Esposizione al radon nei luoghi di lavoro
Prevenzione e protezione dall’esposizione al radon nei luoghi di lavoro secondo la normativa vigente. INAIL 2024
È noto che il radon è la sorgente che fornisce alla popolazione il maggior contributo alla dose da radiazioni ionizzanti [UNSCEAR, 2008]. Il radon è un gas, che si genera nelle rocce o nei suoli per effetto del decadimento radioattivo degli elementi appartenenti alle serie dell’uranio e del torio. In questo documento si fa riferimento solo all’isotopo 222 del radon, appartenente alla serie dell’uranio-238.
Dalle rocce o dai suoli, il radon può fuoriuscire all’aria aperta, ove solitamente i livelli si mantengono bassi. Diversamente, la penetrazione all’interno degli edifici fa sì che il radon possa accumularsi e raggiungere concentrazioni in aria anche molto elevate.
Per tale ragione, il radon è considerato come fattore di rischio presente negli ambienti confinati (indoor).
Il radon può essere presente in qualunque ambiente confinato: di vita, di svago o di lavoro. In Italia la concentrazione media di radon indoor è di circa 70 Bq/m3 (Iss, 2010), quasi il doppio del valore medio mondiale di 40 Bq/m3 [UNSCEAR, 2008].
Sulla base dei dati attualmente disponibili si stima che in Italia:
n le abitazioni con concentrazione di radon superiori a 200 Bq/m3 siano circa 800.000;
n i luoghi di lavoro con livelli di radon maggiori di 300 Bq/m3 siano circa 200.000, anche se non si ha un quadro esaustivo dell’intero territorio nazionale [PNAR, 2024].

Dal punto di vista degli effetti sanitari, il radon rappresenta il secondo agente di rischio di sviluppo di cancro ai polmoni, dopo il fumo di tabacco: gli studi epidemiologici attribuiscono al radon circa il 10% di tutti i casi di cancro polmonare (con un range di 3% – 14%), evidenziando un rischio sanitario molto più alto nei fumatori a causa di un effetto sinergico radon-fumo di tabacco che moltiplica gli effetti di ciascun singolo agente.










