Inchiesta-RLS ruolo dei RLS
Inchiesta-RLS – indagine campionaria sul ruolo dei RLS a livello aziendale, territoriale e di sito produttivo. Prime evidenze. INAIL 2026
La ricerca, coordinata dal Politecnico di Milano, con Fondazione Di Vittorio, IAL, EU.R.E.S. e il coinvolgimento di Cgil, Cisl e Uil nazionali, mira a costruire un sistema di conoscenze sul ruolo dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza e sul contributo ai sistemi di prevenzione. L’indagine approfondisce attività svolte, relazioni con gli altri attori e fattori che influenzano l’efficacia dell’azione rappresentativa, considerando anche le trasformazioni organizzative e tecnologiche contemporanee. In quest’ottica, la partecipazione dei lavoratori viene considerata sia nella sua forma diretta sia mediata dalla rappresentanza, come componenti complementari dei modelli di prevenzione partecipata.
Sicurezza sul lavoro, l’indagine Inail sul ruolo degli RLS: partecipazione ancora disomogenea nelle imprese
Le prime evidenze del progetto “Inchiesta-RLS” mostrano un sistema polarizzato: il 36% delle aziende adotta un modello virtuoso, mentre nel 38% dei casi la prevenzione risulta poco matura e il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori resta limitato. Stress lavoro-correlato e rischi ergonomici tra le principali criticità segnalate.
L’Inail ha pubblicato le prime evidenze dell’indagine campionaria dedicata al ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza a livello aziendale, territoriale e di sito produttivo.
Il progetto, coordinato dal Politecnico di Milano e realizzato con Fondazione Di Vittorio, Ial Nazionale, Eures e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, analizza il contributo di RLS, RLST e RLSSP al miglioramento dei sistemi di prevenzione e delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro.
Un sistema diviso tra modelli virtuosi e situazioni bloccate
L’indagine quantitativa ha coinvolto 1.024 RLS aziendali attivi in imprese private e istituzioni pubbliche con almeno dieci addetti.
Dai risultati emerge una situazione fortemente differenziata:
- il 36% delle aziende presenta un modello definito “virtuoso”, caratterizzato da sistemi di prevenzione maturi e da un’elevata partecipazione degli RLS;
- il 38% rientra invece in un modello “bloccato”, con una bassa maturità dei sistemi di prevenzione e uno scarso coinvolgimento dei rappresentanti;
- il 15% mostra un modello “incompiuto”, nel quale la partecipazione del RLS è elevata, ma il sistema aziendale di prevenzione è ancora poco strutturato;
- il 10,5% presenta un modello “divergente”, con sistemi organizzativi maturi ma una partecipazione limitata degli RLS.
Lo studio evidenzia inoltre che il coinvolgimento dei rappresentanti nella valutazione dei rischi è spesso ancora superficiale o tardivo e riguarda circa la metà delle imprese analizzate.
Stress e rischi ergonomici al primo posto
Tra i rischi maggiormente percepiti dagli RLS figura lo stress lavoro-correlato, seguito dai rischi biomeccanici ed ergonomici e dai rischi fisici.
La percezione cresce soprattutto nelle aziende di grandi dimensioni e nei settori caratterizzati da una maggiore complessità organizzativa, come sanità, trasporti e attività finanziarie.
Secondo l’indagine, la valutazione dei rischi considera con maggiore frequenza gravidanza e disabilità, mentre risultano meno analizzati fattori come età, genere, tipologia contrattuale e provenienza geografica dei lavoratori.
Digitalizzazione: più controllo e ritmi di lavoro più intensi
Un altro tema centrale riguarda l’impiego delle tecnologie digitali.
Per molti RLS, i dispositivi e i sistemi digitali vengono utilizzati soprattutto per il monitoraggio delle attività e per l’assegnazione automatica di compiti e turni. La digitalizzazione può quindi tradursi in un aumento della velocità e dei ritmi di lavoro, oltre che in una maggiore percezione di controllo, in particolare nelle organizzazioni più grandi.
Accesso alle informazioni e formazione tra le priorità
Per rafforzare il ruolo degli RLS, la ricerca individua alcune priorità:
- garantire un accesso più completo e tempestivo ai dati sulla prevenzione, sugli infortuni e sulle malattie professionali;
- aumentare la consapevolezza dei lavoratori rispetto ai rischi;
- ampliare la formazione oltre gli obblighi normativi;
- sviluppare competenze sui rischi psicosociali e sulla misurazione dei carichi di lavoro;
- migliorare le procedure aziendali di segnalazione e risposta.
La formazione in presenza viene indicata dagli intervistati come preferibile rispetto alla videoconferenza e all’e-learning.
RLST e imprese di minori dimensioni
L’indagine ha coinvolto anche 174 rappresentanti territoriali dei lavoratori per la sicurezza, attivi soprattutto nei comparti artigiano ed edile.
Nelle imprese seguite dagli RLST, la gestione della sicurezza risulta generalmente meno strutturata: sono poco diffusi i sistemi di gestione certificati, l’analisi degli eventi è spesso sporadica e la formazione tende a limitarsi agli adempimenti obbligatori.
Il ruolo degli RLST assume quindi particolare importanza nei contesti produttivi frammentati e nelle micro e piccole imprese, ma necessita di un maggiore riconoscimento e di un coordinamento più efficace con gli organismi paritetici e con gli altri attori della prevenzione.
Le conclusioni dell’indagine
Secondo l’Inail, sistemi di prevenzione realmente efficaci richiedono partecipazione, collaborazione e un coinvolgimento sostanziale dei rappresentanti dei lavoratori lungo tutta la filiera produttiva.
Tra le principali leve di miglioramento figurano la formazione continua, il rafforzamento operativo degli RLS, il dialogo sociale, l’impiego consapevole dei dati e un maggiore raccordo tra imprese, istituzioni, ricerca e parti sociali.











