Rifiuto vaccino anti Covid-19

Nota INAIL 18.2.2021

Tutela assicurativa Inail e rifiuto di sottoporsi a vaccino anti Covid-19 da parte del personale infermieristico.

Si riscontra la nota del 18.2.2021 (all.1-3), con cui è stato trasmesso il quesito formulato con PEC del 17.2.2021 dall’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, per chiarire quanto segue.

Nel quesito si chiede all’Inail se e quali provvedimenti debbano essere adottati riguardo al personale infermieristico che non abbia aderito al piano vaccinale anti-Covid-19, considerato che, pur in assenza di una specifica norma di legge che stabilisca l’obbligatorietà della vaccinazione, la mancata adesione al piano vaccinale nazionale potrebbe comportare da un lato responsabilità del datore di lavoro in materia di protezione dell’ambiente di lavoro (sia per quanto riguarda i lavoratori, che i pazienti) e dall’altro potrebbe esporre lo stesso personale infermieristico a richieste di risarcimento per danni civili, oltre che a responsabilità per violazione del codice deontologico.

Nel quesito si chiede in particolare se la malattia infortunio sia ammissibile o meno alla tutela Inail nel caso in cui il personale infermieristico (ma non solo), che non abbia aderito alla profilassi vaccinale, contragga il virus.

In merito a quanto richiesto relativamente alla tutela infortunistica si chiarisce che l’assicurazione (obbligatoria e pubblica) gestita dall’Istituto opera al ricorrere dei presupposti previsti direttamente dalla legge.

Si tratta di attività vincolata sottratta alla disponibilità delle parti, intendendosi con ciò non solo il lavoratore e il datore di lavoro, ovvero il soggetto assicurante su cui grava l’obbligo di versare i premi assicurativi, ma lo stesso Istituto assicuratore.

La tutela assicurativa è così intensa da operare anche indipendentemente dall’eventuale inadempimento dell’obbligo assicurativo da parte del soggetto assicurante.

L’articolo 67 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124 stabilisce che Gli assicurati hanno diritto alle prestazioni da parte dell’Istituto assicuratore anche nel caso in cui il datore di lavoro non abbia adempiuto agli obblighi stabiliti nel presente titolo (principio di automaticità delle prestazioni).

Ne deriva che la tutela assicurativa non può essere sottoposta a ulteriori condizioni oltre quelle previste dalla legge.

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Covid-19 e tutela dei lavoratori

Plos One uno studio Inail per la classificazione del rischio nei luoghi di lavoro

Covid-19 e tutela dei lavoratori

L’andamento dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del virus Sars-CoV-2 ha evidenziato l’importanza del fattore lavorativo come elemento sostanziale da considerare sia nell’implementazione di strategie volte a contenere il contagio sia nella definizione delle azioni necessarie per una ripresa economica sostenibile.

In questo contesto, i ricercatori del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) hanno sviluppato una metodologia per valutare il rischio di infezione da Sars-CoV-2 negli ambienti di lavoro.

Una procedura che integra complessivamente l’analisi del processo lavorativo e la prossimità tra i dipendenti, il rischio di infezione connesso al tipo di attività svolta e il coinvolgimento di soggetti terzi con conseguente aggregazione sociale.

Citazione: Iavicoli S, Boccuni F, Buresti G, Gagliardi D, Persechino B, Valenti A, et al. (2021) Valutazione del rischio sul lavoro e strategie di prevenzione su COVID-19 in Italia. PLoS ONE 16 (3): e0248874. doi: 10.1371 / journal.pone.0248874

Editore: Khin Thet Wai, consulente freelance, Myanmar, MYANMAR

Ricevuto: 28 luglio 2020; Accettato: 11 febbraio 2021; Pubblicato: 19 marzo 2021

Copyright: © 2021 Iavicoli et al. Questo è un articolo ad accesso aperto distribuito secondo i termini della licenza di attribuzione Creative Commons , che consente l’uso, la distribuzione e la riproduzione senza restrizioni con qualsiasi mezzo, a condizione che l’autore e la fonte originali siano accreditati.

