Fattori di rischio e strategie di intervento
Workaholism: fattori di rischio e strategie di intervento. Il Workaholism è un costrutto psicologico che descrive un modello comportamentale di dipendenza dal lavoro. INAIL 2026.
Workaholism: quando il lavoro diventa dipendenza
Il termine workaholism indica una vera e propria dipendenza dal lavoro. Fu introdotto nel 1971 dallo psicologo Wayne Oates per descrivere il bisogno incontrollabile di lavorare senza sosta, spesso a scapito della vita privata, delle relazioni e della salute.
Negli anni il concetto si è evoluto. Oggi il workaholism viene considerato un fenomeno multidimensionale: non riguarda solo il numero di ore lavorate, ma anche la compulsione a lavorare, i pensieri continui legati al lavoro e il disagio provato quando non si lavora.
A differenza dell’engagement, che rappresenta un coinvolgimento sano e motivante nel lavoro, il workaholism è associato a effetti negativi sul benessere psicofisico e sulla qualità della vita.
Tra i principali fattori di rischio emergono tre livelli.
A livello organizzativo incidono culture aziendali molto competitive, carichi di lavoro elevati e assenza di politiche di equilibrio tra lavoro e vita privata. A livello individuale pesano tratti di personalità come perfezionismo, bisogno di controllo e forte orientamento al successo. Infine, anche fattori sociali come iperconnessione digitale e precarietà lavorativa possono favorire questa dinamica.
La prevenzione richiede interventi sia organizzativi sia individuali: promuovere ambienti di lavoro collaborativi, garantire carichi sostenibili, favorire il diritto alla disconnessione e sviluppare competenze di gestione dello stress. L’obiettivo è distinguere tra impegno professionale sano e dipendenza da lavoro, promuovendo una cultura del lavoro più sostenibile.










