Rapporto Rifiuti speciali 2026
Rifiuti speciali, in Italia superati i 172 milioni di tonnellate: produzione in crescita del 4,6%
Il nuovo Rapporto ISPRA evidenzia un aumento di 7,6 milioni di tonnellate rispetto al 2023. L’edilizia genera oltre la metà dei rifiuti, mentre cresce il recupero di materia e diminuisce il ricorso alla discarica.
Nel 2024 la produzione di rifiuti speciali in Italia ha superato i 172 milioni di tonnellate, registrando un incremento del 4,6% rispetto all’anno precedente, pari a circa 7,6 milioni di tonnellate aggiuntive.
È quanto emerge dal Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2026, pubblicato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Giunto alla venticinquesima edizione, il documento analizza i dati relativi alla produzione e alla gestione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi a livello nazionale, regionale e provinciale.
La crescita dei rifiuti risulta nettamente superiore a quella dell’economia italiana: nello stesso periodo, infatti, il PIL è aumentato dello 0,8% e i consumi dell’1,3%.
Edilizia principale settore produttore
Il comparto delle costruzioni e demolizioni si conferma la principale fonte di rifiuti speciali, con circa 90,4 milioni di tonnellate, equivalenti al 52,5% del totale nazionale.
Seguono le attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento, con il 23,1%, e il settore manifatturiero, responsabile del 15,9% della produzione complessiva.
La quasi totalità dei rifiuti prodotti, il 93,7%, è classificata come non pericolosa. I rifiuti pericolosi raggiungono invece i 10,8 milioni di tonnellate, con un aumento del 6% rispetto al 2023.
Cresce il recupero di materia
Nel corso del 2024 sono state gestite complessivamente 187,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali. Il recupero di materia rappresenta la principale modalità di trattamento: interessa il 74,3% dei quantitativi gestiti, pari a circa 139,1 milioni di tonnellate, con una crescita del 6,4% rispetto all’anno precedente.
Diminuisce, invece, il conferimento in discarica, sceso del 2% rispetto al 2023 e del 23,9% rispetto al 2021.
Particolarmente positivo il risultato relativo ai rifiuti da costruzione e demolizione: escludendo terre, rocce e fanghi di dragaggio, la percentuale di riciclaggio raggiunge l’82,4%, superando ampiamente l’obiettivo europeo del 70%.
Importazioni superiori alle esportazioni
Il rapporto analizza anche i movimenti transfrontalieri. Nel 2024 l’Italia ha importato circa 7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, mentre ne ha esportate 5,1 milioni.
La maggior parte dei materiali importati è costituita da rifiuti non pericolosi destinati agli impianti produttivi e di recupero nazionali.
Le criticità ancora presenti
Nonostante l’aumento del recupero, permangono alcuni elementi critici. I rifiuti contenenti amianto sono cresciuti del 13,4%, raggiungendo circa 272 mila tonnellate. Per i fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue urbane e per alcune tipologie di rifiuti sanitari continua inoltre a essere significativo il ricorso alle operazioni di smaltimento.
Il Rapporto ISPRA rappresenta uno strumento conoscitivo a supporto delle istituzioni, utile per monitorare l’efficacia delle politiche ambientali e individuare eventuali interventi correttivi nel percorso verso un’economia sempre più circolare.










