i biostimolanti sono prodotti contenenti materiale organico impiegati per incrementare la resa e la qualità dei prodotti agricoli, stimolando l’efficienza d’uso...

Biostimolanti nello sviluppo di sistemi agricoli sostenibili

Biostimolanti, una risorsa per un’agricoltura più sostenibile

Una pubblicazione Inail del 2026 approfondisce il ruolo dei biostimolanti nel migliorare l’efficienza delle colture, ridurre l’impatto ambientale e favorire la salute del suolo. Un caso studio realizzato con il CREA mostra risultati positivi su radicchio e finocchio biologici.

La fertilizzazione è uno dei pilastri della produzione agricola, ma l’impiego intensivo di fertilizzanti chimici di sintesi può contribuire a fenomeni come eutrofizzazione, degradazione del suolo, perdita di biodiversità microbica ed emissioni di gas serra. In questo scenario, i biostimolanti rappresentano uno degli strumenti disponibili per rendere le produzioni agricole più sostenibili.

Secondo la pubblicazione Inail Ruolo dei biostimolanti nello sviluppo di sistemi agricoli sostenibili, questi prodotti possono contenere, tra gli altri componenti, aminoacidi, peptidi, vitamine, acidi umici, estratti di alghe e microrganismi. La loro funzione è stimolare i processi naturali della pianta, migliorando l’efficienza nell’uso dei nutrienti, la qualità delle produzioni e la tolleranza agli stress abiotici. Non sono invece assimilabili né ai concimi tradizionali né ai prodotti fitosanitari.

Il quadro normativo europeo è definito dal Regolamento (UE) 2019/1009, che identifica il biostimolante come un prodotto fertilizzante destinato a stimolare i processi nutrizionali delle piante, con l’obiettivo di migliorarne l’efficienza nell’uso dei nutrienti, la tolleranza agli stress abiotici, le caratteristiche qualitative o la disponibilità di nutrienti nel suolo e nella rizosfera.

Dalla teoria alla sperimentazione

La pubblicazione riporta anche un caso studio condotto in collaborazione con il CREA sulla coltivazione biologica di radicchio e finocchio in serra. La sperimentazione, svolta presso le strutture CREA di Tor Mancina, ha confrontato differenti trattamenti, tra cui fertilizzante minerale, compost, letame e formulazioni arricchite con un biostimolante microbico.

I risultati hanno evidenziato che, sia nel radicchio sia nel finocchio, il trattamento con compost arricchito con biostimolante ha determinato un accrescimento significativo dell’intera pianta, un aumento della resa commerciale e un incremento della sostanza secca.

Oltre a sostenere la produttività, i biostimolanti possono contribuire a mitigare gli effetti di condizioni ambientali sfavorevoli, come temperature estreme, salinità e carenza idrica. Alcuni prodotti ad azione probiotica e prebiotica possono inoltre favorire il riequilibrio del microbiota della rizosfera e migliorare l’efficienza dell’apparato radicale.

Verso un modello integrato

La prospettiva indicata dal documento non è quella di una sostituzione totale dei fertilizzanti tradizionali, ma di una integrazione intelligente tra tecniche agronomiche consolidate e innovazioni biotecnologiche.

I biostimolanti presentano infatti anche alcuni limiti, legati in particolare alla disponibilità immediata dei nutrienti e alla standardizzazione dei prodotti. Possono però offrire vantaggi importanti in termini di salute del suolo, riduzione dell’impatto ambientale e promozione della biodiversità, contribuendo allo sviluppo di sistemi agricoli più sostenibili e alla tutela della sicurezza dei lavoratori agricoli.

Fonte: Inail, “Ruolo dei biostimolanti nello sviluppo di sistemi agricoli sostenibili”, edizione 2026, realizzata da Inail-DIT con il contributo del CREA.

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