Disponibilità dei dati: tutti i dati rilevanti si trovano all’interno del documento e dei suoi file di informazioni di supporto.

Finanziamento: gli autori non hanno ricevuto alcun finanziamento specifico per questo lavoro.

Interessi in competizione: gli autori hanno dichiarato che non esistono interessi in competizione

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La pandemia COVID-19 si è diffusa in tutto il mondo segnalando oltre 16 milioni di persone infette in oltre 200 paesi alla data del presente lavoro, con notevoli impatti sulla salute pubblica e socio-economici che stanno anche seriamente compromettendo la salute e la sicurezza dei lavoratori, così come la loro stabilità occupazionale.

A questo proposito, la maggior parte dei paesi ha adottato misure di contenimento, tra cui l’allontanamento sociale, il telelavoro e la sospensione di diverse attività lavorative non essenziali.

Lavoratori e Vaccinazione Anti – Covid

La situazione pandemica da COVID-19 è presente nel mondo, da ormai oltre un anno.

La vaccinazione anti-COVID-19 sarà la soluzione alla pandemia (salvo individuazione di farmaci e loro autorizzazione), sicuramente non in tempi brevi.

Al momento, sia in ambito di comunità / lavoro, non è prevista una vaccinazione anti-Covid-19 obbligatoria e non esiste norma diretta/correlata al riguardo.

Le presenti note analizzano in prospettiva la vaccinazione anti-COVID-19 in ambito di lavoro quale definitiva misura di prevenzione salute al rischio COVID-19, che come accertato e normato, è un rischio per la salute dei lavoratori ed in particolare per i lavoratori fragili, nella evidenza normativa che l’infezione stessa, è equiparata INAIL, ad “Infortunio sul lavoro”.

La vaccinazione anti-COVID-19 potrà essere considerata una misura di prevenzione salute/sicurezza per i lavoratori in obbligo in capo al Datore di Lavoro/ Medico Competente(nelle rispettive competenze),se emanata norma ad ho cin ambito lavoro e qualora la stessa non sia stata effettuata dai lavoratori stessi in ambito di comunità. Al momento il D.L. può accedere solo ai Giudizi di idoneità del MC (che dovrà tener conto del rischio COVID – Lavoro nella Sorveglianza Sanitaria), ed attuare eventuali misure espresse nel Giudizio.

Le misure anti-COVID-19 al momento in vigore ed inserite nei Protocolli sicurezza lavoro (si veda Protocollo 24.04.2020), potrebbero essere compensate in toto dalla vaccinazione dei lavoratori che sia avvenuta in ambito di comunità o in ambito di lavoro.

E’ estremamente probabile che la questione vaccinazione in ambito di lavoro e che non sia stata effettuata in ambito di comunità, sarà frutto di molte discussioni, sia perché è assente ad oggi una norma lavoro ad hoc ed in quanto improbabile al momento una sua
emanazione, nei concetti di “Valutazione del Rischio -Misure di prevenzione/protezione” cuore del contesto del d.lgs. 81/2008.

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Vaccinazione anti Covid 19 per i lavoratori

Con queste prime note CIIP intende dare un contributo al dibattito che si è aperto sul tema della vaccinazione anti COVID 19 per i lavoratori e relativi problemi sanitari e giuridici che si pongono.

Si tratta di un primo contributo che verrà aggiornato nel tempo in rapporto all’evoluzione delle conoscenze scientifiche, alle disposizioni nazionali e regionali, allo stato dell’organizzazione della campagna vaccinale, al dibattito scientifico e giuridico in corso, ai contributi delle forze sociali e delle associazioni professionali e scientifiche.

Il piano prevede la vaccinazione gratuita e garantita a tutti i cittadini italiani, identifica le
categorie da vaccinare con priorità nella fase iniziale a limitata disponibilità dei vaccini: operatori sanitari e sociosanitari, residenti e personale delle RSA per anziani.

A tali categorie sono poi state aggiunte quelle degli anziani over 80 aa, le persone dai 60 ai 79 aa e con almeno una comorbilità cronica.

