Settore elettrico: emissioni di CO2

Elettricità, ISPRA: emissioni quasi dimezzate dal 1990, ma nel 2025 tornano a crescere.

Le rinnovabili coprono circa la metà della produzione nazionale. Il calo dell’idroelettrico e il maggiore ricorso al gas fanno però aumentare emissioni e intensità carbonica del sistema elettrico.

Il settore elettrico italiano ha ridotto drasticamente il proprio impatto sul clima negli ultimi 35 anni, ma nel 2025 ha registrato una nuova inversione di tendenza. Secondo il Rapporto ISPRA 430/2026, le emissioni di anidride carbonica legate alla produzione di energia elettrica sono diminuite del 48,8% rispetto al 1990, nonostante nello stesso periodo la produzione elettrica lorda sia cresciuta del 28,2%.

La stima preliminare per il 2025 indica però emissioni complessive del settore pari a 70,8 milioni di tonnellate di CO₂, il 4,3% in più rispetto all’anno precedente. Di queste, 58,6 milioni di tonnellate derivano dalla produzione elettrica e 12,1 milioni dalla produzione di calore.

A pesare è soprattutto il gas naturale, responsabile del 79,2% delle emissioni di CO₂ del comparto. L’aumento del 2025 è collegato alla maggiore produzione da gas, resa necessaria dalla contrazione dell’energia idroelettrica, solo parzialmente compensata dalla crescita del fotovoltaico.

Rinnovabili vicine al 50%

Nel 2024 le fonti rinnovabili hanno raggiunto il 49,9% della produzione elettrica nazionale. Per il 2025, i dati preliminari indicano invece una discesa della quota intorno al 48%.

Nonostante la frenata più recente, la trasformazione del mix energetico ha permesso un forte disaccoppiamento tra produzione di elettricità ed emissioni. Dal 1990 al 2025, infatti, la produzione elettrica lorda è aumentata di 61,1 terawattora, mentre le emissioni sono diminuite di 55,8 milioni di tonnellate.

Il fattore di emissione della produzione elettrica, che misura la quantità di CO₂ generata per ogni chilowattora, è passato da 536,8 grammi nel 1990 a 209,4 grammi nel 2024. Nel 2025 è però risalito a 213,8 grammi per chilowattora, con un incremento del 2,1%.

Anche il fattore relativo ai consumi elettrici è aumentato: dai 192,6 grammi di CO₂ per chilowattora del 2024 ai 199,6 grammi stimati nel 2025, pari a una crescita del 3,6%.

Forti differenze tra le Regioni

Il rapporto evidenzia una marcata eterogeneità territoriale, determinata dal mix energetico utilizzato nelle singole Regioni e dagli scambi di elettricità con le altre aree del Paese e con l’estero.

Nel 2024 il fattore di emissione della produzione elettrica regionale variava dai 5,2 grammi di CO₂ per chilowattora della Valle d’Aosta ai 429 grammi della Sardegna, a fronte di una media nazionale di 209,4 grammi.

Considerando anche le emissioni indirette associate all’elettricità importata, il fattore relativo ai consumi oscillava tra 6,4 e 519,2 grammi per chilowattora nelle stesse due Regioni.

Idroelettrico penalizzato dalla minore disponibilità d’acqua

ISPRA richiama inoltre l’attenzione sul progressivo calo della produttività degli impianti idroelettrici. La media delle ore equivalenti di funzionamento registrata tra il 1995 e il 2024 risulta inferiore del 36% rispetto al periodo 1931-1960.

La crescente distanza tra la produzione teoricamente ottenibile e quella effettivamente realizzata potrebbe rappresentare, secondo l’Istituto, un indicatore della diminuzione della disponibilità idrica.

Fotovoltaico ed eolico: l’impatto sul territorio

Il rapporto analizza anche l’occupazione di suolo associata alla transizione energetica. Nel 2024 gli impianti fotovoltaici a terra occupavano tra 176,9 e 188,4 chilometri quadrati, circa lo 0,06% del territorio nazionale.

Rispetto all’anno precedente, il nuovo consumo di suolo è stato di circa 17 chilometri quadrati, a fronte dell’installazione di 2,3 gigawatt di nuova potenza fotovoltaica a terra.

In base agli obiettivi previsti per il 2030, la superficie complessivamente coperta dai pannelli potrebbe salire a un valore compreso tra 283 e 321 chilometri quadrati, poco più dello 0,1% del territorio italiano.

Per l’eolico, l’area complessiva interessata dai parchi è molto più ampia, ma il terreno occupato permanentemente da turbine, strade e infrastrutture resta inferiore al 5%. Con il raggiungimento dell’obiettivo di circa 26 gigawatt di capacità eolica terrestre entro il 2030, l’occupazione permanente potrebbe attestarsi tra 178 e 416 chilometri quadrati.

Il quadro delineato da ISPRA conferma quindi i progressi strutturali compiuti dal sistema elettrico italiano, ma mostra anche la sua vulnerabilità alle variazioni della produzione idroelettrica. Per riprendere il percorso di riduzione delle emissioni sarà necessario accelerare la crescita delle fonti rinnovabili, delle infrastrutture di accumulo e dell’efficienza energetica.

Fonte ISPRA

Settore elettrico: emissioni di CO2 e altri impatti. Edizione 2026 Le rinnovabili coprono circa la metà della produzione nazionale
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