Infortuni sul lavoro e le malattie professionali degli immigrati
Gli immigrati costituiscono una risorsa per il Paese e contribuiscono in maniera significativa anche a livello occupazionale. INAIL 2025
Uno studio condotto dalla Consulenza statistico attuariale approfondisce la tematica dei danni da lavoro attraverso l’analisi del fenomeno infortunistico e tecnopatico degli stranieri e fornisce dati, informazioni ed un confronto con gli italiani. È presente anche una sezione dedicata agli infortuni degli studenti e dei rider. Attraverso la descrizione di molteplici variabili viene presentato un quadro completo ed esauriente che si sviluppa con riferimento al quinquennio 2019-2023 e che mette in evidenza aspetti relativi alle diverse comunità di immigrati.
Negli ultimi anni la componente straniera ha dato un contributo determinante al nostro Paese per arginare il declino demografico e aumentare la forza lavoro. La popolazione italiana, infatti, presenta ormai da diversi anni valori negativi sia nel saldo naturale (più morti che nati) che nel saldo migratorio (più partenze che arrivi).
Al contrario, gli immigrati mostrano valori positivi in entrambi i casi. L’immigrazione in Italia, che conta al 1° gennaio 2024 circa 5,3 milioni di stranieri residenti (pari al 10% della popolazione totale), si concentra nelle età lavorative più giovani e comprende anche un numero significativo di minorenni (conseguenza principale dei ricongiungimenti familiari), migliorando la struttura per età del nostro Paese, rallentando il calo della nostra forza lavoro e la quota degli over-65 che sarebbe salita ulteriormente.
Inoltre, la fecondità delle donne straniere, seppur in diminuzione, resta superiore a quella delle italiane, con un’età media al parto delle madri straniere che però sta aumentando, riducendo il divario con le italiane.
Tuttavia, anche il contributo demografico della popolazione straniera è in calo negli ultimi anni. Da un lato diminuiscono i nati stranieri (sia in termini assoluti che rispetto alla popolazione), soprattutto per un adattamento degli stili di vita al paese di residenza, per cui le famiglie immigrate fanno più figli rispetto a quelle italiane, ma meno di quanti ne farebbero in patria; dall’altro anche la popolazione straniera in Italia sta progressivamente invecchiando, anche se l’età media è ancora più bassa di quella degli italiani.
Sul piano economico, si stimano in circa 2,4 milioni gli occupati stranieri, con ruoli lavorativi in settori a media e bassa qualifica, compensando la carenza di manodopera del nostro Paese legata al calo delle nascite e all’aumento dei livelli di istruzione tra i giovani. Gli stranieri, con il 10% della forza lavoro, contribuiscono per il 9% al Pil, con incidenze maggiori in agricoltura, edilizia e ristorazione. Cresce anche l’imprenditoria straniera. Nonostante ciò, persistono disuguaglianze nel mercato del lavoro. Gli immigrati – in particolare extra Ue e donne – sono più esposti al rischio di povertà e percepiscono salari inferiori, anche a parità di istruzione. Le difficoltà includono il mancato riconoscimento dei titoli di studio esteri e un mercato del lavoro fortemente segmentato.
Sotto il profilo della salute e sicurezza, infine, molteplici sono i fattori di criticità della forza lavoro straniera che spesso si trova ad operare in situazioni di irregolarità, di incertezza e sfruttamento. L’essere adibiti, inoltre, ad attività tradizionalmente rischiose e a mansioni più pericolose e pesanti, spesso di tipo manuale, rende il lavoratore straniero più vulnerabile sui luoghi di lavoro al rischio di infortunarsi o ammalarsi e quindi diventa rilevante evidenziare i pericoli a cui sono esposti, il legame con le attività svolte, la tipologia e la gravità delle conseguenze degli eventi lesivi (infortunio o malattia), nonché i territori nazionali più coinvolti.










