AI Act, Rifiuti speciali, Bonus giovani, donne e Zes

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AI Act, il 2 agosto 2026 scatta la svolta

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Corroboranti in agricoltura: una risorsa naturale per proteggere le colture e ridurre il rischio chimico Propoli, caolino, lecitina ed estratti vegetali possono rafforzare le difese delle piante e sostenerne la …LEGGI TUTTO


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AI Act, Rifiuti speciali, Bonus giovani, donne e Zes

AI Act, il 2 agosto 2026 scatta la svolta

AI Act, il 2 agosto 2026 scatta la svolta: nuovi obblighi per imprese, chatbot e contenuti generati dall’IA

Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale entrerà nella sua fase più estesa. Trasparenza, marcatura dei contenuti sintetici e responsabilità editoriale saranno al centro delle nuove regole. Sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale.

Il 2 agosto 2026 rappresenterà una data decisiva per l’applicazione dell’AI Act, il regolamento europeo che disciplina lo sviluppo e l’utilizzo responsabile dei sistemi di intelligenza artificiale.

Alcune disposizioni sono già operative. Da febbraio 2025 sono vietati i sistemi considerati a rischio inaccettabile, mentre dall’agosto dello stesso anno si applicano le norme relative a governance, controlli e sanzioni. La prossima scadenza, tuttavia, coinvolgerà una platea molto più ampia di imprese, professionisti e fornitori tecnologici.

Secondo Matteo Molesti, partner di Elexia Avvocati & Commercialisti, il 2 agosto segnerà una vera «data di discontinuità», perché il regolamento UE 2024/1689 diventerà pienamente applicabile nelle sue disposizioni principali. Ulteriori adempimenti entreranno poi in vigore nel 2027 e nel 2028.

Il diritto di sapere quando interviene l’intelligenza artificiale

Uno degli elementi centrali della nuova disciplina è l’obbligo di trasparenza previsto dall’articolo 50 dell’AI Act.

Il principio di fondo è semplice: ogni persona deve poter comprendere chiaramente se sta interagendo con un essere umano oppure con un sistema artificiale e se un testo, un’immagine, un audio o un video siano stati generati o modificati attraverso l’intelligenza artificiale.

Anna Cataleta, giurista e consulente P4I, sottolinea che proprio gli obblighi di trasparenza potrebbero produrre l’impatto più significativo sulle imprese.

Chatbot e assistenti virtuali dovranno dichiararsi

Le aziende che offrono sistemi progettati per interagire direttamente con le persone dovranno assicurarsi che la natura artificiale dell’interazione sia immediatamente riconoscibile.

La regola riguarderà chatbot, assistenti virtuali, sistemi vocali, servizi automatizzati di assistenza clienti, agenti per le prenotazioni e strumenti utilizzati nelle prime fasi dei processi commerciali.

L’obbligo potrà non essere necessario quando l’uso dell’intelligenza artificiale risulti già evidente dal contesto. Negli altri casi, le imprese dovranno intervenire su schermate, interfacce, messaggi vocali e percorsi di navigazione.

Contenuti sintetici, arriva l’obbligo di marcatura

Anche i fornitori di sistemi che generano testi, immagini, audio e video dovranno adottare strumenti che permettano di identificare i contenuti come artificiali o manipolati.

La marcatura dovrà essere leggibile dai sistemi informatici e tecnicamente riconoscibile, nei limiti della fattibilità. Per le soluzioni già presenti sul mercato prima del 2 agosto 2026, il testo indica un periodo aggiuntivo per l’adeguamento, fino al 2 dicembre.

Le imprese che sviluppano o integrano strumenti di IA dovranno quindi verificare quali sistemi di marcatura siano messi a disposizione dai propri fornitori e quanto tali informazioni rimangano riconoscibili dopo eventuali modifiche, esportazioni o rielaborazioni del contenuto.

Deepfake e informazione, responsabilità più chiare

Obblighi più stringenti sono previsti per i cosiddetti deepfake, cioè immagini, registrazioni audio o video generati o modificati artificialmente in modo realistico.

Chi utilizza questi sistemi dovrà dichiarare che il contenuto è stato creato o alterato attraverso l’intelligenza artificiale. Sono previste alcune eccezioni per opere artistiche, satiriche, creative o di fantasia.

Una disciplina specifica riguarda inoltre i testi generati dall’IA e pubblicati con lo scopo di informare il pubblico su temi di interesse generale. In questi casi l’utilizzo dell’intelligenza artificiale dovrà essere dichiarato, a meno che il contenuto non sia stato sottoposto a un controllo umano o editoriale e una persona fisica o giuridica se ne assuma la responsabilità.

L’obiettivo non è vietare l’impiego della tecnologia, ma rendere identificabile la catena delle responsabilità: chi genera il contenuto, chi lo controlla, chi lo approva e chi risponde di eventuali errori.

Riconoscimento delle emozioni e dati biometrici

Le nuove regole interessano anche i sistemi di riconoscimento delle emozioni e di categorizzazione biometrica, utilizzati, per esempio, nel marketing, nella sicurezza o nell’analisi del comportamento.

Le persone sottoposte a tali strumenti dovranno essere informate del loro utilizzo. Il trattamento dei dati dovrà inoltre rispettare la normativa europea sulla protezione della privacy.

Gli effetti riguarderanno diversi contesti: luoghi di lavoro, negozi, eventi, servizi aperti al pubblico e attività di sicurezza privata.

Sanzioni fino al 3% del fatturato mondiale

La mancata osservanza degli obblighi può comportare sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato annuo mondiale dell’impresa, applicando l’importo più elevato. Per le piccole e medie imprese sono previste soglie ridotte.

