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News: Radon negli impianti di distribuzione dell’acqua
(Categoria: Sicurezza)
Inviato da Albanese Pellegrino
15 dicembre 2017


Misure a tutela dei lavoratori

Radon negli impianti di distribuzione dell’acqua

Radon negli impianti di distribuzione dell’acquaDocumento SUVA PRO

In alcuni impianti di distribuzione dell’acqua la concentrazione di radon può raggiungere picchi elevati e anche una breve sosta può rappresentare un pericolo per la salute. Per tutelare i lavoratori dal rischio radon servono quindi misurazioni e provvedimenti adeguati. Le seguenti informazioni sono destinate ai comuni e ai gestori di impianti di distribuzione dell’acqua nonché al personale addetto alle pulizie e alla manutenzione di questi impianti.
Per il personale è pericoloso inalare il radon e i suoi prodotti di decadimento radioattivi.
Cosa è il radon Il radon è un gas nobile radioattivo proveniente dal decadimento dell’uranio, presente naturalmente nel suolo. Il radon decade a sua volta in una serie di prodotti di solidi (detti «prodotti di decadimento» o «figli»). Anch’essi sono radioattivi e aderiscono a oggetti, polveri e particelle in sospensione. Il radon è invisibile, insapore, inodore e solubile in acqua. Dopo il fumo di tabacco, è la seconda causa di cancro ai polmoni. Come penetra nell’impianto idrico Il radon penetra nell’impianto di distribuzione soprattutto attraverso l’acqua sorgiva e di falda. Qui si disperde nell’aria per degassazione, soprattutto quando la diffusione avviene in modalità turbolenta.
Dato che questi impianti sono a tenuta stagna, il radon vi re sta imprigionato all’interno. Nell’aria dell’impianto di distribuzione possono quindi formarsi concentrazioni elevate di radon e dei suoi prodotti di decadimento. Quali sono i pericoli Il radon e in particolar modo i suoi prodotti di decadimento sono pericolosi se inalati. Le radiazioni emesse da queste sostanze possono danneggiare i polmoni e provocare un cancro. Maggiore è la concentrazione nell’aria e la durata dell’esposizione, maggiore è il rischio di un tale danno. Dato che in alcuni impianti la concentrazione di radon può raggiungere livelli elevati, a volte basta poco (ad es. un’ora alla settimana) per esporsi al pericolo.
La concentrazione di radon è misurabile con dosimetri passivi o strumenti di misurazione attivi. Un’ulteriore fonte di pericolo è data dai filtri degli impianti di ventilazione e dei deumidificatori: dato che i prodotti di decadimento del radon si attaccano alle particelle in sospensione, essi vengono aspirati e si depositano sui filtri. Chi entra in contatto con questi filtri (ad es. per sostituirli) può esporsi a un rischio di contaminazione e assorbimento delle sostanze radioattive.
Misure di protezione Individuare i pericoli
Se il personale permane più di un’ora alla settimana nell’impianto (acqua sorgiva e di falda), è indispensabile eseguire un’individuazione dei pericoli. Essendo incolore, insapore e inodore l’individuo non è grado di percepire il radon. Per individuare i pericoli è quindi necessario svolgere una misurazione. Il problema dei filtri è comune a tutti gli impianti di distribuzione dell’acqua e come tale va trattato. Per proteggersi dai prodotti di decadimento radioattivi presenti nei filtri dei ventilatori e dei deumidificatori, gli addetti ai lavori devono indossare i guanti di protezione e portare una maschera antipolvere (filtro classe P3) quando maneggiano il filtro.

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