennio 2022-2024. Corte dei conti : Sicurezza sul lavoro, manca sistema unico condivisione dati.

Ad oggi, specifica la Corte, l’assetto normativo che, in origine, individuava l’Ispettorato come Agenzia unica, con titolarità esclusiva dei servizi ispettivi e piena autonomia organizzativo-contabile, appare evolutosi secondo nuove, intervenute esigenze, orientate a non indebolire, da un lato, il contrasto all’evasione contributiva e assicurativa e mantenere, dall’altro, la vigilanza attiva sul rispetto della legislazione sociale. L’assenza, inoltre, di un sistema unico di condivisione dei dati tra gli istituti deputati alla vigilanza, presupposto fondamentale per l’esercizio di una corretta funzione di coordinamento, rende di primaria importanza il completamento dei sistemi operativi già avviati (Sinp e MiniSinp) e l’entrata in funzione del Portale nazionale del sommerso che potrebbe, in futuro, risolvere questa criticità gestionale.

Sul versante finanziario, la Corte ha raccomandato l’adozione di misure tese a snellire il meccanismo di trasferimento delle risorse dal bilancio dello Stato a quello dell’Ispettorato, rimarcando l’importanza di limitare i vincoli di destinazione esistenti, per un utilizzo delle risorse finalizzato non solo alla prevenzione, ma anche alla copertura delle carenze di personale e alla migliore organizzazione dell’Ispettorato stesso.

Tra gli interventi legislativi auspicati, infine, dalla magistratura contabile, si dovrebbe consentire l’assunzione non solo di personale ispettivo tecnico, ma anche di personale amministrativo, per riservare in via esclusiva il primo ai propri compiti istituzionali, prevedendo, inoltre, un più equo rapporto tra retribuzione e complessità della funzione svolta, per aumentare l’attrattività del ruolo stesso dell’ispettore del lavoro.

Fonte : Corte dei Conti