I rischi, tuttavia, non si limitano alle multe. Molesti richiama il caso di professionisti sanzionati dopo aver depositato documenti contenenti errori prodotti dall’intelligenza artificiale.

Il livello di preparazione delle organizzazioni appare ancora disomogeneo. Le realtà più strutturate hanno già iniziato a mappare i sistemi utilizzati, definire policy interne e introdurre procedure di controllo. Molte piccole imprese e numerosi professionisti, invece, non dispongono ancora di una ricognizione completa degli strumenti adottati né delle competenze necessarie per gestirne rischi e responsabilità.

Con l’avvicinarsi del 2 agosto 2026, la priorità per le imprese sarà quindi capire dove viene impiegata l’intelligenza artificiale, verificare gli obblighi applicabili e assegnare responsabilità precise per il controllo dei sistemi e dei contenuti.


In conclusione, l’entrata in vigore di queste norme rappresenta un cambiamento significativo per le aziende: dal 2 agosto 2026 l’AI non sarà più uno strumento utilizzato senza supervisione, entrerà in una fase di maturità caratterizzata da un sistema regolativo e di monitoraggio costante.

CERTIFICAZIONI ACCREDITATE SISTEMI DI GESTIONE

Dal documento INAIL Accredia: L’EFFICACIA DELLE CERTIFICAZIONI ACCREDITATE PER I SISTEMI DI GESTIONE PER LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO. Norme tecniche, regolamenti, sostegno e rilevazione dei risultati: dall’attualità alle prospettive.

La prevenzione è certamente il filone di intervento principale sul quale continuare a investire per ridurre frequenza e gravità degli infortuni e delle malattie professionali. L’operato governativo e istituzionale complessivo, in particolare quello dell’Inail, è votato a questa strategia di azione verso la quale si intende ulteriormente rafforzare l’impegno, sia attraverso la diffusione della cultura della sicurezza, sia attraverso il sostegno economico alle aziende.

Per conseguire tale obiettivo risulta indispensabile attivare azioni conoscitive e di monitoraggio volte a definire l’efficacia delle iniziative messe in atto e degli investimenti posti in essere. Per questo, l’analisi oggetto di questo lavoro, frutto della intensa collaborazione tra l’Istituto e Accredia per confrontare i dati infortunistici delle aziende con Sistemi di Gestione della Salute e Sicurezza sul Lavoro (SGSL) certificati con quelli delle altre aziende, non appare solo opportuna ma utile e necessaria.

Peraltro, è di assoluto rilievo il fatto che essa si ripeta periodicamente in modo che si possano monitorare i risultati di tale confronto al mutare delle condizioni al contorno, come ad esempio la revisione delle norme tecniche di riferimento, dei regolamenti di certificazione ed accreditamento, dei sistemi produttivi nonché della
platea delle aziende certificate.

Questo studio, che replica il precedente pubblicato nel 2018, rinnova l’evidenza di una significativa riduzione della frequenza e della gravità degli infortuni nelle aziende con SGSL certificato.

Gli infortuni sul lavoro continuano a essere tragico argomento di cronaca.

La normativa sui “sistemi di gestione della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro” (gli SGSL) e sui “modelli organizzativi” (i MOG) va giudicata – oggettivamente – di alta
qualità. Gli interventi per mitigare i livelli del rischio lavorativo difficilmente possono perciò ricavare effetto da una revisione delle norme. Diverse debbono essere le leve
operative di azione.

I risultati della ricerca – realizzata utilizzando un insieme di circa 26.000 imprese certificate, un “corrispondente” insieme di non-certificate, e la serie storica degli infortuni accaduti nel periodo 2017-2021 (adeguatamente depurata di outlier) – indicano linee strategiche, utili da considerare e generalizzare.

Il ruolo della certificazione sotto accreditamento dei SGSL e dei MOG risalta come fattore rilevante per mitigare il rischio.

L’“indice di frequenza” degli infortuni si riduce per le imprese certificate rispetto alle non-certificate da un minimo del 14% a un massimo del 41% (differenziando per “tipo di attività economica”); sempre in riduzione è l’“indice di gravità” dell’infortunio: da un minimo del 13% a un massimo del 39%.

Oltreché per l’indiscutibile valenza etica, il risultato ha peso anche economico: per quelli che nella ricerca sono definiti «costi indiretti scaturiti dal manifestarsi dell’evento lesivo».
E suggerisce importante una indicazione di metodo: la certificazione – se ben realizzata – può avere il ruolo di prezioso sostegno, per dare concreta efficacia alla ottemperanza delle norme.

Sarebbe opportuno arricchire il metodo inventando – attuando – strumenti di “spinta gentile” (il nudge) per l’indurre a certificarsi.

AI ACT

Nella ricerca si trova – emblematicamente – il riferimento al «nuovo Regolamento europeo sulla sicurezza delle macchine» e all’«AI ACT». Si va definendo importante il ruolo della valutazione di conformità dei sistemi di Artificial Intelligence (l’AI). Sull’AI, ACCREDIA ha avviato un progetto di ricerca (in collaborazione col Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica, il CINI), per dare procedimenti concreti – operazionali – all’azione di accreditamento.

L’esigenza di concretezza è indotta dalle forme differenziate che l’AI assume nei diversi ambiti di applicazione, coinvolgendo non soltanto il giudizio sul “macchinario”, ma anche sul processo che vede implicati i dati (portatori di informazione al macchinario) e richiede il giudizio di data selection e data quality. Nelle attività di prospettiva (in ispecie sull’AI) torna con rinnovata rilevanza l’impegno a una certificazione che sia anche “di sostegno” verso l’impresa, e perciò sostenuta da efficaci piani di formazione.

CERTIFICAZIONI ACCREDITATE SISTEMI DI GESTIONE. L’EFFICACIA SISTEMI DI GESTIONE PER LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO.
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