“Con l’aumento delle dosi di vaccino si inizierà a sottoporre a vaccinazione le altre categorie di popolazioni, fra le quali quelle appartenenti ai servizi essenziali, quali anzitutto gli insegnanti ed il personale scolastico, le forze dell’ordine, il personale delle carceri e dei luoghi di comunità, etc.”

L’aggiornamento del Piano di vaccinazione del 8/2/21 ha previsto che, data l’intervenuta
disponibilità del vaccino AstraZeneca, queste categorie potranno essere vaccinate sin da subito con questo vaccino.

Successivamente la vaccinazione potrà estendersi al resto della popolazione.

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La vaccinazione non è obbligatoria ma fortemente raccomandata proprio per proteggere non solo gli individui ma la collettività tutta, secondo il principio dell’art. 32 della Costituzione.

Qualora i decisori istituzionali si orientassero per rendere obbligatoria la vaccinazione anti COVID lo dovranno fare con un atto normativo di rango legislativo, stante la riserva assoluta di legge prevista dall’art. 32 Cost., così come avvenuto per altre vaccinazioni rese obbligatorie.

L’obbligatorietà potrebbe anche non essere generalizzata e riguardare alcune tipologie di cittadini e di lavoratori a più stretto contatto con il pubblico, quale misura di prevenzione collettiva condizionante la possibilità di svolgere determinate attività.

Proteggere la vita e la salute dei lavoratori

Proteggere la vita e la salute dei lavoratori durante la pandemia COVID 19: panoramica delle risposte legislative e politiche nazionali, gennaio 2021

Ricerca ILO

La crisi del COVID-19 ha messo in luce il cardinale importanza della tutela della salute sul luogo di lavoro.

Non solo il principio generale del raggiungimento “Una tutela adeguata per la vita e la salute dei lavoratori in tutte le occupazioni ”, come sancito dall’ILO Costituzione, resta valida per tutta la crisi: quella principio è diventato anche una pietra angolare della nazionale risposte politiche.

Di fronte a una pandemia globale, gli Stati membri dell’ILO rispondono, attraverso misure legislative e politiche in al mondo del lavoro, alla salute e sicurezza sul lavoro questioni sollevate da questa situazione straordinaria.

Questo Brief fornisce esempi di interventi normativi da 35 paesi e territori rilevanti per capire come sono la sicurezza e la salute dei lavoratori sono sostenute durante la pandemia.

La sesta edizione dell’ILO Monitor: COVID-19 e il World of Work, pubblicato il 23 settembre 2020, stimato in cui viveva il 94% della forza lavoro globale paesi con misure di chiusura del posto di lavoro di qualche tipo di in vigore.

In altre parole, la pandemia COVID-19 pregiudica la salute e la sicurezza della maggioranza dei lavoratori in tutto il mondo, in particolare quelli impiegato nell’assistenza sanitaria e sociale, nei servizi di emergenza, agricoltura, cibo e vendita al dettaglio, trasporti, istruzione, operazioni e manutenzione delle infrastrutture e altro servizi pubblici – per continuare a lavorare e mantenere le società funzionamento.

Rimane una notevole incertezza in merito quando la vita tornerà alla normalità

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A cura dell’ufficio Ambiente Salute e Sicurezza Uil Veneto
Versione Dicembre 2020

ABC della Sicurezza ad uso dei lavoratori

D.Lgs. 26 novembre 1999, n. 532. Disposizioni in materia di lavoro notturno, a norma dell’articolo 17, comma 2, della L. 5 febbraio 1999, n. 25. G.U. 21 gennaio 2000, n. 16. D.Lgs. 8 aprile 2003 n.66. Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro. Circolare MPLS n. 8 del 3 marzo 2005.

Disciplina di alcuni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro (D.lgs. 66/2003; D.lgs. 213/2004). Nota INL n. 1438 del 14 febbraio 2019, richiesta di parere in ordine ai limiti dell’orario di lavoro notturno ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 8 aprile 2003 n.66. – periodo di riferimento sul quale calcolare come media il suddetto limite Nota INL n. 1050 del 26 Novembre 2020, lavoratore notturno – definizione – chiarimenti.