Il clima nei capoluoghi delle regioni italiane
Negli ultimi decenni si sono osservate anomalie termiche positive senza precedenti a scala globale, europea e nazionale. Oltre a un aumento significativo dei valori medi di temperatura, è evidente anche un incremento della frequenza, durata e intensità degli estremi.
Gli ambienti urbani mostrano una maggiore vulnerabilità agli impatti del cambiamento climatico a causa dell’elevata densità di popolazione, della complessità delle infrastrutture e della concentrazione delle attività socio‑economiche, che amplificano l’esposizione e la sensibilità allo stress termico, agli estremi idrometeorologici e ai rischi concatenati associati.
indica che il 2025 si colloca al terzo posto fra i più caldi della serie storica (dal 1940), dopo il 2023 e il 2024.
Inoltre, la frequenza e l’intensità degli eventi estremi risultano in costante aumento in diverse aree del pianeta, causando impatti significativi sulla salute umana, la sicurezza alimentare, la disponibilità delle risorse idriche e sugli ecosistemi (IPCC, 2021).
L’Europa, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso ha registrato un tasso di aumento della temperatura doppio rispetto a quello della temperatura media globale, diventando il continente con il riscaldamento più rapido.
Condizioni di caldo estremo e prolungato hanno investito frequentemente l’Europa (Lorenz et al., 2019; Gouveia et al., 2022), causando gravi impatti sulla popolazione , con un elevato numero di decessi (Robine et al., 2008; Ballester et al., 2023). Le piogge torrenziali hanno causato inondazioni catastrofiche in diverse regioni negli anni recenti. Allo stesso tempo, per l’Europa meridionale e in particolare per la regione del Mediterraneo, si prevede una diminuzione significativa delle precipitazioni e un aumento dei periodi di siccità più severi (IPCC, 2022).










