Stirene: utilizzo, monitoraggio e potenziali rischi per i lavoratori

UTILIZZO, MONITORAGGIO E POTENZIALI RISCHI PER I LAVORATORI

STIRENE: UTILIZZO, MONITORAGGIO E POTENZIALI RISCHI PER I LAVORATORI. INAIL 2025

Lo stirene è un inquinante volatile presente in alcuni ambienti di lavoro, la cui esposizione può comportare rischi per la salute, come disturbi del sistema nervoso centrale e periferico.

L’esposizione principale per i lavoratori avviene per via inalatoria. L’assorbimento cutaneo è minore, ma comunque possibile in alcune condizioni operative.

Effetti sulla salute

Secondo il documento, l’esposizione cronica a basse dosi può portare a vari disturbi:

  • problemi al sistema nervoso centrale e periferico

  • rallentamento dei tempi di reazione

  • disturbi dell’umore

  • effetti sul fegato e sui reni

  • alterazioni della percezione olfattiva

  • problemi nella visione dei colori

  • possibili danni uditivi

Gli studi citati nel testo mostrano un legame tra stirene, stress ossidativo e danno dell’amplificatore cocleare, che può ridurre la sensibilità uditiva.

Nella stessa sezione, il file indica che lo IARC considera lo stirene possibilmente cancerogeno per l’uomo (gruppo 2A). Questo significa che ci sono prove limitate nell’uomo, ma prove sufficienti negli animali.

La tabella e i pittogrammi di pagina 2 mostrano la classificazione CLP dello stirene: infiammabile, irritante, nocivo se inalato e tossico per organi bersaglio in caso di esposizione ripetuta. È anche sospettato di essere tossico per la riproduzione.


Monitoraggio ambientale

Il documento dedica una parte importante ai metodi per misurare la presenza dello stirene nell’aria nei luoghi di lavoro. Il monitoraggio ambientale serve per capire se i lavoratori respirano quantità superiori ai livelli considerati accettabili.

I principali strumenti citati sono:

  • campionatori diffusivi a carbone attivo, che si espongono all’aria

  • estrazione con toluene e analisi tramite gascromatografia (GC)

  • rivelatori FID (a ionizzazione di fiamma)

  • rivelatori a spettrometria di massa (metodo OSHA 1014)

  • misuratori FTIR portatili (metodo NIOSH 3800)

Il principio è semplice: catturare lo stirene presente nell’aria e poi misurarlo tramite tecniche di laboratorio o strumentazione portatile.


Valori limite di esposizione professionale

Per valutare l’esposizione si confrontano i risultati delle misure con i VLEP (valori limite di esposizione professionale). La direttiva europea 98/24/EC non stabilisce un valore vincolante per lo stirene, quindi i diversi Paesi hanno valori anche molto lontani tra loro.

La Tabella 1 di pagina 2 mostra questa variabilità. Per esempio:

  • Austria: 20 ppm per 8 ore, 80 ppm per 15 minuti

  • Francia: 23,3 ppm per 8 ore, 46,6 per breve termine

  • Regno Unito: 100 ppm per 8 ore, 250 per breve termine

  • Svezia: 10 ppm per 8 ore, 20 per breve termine

  • USA (ACGIH): 20 ppm per 8 ore

La tabella conferma che non esiste una linea unitaria e che alcuni Paesi adottano limiti molto restrittivi mentre altri permettono esposizioni più alte.


Monitoraggio biologico

Il monitoraggio biologico ha un ruolo diverso rispetto al monitoraggio ambientale. Serve a capire quanto stirene entra effettivamente nell’organismo. Si basa sulla misurazione dello stirene o dei suoi metaboliti in:

  • urine

  • sangue

  • saliva

Lo stirene può essere assorbito soprattutto per via inalatoria, ma anche per via cutanea. Alcuni studi citati nel testo dicono che l’assorbimento percutaneo non è molto rilevante, altri invece mostrano che può danneggiare la pelle anche a concentrazioni vicine ai VLEP. Il documento quindi suggerisce prudenza e ricorda che il mancato uso dei DPI può aumentare i rischi.

Valori limite biologici (VLB, BEI)

Non esistono valori limite stabiliti dalla normativa italiana. L’unico VLB presente nel d.lgs. 81/2008 riguarda il piombo.

Per lo stirene si usano i valori BEI® dell’ACGIH, che non sono obbligatori ma sono un riferimento tecnico:

  • 400 mg/g creatinina: somma urinaria dei metaboliti acido mandelico (MA) e acido fenilgliossilico (PGA)

  • 0,2 mg/L: concentrazione di stirene nel sangue venoso a fine turno

La saliva è indicata come matrice emergente grazie alla facilità di raccolta.


Tecniche analitiche per il monitoraggio biologico

Le tecniche usate per misurare MA, PGA o lo stirene stesso includono:

  • HPLC-MS/MS, cioè cromatografia liquida ad alte prestazioni con spettrometria di massa tandem

  • spettrofotometria UV

  • metodi con diluizione isotopica per correggere gli effetti della matrice urinaria

Il documento evidenzia che i metodi non sono equivalenti: alcuni possono sovrastimare o sottostimare gli effettivi livelli di esposizione.

Per esempio:

  • HPLC-UV tende a dare valori troppo alti perché poco specifico

  • HPLC-MS/MS può sottostimare se la matrice interferisce

La scelta del metodo va valutata con cura.


Influenza della genetica e altri fattori

Un punto importante del documento è il ruolo del polimorfismo genetico. Le differenze nei geni che regolano gli enzimi responsabili del metabolismo dello stirene possono causare livelli molto diversi nei metaboliti urinari, anche con la stessa esposizione.

Questo significa che i risultati del monitoraggio biologico vanno interpretati tenendo conto delle caratteristiche individuali.

Fattori di confondimento principali

  • fumo di sigaretta
    Il file ricorda che lo stirene è presente nel fumo. I fumatori possono avere livelli biologici più alti anche senza esposizione lavorativa.

  • co-esposizione ad acetone
    Comune nei settori che usano resine. L’acetone rallenta il metabolismo dello stirene, portando a una possibile sottostima dell’esposizione nel biomonitoraggio.

  • MA e PGA non sono specifici dello stirene
    Sono prodotti anche dal metabolismo dell’etilbenzene.

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