L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ( ISPRA), insieme alle 21 Agenzie Regionali (ARPA) e Provinciali (APPA) per la protezione dell'ambiente, a partire dal 14 gennaio 2017 fa parte del Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell'Ambiente (SNPA), istituito con la Legge 28 giugno 2016, n.13

Il clima nei capoluoghi delle regioni italiane

Negli ultimi decenni si sono osservate anomalie termiche positive senza precedenti a scala globale, europea e nazionale. Oltre a un aumento significativo dei valori medi di temperatura, è evidente anche un incremento della frequenza, durata e intensità degli estremi.

Gli ambienti urbani mostrano una maggiore vulnerabilità agli impatti del cambiamento climatico a causa dell’elevata densità di popolazione, della complessità delle infrastrutture e della concentrazione delle attività socio‑economiche, che amplificano l’esposizione e la sensibilità allo stress termico, agli estremi idrometeorologici e ai rischi concatenati associati.

Questo rapporto fornisce una valutazione del regime climatico dei capoluoghi italiani nel più recente periodo climatologico di riferimento (1991–2020). L’analisi considera inoltre l’andamento a lungo termine e la variabilità della temperatura e di un insieme di indici relativi agli estremi climatici. Questi elementi rappresentano informazioni di base fondamentali per quantificare gli impatti settoriali, valutare le vulnerabilità dei sistemi e supportare lo sviluppo di strategie di adattamento robuste e basate su evidenze scientifiche, finalizzate a rafforzare la resilienza climatica urbana in un contesto di cambiamento climatico in corso e atteso.
ISPRA Stato dell’Ambiente 103/2026 978-88-448-1299-7
Nel contesto dell’attuale crisi climatica, gli anni recenti sono stati particolarmente rilevanti. Il riscaldamento globale ha raggiunto valori senza precedenti: il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato sulla Terrae gli ultimi anni sono stati caratterizzati dalle temperature medie più elevate dall’inizio delle osservazioni (WMO,2025). La stima ottenuta dal fifth generation ECMWF reanalysis dataset (ERA5) disponibile nel Copernicus Climate Change Service (C3S).

indica che il 2025 si colloca al terzo posto fra i più caldi della serie storica (dal 1940), dopo il 2023 e il 2024.

Inoltre, la frequenza e l’intensità degli eventi estremi risultano in costante aumento in diverse aree del pianeta, causando impatti significativi sulla salute umana, la sicurezza alimentare, la disponibilità delle risorse idriche e sugli ecosistemi (IPCC, 2021).

L’Europa, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso ha registrato un tasso di aumento della temperatura doppio rispetto a quello della temperatura media globale, diventando il continente con il riscaldamento più rapido.

Condizioni di caldo estremo e prolungato hanno investito frequentemente l’Europa (Lorenz et al., 2019; Gouveia et al., 2022), causando gravi impatti sulla popolazione , con un elevato numero di decessi (Robine et al., 2008; Ballester et al., 2023). Le piogge torrenziali hanno causato inondazioni catastrofiche in diverse regioni negli anni recenti. Allo stesso tempo, per l’Europa meridionale e in particolare per la regione del Mediterraneo, si prevede una diminuzione significativa delle precipitazioni e un aumento dei periodi di siccità più severi (IPCC, 2022).

Sicurezza, Qualità, GDPR, HACCP, Medicina del lavoro, E-learning, Videoconferenza, Qualifica Fornitori, CRM...